INFOGRAFICA E DINTORNI

INFORMATION GRAPHICS E COMUNICAZIONE VISIVA

Informazione. La crisi del giornalismo e il Covid-19

Informazione. La crisi del giornalismo e il Covid-19 una catastrofe mondiale
Il World Press Freedom Index, compilata da “Reporters Sans Frontières” (RSF), che valuta annualmente lo stato del giornalismo in 180 paesi, mostra che i prossimi 10 anni saranno "il decennio decisivo" per la libertà di stampa a causa della crisi che influenzano il futuro dell'informazione mondiale. La pandemia di Covid-19 evidenzia e amplifica le molteplici crisi che minacciano il diritto a informazioni libere, indipendenti, pluraliste e affidabili.
Crisi-informazione-classifica-covid-infografica
Lo stato dell'informazione 2020. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

Il decennio decisivo per l'informazione
"Il decennio decisivo" per la libertà di stampa sarà a causa delle crisi che influenzano il futuro del giornalismo: geopolitico (aggressività dei modelli autoritari), tecnologico (assenza di garanzie democratiche), democratico (polarizzazione, politiche repressive), fiducia (sospetto, persino odio verso i mezzi di informazione) ed economico (impoverimento del giornalismo di qualità). Oltre a questi cinque tipi di crisi esiste ora anche una crisi sanitaria. C'è una chiara correlazione tra il giro di vite sulla libertà di stampa durante l'epidemia di Covid-19 e il posto dei paesi nella classifica mondiale. Cina e l'Iran, focolai dell'epidemia, hanno implementato massicci meccanismi di censura. In Iraq, l'agenzia di stampa Reuters ha visto la sua licenza sospesa per tre mesi, poche ore dopo aver pubblicato un dispaccio che metteva in dubbio i dati ufficiali dei casi di coronavirus. Anche in Europa, in Ungheria il Primo Ministro Viktor Orbán ha approvato una legge nota come "coronavirus" che prevede pene detentive fino a cinque anni per chi diffonde informazioni false.

Le principali lezioni dell'edizione 2020
Nel 2020, la Norvegia mantiene il posto per il quarto anno consecutivo, mentre la Finlandia mantiene la sua seconda posizione. La Danimarca è al terzo posto, a causa di un declino in Svezia e Paesi Bassi. All'altra estremità della classifica, pochi i cambiamenti. La Corea del Nord occupa l'ultimo posto dopo il Turkmenistan, mentre l'Eritrea rimane il peggior rappresentante dell'Africa. La Malesia e le Maldive, dopo un'alternanza politica, mostrano le due migliori progressioni nella classifica guadagnando rispettivamente 22 e 19 posti. Seguono il Sudan, che ha guadagnato 16 posizioni dalla caduta di Omar al-Bashir. A parte le maggiori cadute di questa edizione, Haiti, in cui i giornalisti si ritrovano presi di mira durante le violente manifestazioni che hanno scosso il paese per due anni, ha perso 21 posti ed è ora all'83a posizione. Le altre due battute d'arresto più importanti sono in Africa: nelle Comores e in Benin, due paesi in cui sono in aumento gli attacchi all'informazione.

