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La Nuova Via della Seta dagli antichi Romani ad oggi

Dalla Via della Seta alla Nuova Via della Seta. Un progetto o forse solo un sogno nel cassetto

丝绸之路 Quante volte di recente abbiamo sentito parlare di una nuova Via della Seta ‪(丝绸之路‬). È un argomento che a molti di noi riporta indietro sui sussidiari di scuola primaria, quando si potevano leggere le storie degli splendori dell'Impero romano o dei viaggi in Cina di Marco Polo con avventurosi racconti di carovane e commerci di spezie e stoffe preziose in luoghi sconosciuti e misteriosi. Ebbene si tratta dell'antico concetto di scambio commerciale e di contaminazione culturale di una strada che in passato univa l'Occidente all'Oriente ma concettualmente più ampia, diciamo pure più moderna, anche se con gli stessi obiettivi e finalità di allora.  

La Nuova Via della Seta, detta anche BELT AND ROAD INITIATIVE (BRI) oppure ONE BELT ONE ROAD (OBOR) è un piano portato alla ribalta internazionale nel 2013 dal presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping con l’intenzione di dare vita a un progetto capace di connettere il Celeste Impero a tutto il resto del mondo. Costruire una rete commerciale e infrastrutturale, che colleghi l'Asia con l'Europa e l'Africa seguendo proprio le antiche rotte commerciali terrestri della Via della Seta partendo dalla Cina attraverso l'Asia centrale, verso il Medio Oriente e fino all'Europa. Uno degli altri grandi obiettivi cinesi di questo progetto è quello di politica interna e sarebbe di incentivare lo sviluppo regionale e cercare di ridurre la disparità tra le regioni costiere e quelle interne attraverso la costruzione di opere pubbliche di grandi dimensioni con la modernizzazione delle aree interne depresse.

Nell'infografica tutti i percorsi terrestri e marittimi del progetto cinese

La Nuova Via della Seta. ©infograficapisano RIPRODUZIONE RISERVATA
 IL CORRIDOIO TRANS-CASPICO. La nuova via parte quindi dalla Cina attraversa il Kazakistan, il Mar Caspio, l'Azerbaigian e la Georgia fino all'Europa passando per la Turchia, che grazie alla sua posizione strategica tra il Caucaso e l'Asia, assicura i collegamenti di questo corridoio. Una gran parte di 4 milioni di tonnellate di merci da trasportare sul corridoio trans-caspico sarà composta da prodotti come il grano del Kazakistan. Sarà utilizzato anche per il trasporto di carbone e prodotti in metallo. Dalla Turchia saranno trasportati prodotti tessili e materiali da costruzioni. Questa via costituisce una delle principali tratte del progetto. Un'altra base del piano è la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars (BTK) che dovrebbe trasportare quasi 1 milione di passeggeri e 6,5 milioni di tonnellate di merci all'anno, prima di sbloccare un potenziale di trasporto merci fino a 50 milioni di tonnellate all'anno, quest'altro corridoio faciliterà ulteriormente il trasporto di merci e passeggeri dalla Cina all'Europa e dalla Russia all'Asia meridionale fino all'Africa

Xi Jinping Foto Imago/Xinhua/Ju Peng
GLI INVESTIMENTI. Il piano punta a coinvolgere quasi 65 Paesi che raccolgono circa il 65% della popolazione mondiale e il 40% del Pil. All'inizio la sua realizzazione il costo stimato era di oltre 900 miliardi di dollari e quindi Pechino già nel 2014 mise in campo un fondo da 40 miliardi con il Silk Road Fund, volto ad attrarre nuovi investimenti esteri (China Investment Corporation-Export and Import Bank-China Development Bank). Altri 100 miliardi di dollari verrebbero dalla Banca Asiatica d'Investimento per le Infrastrutture (Aiib), una banca di sviluppo alla quale partecipano anche vari Paesi europei. Con l'obiettivo di creare una rete di supporto economico che potrebbe facilmente allargarsi e rendere possibile uno dei più grandi investimenti infrastrutturali di sempre. 

LE TRATTE TERRESTRI E MARITTIME. Sono previsti di due percorsi commerciali uno di tipo terrestre e uno di tipo marittimo.