La classifica 2020
Classifica-2020-World-Press-Freedom-Index
La classifica dei 180 paesi. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le 5 crisi che mettono a rischio il giornalismo
Crisi geopolitica
Una delle crisi più salienti è la crisi geopolitica alimentata da regimi dittatoriali, autoritari e populisti, che stanno lavorando per sopprimere le informazioni e imporre la loro visione di un mondo senza pluralismo e giornalismo indipendente. La Cina, che cerca di imporre un "nuovo ordine mondiale di informazioni", mantiene il suo modello di iper-controllo delle informazioni: la crisi sanitaria mostra gli effetti negativi su tutto il mondo. Dopo la Cina, l'Arabia Saudita e l'Egitto sono le più grandi prigioni del mondo per i giornalisti. La Russia sta impiegando mezzi sempre più sofisticati per controllare le informazioni online, mentre l'India ha imposto al Kashmir il coprifuoco elettronico più lungo nella storia del paese. In Egitto, la diffusione di "notizie false" giustifica non solo il blocco di pagine e siti Web, ma anche il ritiro dell'accreditamento.
Crisi tecnologica
La mancanza di adeguate normative nell'era della digitalizzazione e della globalizzazione della comunicazione ha creato un vero e proprio caos informativo. Propaganda, pubblicità, voci e giornalismo sono in diretta concorrenza. Questa crescente confusione tra contenuto commerciale, politico ed editoriale sbilancia le garanzie democratiche per la libertà di opinione e di espressione. Questo contesto favorisce l'adozione di leggi pericolose che, con il pretesto di limitare la diffusione di fake, consentono una maggiore repressione del giornalismo indipendente e critico. Come Singapore, il Benin ha messo in atto una nuova legge che dovrebbe combattere la disinformazione e il crimine informatico, ma che potrebbe essere utilizzata per limitare indebitamente la libertà di informazione. La pandemia ha amplificato la diffusione di voci e informazioni false velocemente come il virus. Eserciti di troll statali in Russia, Cina, India, Filippine e Vietnam stanno usando l'arma della disinformazione sui social media.
Crisi democratica
La crisi generata dall'ostilità e persino dall'odio contro i giornalisti nelle ultime due edizioni del World Press Freedom Index, si è molto intensificata. Ciò si traduce in atti di violenza più gravi e più frequenti e un livello di paura che non è mai stato visto in alcuni paesi. Politici di spicco o il loro entourage continuano a incoraggiare apertamente l'odio contro i giornalisti. Due capi di stato eletti democraticamente, Donald Trump negli Stati Uniti e Jair Bolsonaro in Brasile, per esempio continuano a denigrare la stampa e incoraggiare l'odio nei confronti dei giornalisti. Il "gabinetto dell'odio" che circonda il presidente brasiliano pubblica attacchi su larga scala alla stampa che fa rivelazioni sulla politica del governo fin dall'inizio dell'epidemia, Jair Bolsonaro ha persino intensificato i suoi attacchi ai media, che ritiene responsabili di una "isteria" destinata a generare panico nel paese.
Crisi di fiducia
La diffidenza nei confronti dei media sospettati di diffondere informazioni con dati inaffidabili continua a crescere: il 57% delle persone interrogate nell'ultimo sondaggio globale dal Trust Barometer Edelman, ritiene che i media potrebbero divulgare fake. Indeboliti da questa crisi di fiducia, i giornalisti diventano obiettivi privilegiati della rabbia dei cittadini durante le manifestazioni che si sono moltiplicate in tutto il mondo, come in Iraq, Libano, Cile, Bolivia, Ecuador, quando non sono anche vittime della violenza della polizia come in Francia. Un altro fenomeno sempre più visibile in Europa: in Spagna, in Austria, in Italia e in Grecia, quello dei gruppi nazionalisti o attivisti di estrema destra che attaccano apertamente la stampa, mentre i talebani in Afghanistan o alcuni fondamentalisti buddisti in Birmania non esitano a imporre violentemente la loro visione del mondo sui media.
Crisi economica
In molti paesi, la trasformazione digitale sta lasciando disastri nel settore dei media. Il calo delle vendite, il crollo delle entrate pubblicitarie e l'aumento dei costi di produzione e distribuzione legati in particolare all'aumento del prezzo delle materie prime, hanno portato a ridurre gli organici delle redazioni; la stampa americana per esempio ha perso la metà dei suoi dipendenti negli ultimi 10 anni. Ciò non è privo di conseguenze sociali ed è di grande impatto sulla libertà editoriale dei media  ovunque, perché i giornali in una situazione economica indebolita hanno meno capacità di resistenza.