One Belt: Il percorso terrestre comprende tre diverse rotte che connettono la Cina con Europa, Medioriente e Sud Est Asiatico

La prima rotta: da Xi’an città situata nel centro della Cina si snoda attraverso il centro dell’Asia, ovvero nel Kazakhistan e in Russia (Mosca), fino al Mar Baltico. La seconda rotta: da Xi’an attraversa il Medio Oriente, nello specifico Islamabad (Pakistan), Teheran (Iran) e Istanbul (Turchia). La terza rotta: da Kunming attraverso il sud-est asiatico, comprendendo Thailandia e Myanmar e terminare in India.

One Road: Il percorso marittimo, diviso in due rotte che si snodano rispettivamente verso l’Oceano Indiano e verso le isole del Pacifico

La prima rotta: inizia dal porto cinese di Fuzhou e attraversa l’oceano Indiano toccando Malesia, Sri Lanka, l'Africa e il Mar Rosso arrivando in Europa nel Mar Mediterraneo come direzione Venezia e Trieste. La seconda rotta: parte sempre da Fuzhou e arriva alle isole Pacifiche attraverso il Mar della Cina.

Nave Cargo cinese

 Treni a Hefei nella Cina Orientale Xinhua/Huang Bohan da Global Times
LO STOP NELL'ANNO DELLA PANDEMIA. Molto facilmente la Cina era riuscita a coinvolgere nel progetto molti Paesi per lo più nel Sud-est asiatico e nell'Africa ma anche in Europa Centrale e Asia Centrale perfino in Europa (l’Italia ha firmato nel 2019 un Memorandum d’intesa). Poi a fine 2019/2021 con la pandemia del Covid lo scenario è cambiato. La crisi economica scaturita dai vari lockdown in molti paesi e nella stessa Cina, ha ridotto gli investimenti e quindi alcune spese sono state ridimensionate per dare la precedenza a questioni interne. 

UN SOGNO SPEZZATO? Molti debiti contratti da vari governi soprattutto nei Paesi poveri africani e nel Sud-est asiatico e le sofferenze bancarie hanno di fatto costretto la Cina a ridimensionare le ambizioni di espansionismo commerciale e a non rischiare di prestare miliardi per le infrastrutture a paesi che potrebbero non poter restituire il denaro. Molti paesi che hanno già beneficiato dei prestiti e li hanno onorati mentre altri per esempio come la Nigeria, che aspettava un finanziamento alla Bank of China di 3 miliardi di dollari per un gasdotto e che invece se lo è visto negare. Molti prestiti delle banche cinesi destinati a vari progetti della BRI in Africa sarebbero passati dagli 11 miliardi di dollari del 2017 ai 3,3 del 2020 lasciando molti piani infrastrutturali in sospeso. Una cosa è certa che il governo cinese in questo momento si è messo in modalità di attesa e per adesso non è intenzionato a fare spese investire capitali che potrebbero compromettere soprattutto gli equilibri interni del paese.

Un antico tracciato della Via della Seta
UNA LUNGA STORIA SECOLARE. La Via della Seta era l'antica via commerciale che collegava l'Oriente all'Occidente e che veniva usata per il trasporto soprattutto di merci ma anche di idee tra le due grandi civiltà quella di Roma e quella della Cina. I tessuti preziosi come le sete venivano in occidente e invece i metalli preziosi come l'oro e l'argento andavano verso la Cina, per le idee c'erano anche le religioni che arrivarono dall'Occidente come il Cristianesimo oppure il Buddismo direttamente dall'India. AD UN CERTO PUNTO della storia questa Via divenne sempre più pericolosa e poco frequentata.

All'apice dell'Impero Romano, il commercio terrestre unì molte culture dell'Europa, del Nord Africa, dell'Asia Minore, della Cina e dell'India. Con il cristianesimo e il declino dei grandi imperi il sistema di trasporto su strada cadde in declino e fu dimenticato per secoli riducendo così di molto i flussi del commercio. Un po' come oggi ma per ragioni diverse. Solo con Carlo Magno nel VIII secolo ci fu una rinascita dei percorsi delle antiche strade romane per esempio nel IX secolo i Saraceni arrivarono in Spagna attraverso questa rete e intanto anche i Vichinghi già gestivano la rotta commerciale che collegava il Mar Baltico e il Medio Oriente attraverso la Russia.

Nel XII secolo ci fu una rinascita definitiva dell'uso delle strade e dei percorsi che portavano cibo grazie anche a quelle nuove costruite che collegavano le città che nascevano in fretta in tutta Europa. Aumentarono i carri e carrozze con le ruote  e ci fu un risveglio d'interesse per i viaggi via terra con più protezioni e spesso con pedaggi e tasse destinate alla loro manutenzione. Nel XIII e XIV secolo il percorso fu ripreso sotto i Mongoli, e in quel periodo il veneziano Marco Polo lo utilizzò per recarsi in Cina come dal noto racconto in lingua franco-veneta del 1298 de IL MILIONE.

Alcune illustrazioni de Livre des merveilles du monde. I viaggi di Marco Polo, detto IL MILIONE

Resta opinione diffusa nei secoli che questo percorso attraverso le carovane terrestri fosse uno dei modi d'introduzione dei virus delle epidemie di Peste Nera che sconvolsero l'Europa nella metà del XIV secolo dove morirono quasi 20 milioni di persone desertifiando quasi il continente. Oggi ancora con la storia del Covid-19 si ripresenta il vecchio ricordo ma questa volta con altri percorsi, altre tecnologie moderne di diffusione, con la differenza che la Peste Nera uccise solo in Europa, questo virus invece ha provocato uno sterminio su tutto il pianeta. Ma questa è un'altra storia che è ancora tutta da scoprire e da scrivere per intero.

Parte della vecchia Via della Seta esiste ancora, sotto forma di un'autostrada oggi asfaltata che collega il Pakistan e la regione cinese autonoma uigura dello Xinjiang. E alla fine del racconto tutto questo progetto sarà un giorno una realtà o solo megalomanie di potenti o un semplice ma incredibile sogno da tenere ancora nel cassetto.

Il paesaggio di Tashkurgan, Kashgar ©Ratnakorn Piyasirisorost/Getty Images
La Karakoram Highway si inerpica sull’Himalaya e raggiunge il Pakistan ©Ratnakorn Piyasirisorost/Getty Images
Bruna Pisano©infograficapisano. RIPRODUZIONE RISERVATA


11 settembre. La lunga notte dell'informazione

11SETTEMBRE. LA LUNGA NOTTE DELL'INFORMAZIONE A L'ESPRESSO.
Avevamo appena chiuso il numero de l'Espresso quel pomeriggio, in anticipo come sempre, ed era tutto andato bene. Avevo spento il Mac, quando pensai di fermarmi per fare un'ultima chiamata. La voce al telefono di mio padre mi sembrò più agitata del solito. Mi descrisse una cosa in diretta mentre guardava la televisione, una cosa strana che stava accadendo proprio in quel momento. Era un'immagine in diretta dagli Stati Uniti che faceva vedere un aereo che si infilava in un grattacielo. Pensai fosse una fiction e quasi lo presi in giro, ma lui con tono molto serio quello che aveva quando intendeva "metterti al posto tuo" disse serio, «Non sembra uno sceneggiato, sembra proprio una cosa vera e poi hanno interrotto i programmi ed è una diretta sul telegiornale. Guarda che sembra proprio una cosa molto grave».

LA CHIAMATA DI EMERGENZA. Lasciai perdere la telefonata e uscendo mi chiamò il grande capo, Franco Originario. Il freddo art director della sezione dei grafici de l'Espresso, che in genere personalmente non chiamava mai e mentre se ne stava dentro il suo ufficio-bunker di vetro a controllare il servizio faceva chiamare altri. Capii che era successo davvero qualcosa. Anche lui con voce grave mi disse di tornare "immediatamente" in redazione perché il giornale doveva essere rifatto da capo. Senza particolari aggiunse di non prendere altri impegni per le ore a seguire. Pochi metri in realtà, perché la sede storica dell'Espresso di allora era in una deliziosa palazzina del '900 in Via Po quartiere Trieste di Roma ed era molto vicina allo studio. Mi precipitai francamente con un po' di ansia e capii immediatamente che doveva essere successo qualcosa di assolutamente straordinario. 