La crisi economica ha accentuato anche i fenomeni di concentrazione e ancor più i conflitti di interesse, che minacciano il pluralismo e l'indipendenza dell'informazione. L'acquisizione di Central European Media Enterprises (CME) in Repubblica Ceca preoccupa diversi paesi dell'Europa orientale in cui CME controlla televisioni influenti. Le conseguenze della concentrazione si fanno sentire anche in Argentina e nel continente asiatico: in Giappone, la redazione rimane molto dipendente dalla gestione del “keiretsu”, questi grandi conglomerati che favoriscono gli interessi economici a danno dell'indipendenza editoriale. A Taiwan o nelle Isole Tonga, la logica commerciale a cui le organizzazioni giornalistiche aderiscono favorisce la polarizzazione e la ricerca di sensazionalismo, che contribuisce a screditare i media e accentuare la crisi di fiducia del lettore. 
Fonte e valutazioni: Edizione 2020 del World Press Freedom Index compilata da Reporters sans frontières (RSF) 2020. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

Yamamoto, addio all'ecclettico artista giapponese

MORTE DI UN ARTISTA VISIONARIO
«L’energia umana non ha limiti».
Kansai Yamamoto, il pioniere della moda proveniente dal Sol Levante che ha segnato la storia dello stile anticonformista degli anni ’70 londinesi ci ha lasciato il 21 luglio a 76 anni per leucemia in un ospedale di Tokyo.


Nato a Yokohama nel 1944, audace e visionario cresciuto e ispirato dalle arti tradizionali del Kabuki, fu il primo artista giapponese a sfilare a 27 anni a Londra nei bollenti anni '70 e subito amato da folle di giovani per la sua genialità innata. Primo riconosciuto designer giapponese nella capitale inglese, ha inventato con il suo estro colorato lo stile e l’immagine di molti artisti-musicisti internazionali del rock come David Bowie, John Lennon, Elton John, Stevie Wonder.

QUEL LEGAME SPECIALE
Quello tra Yamamoto e David Bowie in particolare fu un sodalizio unico e diede vita all’alter ego di Bowie col personaggio di Ziggy Stardust con fantastici outfit ispirati ad una leggenda giapponese che narra il rapporto tra la divinità e un coniglio bianco, costumi poi finiti, anche per la loro originalità e bellezza, in varie mostre nel mondo fino al Victoria&Albert Museum di Londra.

La collaborazione e l'amicizia con il Duca Bianco hanno caratterizzato buona parte della sua epoca d'oro, consentendogli tra l’altro di diventare il punto di ispirazione "trasgressiva" e riferimento per altri stilisti importanti come per esempio il francese Jean-Paul Gaultier "l'enfant terrible" della moda mondiale. Di Bowie Kansai disse: "Ho trovato l'estetica e l'interesse di David nel trascendere i confini di genere in modo incredibilmente bello".




L'AUDACIA E LA SFIDA
Restano incredibili i suoi progetti creativi, ritenuti audaci pezzi d'avanguardia anche oggi e che all’epoca sfidavano le norme e la tradizione stilistica dell’abbigliamento uomo/donna e che si distinguevano con tagli originali, design accattivanti carichi di colori e motivi brillanti e sorprendenti, e che lo hanno sempre distinto dalle icone classiche minimaliste della moda giapponese.

Ha partecipato come protagonista assoluto, grazie al suo genio ecclettico e visionario, al periodo storico più anticonformista e “colorato” della seconda metà del ‘900 e ha legato il suo nome a personaggi amati e che, anche grazie alla sua creatività, sono diventati poi icone immortali.


«Ha lasciato questo mondo in pace, circondato dalle persone che amava. Per me, non era solo il personaggio eclettico e pieno d’energia che il mondo conosceva, ma anche una persona premurosa, gentile e affettuosa. Conosceva il valore della comunicazione e mi ha ricoperta d’amore per un’intera vita» Ha scritto la figlia Mirai.
Bruna Pisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

Haghia Sophia, dopo 85 anni da museo a moschea

STRATEGIE DI RICONVERSIONE
Da venerdì 24 luglio 2020 la preghiera islamica sarà fatta nella nuova Moschea Hagia Sophia a Istanbul. Alla presenza di Erdogan che dichiara che era un suo sogno di bambino e che con questo atto di rottura con l'Occidente prosegue l’opera d'islamizzazione del quadrante Medio orientale. La Moschea verrà chiusa ai visitatori cinque volte al giorno per permettere la preghiera dei fedeli, dopo aver coperto accuratamente con tendaggi tutte le immagini sacre bizantine raffiguranti i profeti la Madonna con Gesù e tutto quello che può ricordare il precedente status di Basilica cristiana. Fa inoltre preoccupare il gesto dell'imam Ali Erbas (ministro degli Affari religiosi) che è salito sul  pulpito della Moschea impugnando una spada ottomana, che potrebbe essere interpretato come una sfida ai cristiani.