IL GHOTA. C'erano proprio tutti in redazione. Il ghota del miglior giornalismo di quell'epoca, in quel lungo corridoio del primo piano, il direttore Giulio Anselmi, Antonio Padellaro, Giampaolo Pansa, Antonio Gambino, Eugenio Scalfari, Bruno Manfellotto, Roberto Fabiani, Dante Matelli, Enrico Pedemonte, Pinna, Zaffina, Damilano, Mucchetti, Rossetti, De Nicola, c'era persino l'Ingegnere De Benedetti e tutti gli inviati in collegamento da tutte le parti del mondo, e tutti in redazione dai fattorini ai vicedirettori al fotografico e alla segreteria si accalcavano, si agitavano e discutevano davanti ai televisori che stavano mandando in onda uno speciale collegamento da New York, quando il secondo aereo improvvisamente ripreso in diretta dalle telecamere si schiantò sul secondo grattacielo. Quello del World Trade Center. Mi venne in mente che conoscevo bene quel posto perché lo avevo visitato forse l'anno prima perché ero a New York ed ero andata a trovare una mia amica svedese che lavorava in un famoso studio di avvocati statunitensi proprio in un piano di quel bellissimo grattacielo.

Rifacemmo tutto il giornale dalla prima all'ultima pagina. Una edizione speciale, con una pressione e ansia inaudita, palpabile, con le notizie che arrivavano velocemente e si accalcavano una sull'altra, si parlava di altri aerei pronti a colpire di allarmi bomba continui, non si sapeva dove avrebbero ancora colpito e quella notte sembrava non dovesse finire mai.

Tutti lavorammo fino all'alba cercando di restare lucidi e sicuramente già consapevoli che quell'11 settembre sarebbe poi diventato un fatto clamoroso che avrebbe cambiato la storia sia dell'America e anche di buona parte del resto del mondo. Abbiamo dato il massimo tutti insieme e abbiamo sentito tutti l'importanza di fare un giornale all'altezza della gravità del momento. Ci siamo riusciti perché il nostro gruppo era veramente straordinario.

 

«Stanotte i taxi solo per voi della stampa, non gira un'anima a Roma» disse l'autista che mi riportava a casa col chiarore dell'alba. Non ero stanca avevo in corpo tanto di quel caffè e di quella adrenalina che avrei potuto lavorare ancora per 10 ore. Sapevo che dopo poche ore tutto si sarebbe ripetuto e sarei dovuta ritornare di nuovo in redazione a breve. «L'accompagno a casa, basta però che non è zona San Pietro, perché l'esercito ha bloccato il Vaticano... ah Signo' stanotte hanno portato in salvo il Papa in un posto segreto, dicono che faranno salta' pure er cupolone... sti infamoni!».


Ripensai per un attimo a mio padre che mi aveva dato la notizia in diretta e che era rimasto colpito da immagini così incredibili, ma soprattutto pensai a mia madre, che sicuramente avrebbe colto l'occasione di pronunciare per l'ennesima volta la frase che più la terrorizzava da sempre e cioè «Non sarà mica che adesso scoppia di nuovo la guerra!». Una sua grande paura che l'ha accompagnata nella vita, forse perché la guerra l'aveva vissuta in prima persona, e sapeva che prima o poi per la follia di chi sta nella stanza dei bottoni o in qualche caverna un conflitto sarebbe potuto di nuovo accadere.

Nella foto la copertina dello speciale di quel giorno. Le immagini sono dell'Ansa. BrunaPisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

I top 20 influencer 2021 più pagati d'Europa

I TOP 20 INFLUENCER PIÙ PAGATI D'EUROPA. Per sapere chi sono i Top 20 influencer che guadagnano di più nel postare su Instagram contenuti relativi a aziende e società basta andare a vedere i siti specializzati, in particolare Hopper, che ogni anno aggiorna la classifica. Nonostante l'Europa rappresenti solo il 7% degli influencer mondiali, le cifre sono notevoli e sono legate soprattutto alla visibilità e alla notorietà del personaggio calcolata in rapporto al numero di follower di ciascuno. L'Africa e l'Asia insieme rappresentano il 25% della lista con un +10% rispetto al 2020. La parte da padrone la fanno gli Stati Uniti e la Gran Bretagna con il 62% di quota "mercato".

 
Anche se la parte del leone la fanno gli influencer americani il Re in assoluto resta a livello mondiale il calciatore del Portogallo Cristiano Ronaldo in cima anche alla classifica mondiale con un guadagno a post su Instagram di 1,604,000 dollari.

INFOGRAFICA DELLA RICH LIST EUROPE 2021. Sono identificati 6 "settori di competenza" dei vari personaggi TRAVEL-FASHION-SPORT-INFLUENCER-BEAUTY-FITNESS e la classifica e la classifica è ordinata per guadagno a post pubblicato su Instagram con la posizione mondiale, la nazionalità e il numero di follower su Instagram. 

I SOCIAL DOMINATI DALLE DONNE. Il 56% della professione di influencer tra beauty, fitness, fashion in giro per il mondo sono donne.

Classifica "Chi guadagna di più sui social". Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA
CHI SONO E COSA FANNO. CLASSIFICA PER IMPORTO PAGATO DALLE AZIENDE A POST SU INSTAGRAM

1) SPORT. Cristiano Ronaldo Portogallo. È ampiamente considerato come uno dei migliori giocatori di calcio di tutti i tempi, battendo più record e vincendo il Pallone d'Oro più volte. È una delle celebrità più seguite su Instagram e ha lavorato con un'ampia varietà di marchi attraverso il suo canale di social media. Gioca nella Juventus.

2) SPORT. Zlatan Ibrahimović Svezia. È un calciatore professionista svedese che gioca come attaccante per il club di Serie A del Milan e della nazionale svedese. Ibrahimović è ampiamente considerato come uno dei migliori attaccanti di tutti i tempi ed è uno dei calciatori attivi più decorati al mondo.

3) INFLUENCER. Felix Kjelberg Svezia. È una celebrità di YouTube il cui canale di commenti su commedie e videogiochi ha guadagnato oltre 110 milioni di abbonati. È stato votato più popolare Gaming Web Star ai Teen Choice Awards 2014. Nel 2016, è stato incluso nell'elenco di Time Magazine delle 100 persone più influenti del mondo.

4) FASHION. Chiara Ferragni Italia. È un'imprenditrice, designer, influencer e autrice italiana che ha collaborato con marchi di moda e bellezza attraverso il suo blog The Blonde Salad. Nel settembre 2017 è stata classificata al primo posto nella lista dei "Top Fashion Influencer" di Forbes.

5) INFLUENCER. Khaby Lame Italia. È un personaggio dei social media noto principalmente per le sue brevi scenette comiche su TikTok. Ha accumulato oltre 74 milioni di follower e oltre 1 miliardo di Mi piace sulla piattaforma, da quando ha iniziato a postare nel marzo 2020.

6) SPORT. Kevin De Bruyne Belgio. È un calciatore professionista che gioca come centrocampista per il club di Premier League Manchester City. Riconosciuto per le sue eccezionali capacità di passaggio, tiro e dribbling, è ampiamente considerato uno dei migliori giocatori al mondo e il miglior centrocampista del mondo.

7) FASHION. Gianluca Vacchi Italia. È un imprenditore, finanziere e presidente della SEA Societa Europea Autocaravan. È stato soprannominato "The Coolest Man su Instagram" documentando il suo stile di vita lussuoso e viaggiando tra i suoi 20 milioni di follower.

8) FASHION. Frederico Lucia, conosciuto professionalmente come Fedez Italia. È un rapper e cantante italiano. Nel 2013 ha vinto un MTV Award italiano nella categoria InstaVIP Award. Ha sposato la fashion designer Chiara Ferragni nel settembre 2017.

9) BEAUTY. Nikkie de Jager Olanda, meglio conosciuta con il nome del suo canale YouTube NikkieTutorials. È una truccatrice e blogger di bellezza. Ha guadagnato popolarità online nel 2015 dopo che il suo video di YouTube "The Power of Makeup" è diventato popolare e ha ispirato molti altri video di persone che mostrano i loro volti con e senza trucco.

10) TRAVEL. Murad Osmann Russia. È un fotografo con sede a Mosca. La sua serie "Follow Me To", realizzata con sua moglie Natalia Zakharova, è diventata virale nel 2012 e da allora la coppia è stata nominata come top influencer di viaggio.

11) FASHION. Mariano Di Vaio Italia. È un blogger, stilista e attore. È stato ambasciatore del marchio per Hugo Boss, Dolce & Gabbana e Calvin Klein. Il suo primo libro pubblicato è My Dream Job. Ha lanciato la sua linea di gioielli, una collezione di scarpe e una collezione di occhiali.

12) FITNESS. Anna Nystrom Svezia. È una modella di fitness e immagini di Internet di Stoccolma. Nel 2018, il suo sogno di creare il proprio marchio si è realizzato quando ha lanciato la sua azienda, Ryvelle, che progetta e produce abbigliamento sportivo.