La prima giornata di preghiera nella moschea con l'oscuramento dei simboli cristiani
NUMEROSE LE REAZIONI NEL MONDO
Il Patriarca di Mosca Kirill si dice preoccupato, il Papa addolorato, con l'Unesco c'è tensione essendo patrimonio mondiale, la Chiesa Protestante condanna la riconversione, i Luterani LWF "la moschea mina il significato di «uno spazio condiviso pubblicamente» che «simboleggia apertura e inclusione», In una lettera a Josep Borrell Fontelles, Alto Rappresentante della Commissione Europea, la Kek, la Conferenza delle chiese europee, ha espresso profonda preoccupazione per questa decisione.

La Grecia ha definito la mossa della Turchia una “provocazione aperta al mondo civile” e intende imporre sanzioni contro la Turchia, "perché chiunque violi il diritto internazionale deve capire che per questo comportamento delinquenziale ci sono sanzioni che fanno male (…) La questione di Hagia Sophia è una questione internazionale", senza fornire ulteriori dettagli sulla natura delle sanzioni previste sul patrimonio mondiale protetto dall’Unesco. Il patriarca greco-ortodosso ha proclamato il lutto.


Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis in una dichiarazione scritta ha espresso la condanna inequivocabile della Grecia: «La Grecia condanna fermamente la decisione della Turchia di trasformare Hagia Sophia in Moschea. Questa decisione – e di fatto a 85 anni dalla sua proclamazione a museo – offende il suo carattere universale. È una scelta che offende anche tutti coloro che riconoscono il monumento come una proprietà della cultura mondiale. E, naturalmente, non riguarda solo le relazioni della Turchia con la Grecia. Ma anche i suoi rapporti con l’Unione Europea, l’Unesco e la comunità globale nel suo complesso. È un peccato che la leadership turca, che ha lavorato per l’Alleanza delle civiltà nel 2005, stia ora scegliendo di muoversi nella direzione opposta».

Ali Erbas
Poi c'è il capitolo Israele che teme le dichiarazioni del documento del Presidente turco: “La resurrezione di Haghia Sophia – vi si legge – anticipa la liberazione di Masjid al-Aqsa [la moschea di al-Aqsa] sulle orme della volontà dei musulmani di lasciarsi alle spalle i giorni duri. La resurrezione di Haghia Sophia è la riaccensione del fuoco della speranza dei musulmani e di tutti gli oppressi, i calpestati, gli sfruttati” e ancora:
(estratto dall'articolo di Seth J. Frantzman per il Jerusalem Post)
"Collegando esplicitamente il provocatorio cambiamento di Haghia Sophia allo status di Gerusalemme, Ankara dimostra che le sue ambizioni vanno molto al di là del ripristinare le preghiere islamiche nella storica cattedrale e moschea di Istanbul: la decisione rientra in una più ampia agenda islamista che riguarda l’intera regione. AKP, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo al potere in Turchia, è radicato nella Fratellanza Musulmana e la Turchia è uno stretto alleato di Hamas a Gaza. Anche Hamas ha le sue radici nella Fratellanza Musulmana. La strategia di Ankara persegue una crescente influenza in tutta la regione grazie a gruppi e paesi che la pensano allo stesso modo, come il Qatar e il Governo di Accordo Nazionale (di Fayez al-Sarraj) in Libia.
La Turchia sta cercando di soppiantare l’Arabia Saudita, e altri paesi della regione come Egitto e Giordania, nella qualità di massimo interprete di ciò che è veramente “islamico”. In questo senso, dal punto di vista della dirigenza di Ankara i cambiamenti ad Haghia Sophia non sono altro che un passo all’interno di un più ampio programma di militarismo religioso in Medio Oriente. La Turchia ha invaso parte della Siria orientale nell’ottobre 2019, dopo aver brutalmente svuotato la regione curda di Afrin, in Siria, nel gennaio 2018. La Turchia ha poi reclutato profughi siriani per farli combattere nella guerra civile libica, nel quadro di un accordo militare e petrolifero con Tripoli. A giugno, la Turchia ha lanciato attacchi aerei in Iraq contro gruppi curdi, sostenendo di combattere il “terrorismo”. Un giorno la Turchia potrebbe mirare anche a Gerusalemme. Il discorso presidenziale su Haghia Sophia indica chiaramente che ciò rientra nella sua agenda futura".
----------------------------
Insomma l'eroe nazionale turco e statista Mustafa Kemal Atatürk e padre della Turchia moderna si rivolterà sicuramente nel suo spettacolare mausoleo di Ankara, io intanto per fortuna ho potuto vedere in un viaggio straordinario in Turchia la meraviglia di Santa Sofia e la bellezza della natura e delle straordinarie zone archeologiche uniche al mondo, popolata da persone accoglienti, colte e gentili, una splendida Turchia pre-Erdogan. 
Bruna Pisano ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiesa, in salita le nuove accuse credibili verso i preti