13) BEAUTY. Bianca Classen Germania. Meglio conosciuta con il nome del suo canale YouTube BibisBeautyPalace. È una YouTuber di moda e bellezza. A luglio 2021, ha oltre 5,9 milioni di abbonati su YouTube.

14) FASHION. Giulia De Lellis Italia. È una personalità televisiva, modella e fenomeno Instagram che solo su Instagram conta quasi 5 milioni di follower. È forse meglio conosciuta per i suoi contenuti di moda eleganti e ha lavorato con una varietà di marchi italiani.

15) TRAVEL. Alex Strohl Francia. È un fotografo e autore, noto soprattutto per i suoi paesaggi e la fotografia all'aperto. Nel 2018, XXLPIX lo ha classificato al 12° posto nella lista dei "TOP100 photographers on the web".

16) FITNESS. Lazar Angelov Bulgaria. È un bodybuilder e personal trainer, che ha iniziato a gareggiare nel 2006, non portando mai a casa meno del bronzo in gara. Ha una base di fan dedicata su YouTube, dove pubblica video di formazione per oltre 650.000 abbonati.

17) INFLUENCER. Leonie Hanne Germania. È una fashion influencer, modella e lifestyle blogger. Ha collaborato con marchi tra cui Tommy Hilfiger, Dior, Cartier, BVLGARI e Tory Burch, oltre a essere protagonista di campagne globali per artisti del calibro di Louis Vuitton.

18) TRAVEL. Hannes Becker Germania. È un fotografo che concentra il suo lavoro sulla vita all'aria aperta, sui viaggi e sui paesaggi. Ha più di 1,5 milioni di follower su Instagram e ha lavorato con marchi come SanDisk, Sony e Canon.

19) FASHION. Caroline Daur Germania. È una fashion blogger e modella. Ha iniziato a bloggare di moda nel 2014, lanciando CaroDaur.com. Attraverso il suo blog, ha collaborato con aziende come Adidas, Dolce & Gabbana, Fendi o Valentino.

20) FASHION. Xenia Tchoumi Russia. È una modella, attrice, blogger, autrice e imprenditrice russo-svizzera. Durante la sua carriera ha lavorato con marchi come Chopard, L'Oreal, Moet & Chandon, Bulgari, American Express, Tom Ford e Samsung. 

Fonte dati Rich List Europe 2021. Hopper. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

Arte in Italia. Giotto e la Cappella degli Scrovegni

Quest'anno l'Unesco ha dichiarato la Cappella degli Scrovegni in Veneto Patrimonio Mondiale dell'Umanità inserendo nella Lista il "ciclo degli affreschi del Trecento padovani", dando il giusto riconoscimento a capolavori assoluti dell'arte italiana e che appartengono davvero a tutta l'umanità.

Già nel 1997 Padova aveva avuto il riconoscimento per l'Orto Botanico e oggi il Padova Urbs picta che comprende otto luoghi: la Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo agli Eremitani, il Palazzo della Ragione, la Cappella della Reggia Carrarese, il Battistero della Cattedrale, laa Basilica e Convento del Santo, l’Oratorio di San Giorgio e l’Oratorio di San Michele è inserito nella prestigiosa Lista, un percorso artistico da ammirare partendo della Cappella degli Scrovegni il capolavoro di Giotto e dal ciclo degli straordinari affreschi del Trecento.

La Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova. Veneto

GIOTTO UNA VITA UNA LEGGENDA. Si racconta che un grande Maestro di fine Duecento un certo Cimabue, rimase talmente colpito dal disegno fatto su una pietra da un pastorello al lavoro con il suo gregge tra i pascoli del Mugello in Toscana, che decise di portarlo in città nella sua bottega di artista. Quel ragazzino povero ma con un talento naturale incredibile si chiamava Giotto e che, sempre si narra, superò in breve tempo per talento il suo Maestro. Così inizia in maniera romanzata la storia di Giotto di Bordone (1267) che ha più di altri inciso e innovato la pittura italiana del suo tempo da Nord a Sud della penisola, gettando le basi evolutive per tutti gli artisti del futuro movimento chiamato Rinascimento. 