I DATI DEL RAPPORTO SULLE VIOLENZE DEI PRETI
"Negli Stati Uniti (Vatican news, 25.6, https://bit.ly/38u82tN) – vede la luce a fine giugno il 17° Rapporto annuale presentato dal Segretariato per la protezione dei bambini e dei giovani della Conferenza episcopale degli Stati Uniti sui casi di violenze e sull’attuazione della Carta di Dallas (varata nel 2002).
Rapporto-Stati-Uniti-chiesa-minori-accuse
 Rapporto annuale 2019 sulle denunce di violenze dei preti e dei religiosi. infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA 
Secondo la revisione condotta dalla StoneBridge Business Partners, studio legale con sede a Rochester, nello Stato di New York, e l’indagine compiuta dal Centro di ricerca per l’apostolato (CARA) della Georgetown University, nel periodo 1.7.2018-30.6.2019 le denunce rispetto all’anno precedente sono triplicate e sono state in tutto 4.434, presentate da 4.220 persone oggi adulte e da 37 minorenni.

Il rapporto afferma che il 37% delle nuove denunce sono dovute ai procedimenti giudiziari in corso, all’introduzione da parte delle diocesi (e delle eparchie) dei programmi di risarcimento per le vittime e dalle dichiarazioni di fallimento aperte da alcune diocesi. Un altro 3% deriva dalla revisione delle schede personali relative ai sacerdoti. In effetti non si tratta di casi recenti: il 57% delle nuove accuse sono relative a casi avvenuti prima del 1975, il 41% a fatti avvenuti tra il 1975 e il 1999 e un 2% a fatti avvenuti a partire dal 2000". (...) Maria Elisabetta Gandolfi

Il Regno. Documenti e Attualità
http://www.ilregno.it/

Chiesa - Protezione dei minori: ancora in salita
Le velocità diversificate nelle conferenze episcopali e il problema dei fondatori
Maria Elisabetta Gandolfi
Il periodo di lockdown e in generale l’emergenza coronavirus ha rallentato molte attività istituzionali anche nel campo della protezione dei minori. È emersa tuttavia l’esigenza di non abbassare la guardia: le violenze sono continuate e hanno trovato una formidabile via di propagazione nella Rete tramite «adescamento on-linesexting (che spesso si svolge tra coetanei), abusi sessuali in diretta, cyber-bullismo e intimidazioni». La fascia di età più colpita è quella dagli 11 ai 13 anni. (...)
http://www.ilregno.it/attualita/2020/14/chiesa-protezione-dei-minori-ancora-in-salita-maria-elisabetta-gandolfi
infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

GLI ARGOMENTI

Le 17 Terre Rare vitali per lo sviluppo della tecnologia

Molte di queste Terre furono scoperte all’inizio dell’800 quando si capì che alcuni minerali ne ospitavano altri sotto forma di ossidi con...