L'ASCENSORE SOCIALE. Avere un "Dono di Dio" come poteva essere il saper dipingere, disegnare, scolpire rappresentava per l'epoca una specie di ascensore sociale che permetteva di lasciarsi alle spalle delle origini umili, contadine e spesso fatte di stenti e di fame, per salire molto in alto nella vita, anche di ranghi sociali ed arrivare ad avere in breve gloria fama e ricchezze. Ma non era un regalo, dovevi sgobbare, sporcarti le mani, sudare e soprattutto studiare e spesso, se eri fortunato, facendo gavetta per anni pulendo i pennelli e rubando con gli occhi nelle botteghe di altri artisti già affermati, potevi sperare. E Giotto era un uomo talentuoso, studioso, fortunato e per questo destinato all'eternità.

La Deposizione, Cappella degli Scrovegni a Padova

I VIAGGI E LE OPPORTUNITÀ. Come tutti gli artisti dell'epoca viaggiò tantissimo in tutta Italia sempre con grandi impegni di commesse pittoriche straordinarie su cui cimentarsi e accrescere l'esperienza e la fama, da Roma ad Assisi da Bologna a Ravenna da Rimini a Firenze fino a Napoli e poi un giorno fu chiamato a Padova.  Era una città del Nord ricca e sotto il dominio di Venezia con tutta la cultura immensa e unica che poteva avere la Serenissima affacciata e dominatrice dei mari e in continua contaminazione e fusione con tutto l'Oriente vicino e lontano.

A PADOVA CON IL BLU OLTREMARE. Fu chiamato da Enrico degli Scrovegni un banchiere molto noto e ricco in città, ma che aveva un problema: la reputazione del padre. Purtroppo questi aveva la fama di essere stato un grande usuraio, al punto tale da essere inserito da Dante in un girone dell'Inferno nella sua Divina Commedia e quindi sulla bocca di tutti e questa storia andava risolta e superata. Doveva assolutamente ripristinare il buon nome e pensò di chiamare il più noto e il migliore in quel momento sulla piazza, esperto come nessun altro in affreschi e soprattutto ammirato anche per la sua grande cultura e dedizione legata al tema religioso, ai valori e alla Chiesa. 

Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova. Veneto
Giotto quindi nel 1303 a 36 anni partì da Roma con il suo bagaglio pieno di cartonincini, carte, colori, pigmenti, pennelli forse in viaggio in carrozza verso Padova, per capire qualcosa di più sulla commessa. Lo immagino lì nella stanzona bianca e spoglia che si guarda intorno e con già negli occhi e nella mente l'idea di un progetto da realizzare, era anche architetto, ma soprattutto pronto a lavorare. Pensò di raccontare la storia della Vergine e di Cristo, con una suddivisione su tre livelli sulle pareti laterali con pannelli con scene illustrate e su due pareti intere e in una il Giudizio Universale e da persona colta quale era, con una storia in sequenza ispirata da fonti agostiniane, dai vangeli apocrifi e da testi medievali. E così tre anni dopo nel 1306 la consegnò regalando uno dei suoi capolavori assoluti della storia dell'arte italiana e occidentale. 
Il Giudizio Universale dalla Cappella degli Scrovegni a Padova. Veneto
L'OPERA. Costruì le scene dei pannelli con una ricchezza di colori straordinaria e con l'uso di un pigmento in silicato di sodio e alluminio detto "blu lapislazzuli" o "blu oltremare" molto costoso, o anche un altro più economico chiamato "azzurrite" per creare sfondi meravigliosi, spazi e profondità incredibili, dove ambientare le varie scene con tantissime figure inserite in soluzioni architettoniche prospettiche intuitive ma complessivamente risolte e con situazioni naturalistiche o addirittura oniriche come l'Inferno del Giudizio Universale, ma tutto sempre con un'alta narrazione sia emotiva che drammatica.

LA COMETA DI HALLEY. In una delle scene del ciclo di affreschi, quella della rappresentazione del Presepe, Giotto dipinse nel suo cielo blu una stella Cometa, che aveva sicuramente visto, perché nel 1303 solcò veramente i cieli dell'Italia e che gli esperti identificano come la Cometa di Halley che si ripresenta ciclicamente ogni 76 anni, l'ultima che ricordiamo è quella del 1986, la prossima nel 2026. L'Agenzia Spaziale Europea ESA per esplorare il passaggio della Cometa inviò nel 1986 una sonda dal nome Missione Giotto proprio in omaggio al grande artista italiano. Il simbolo del Presepe e della Stella Cometa nasce da qui, dalla Cappella degli Scrovegni e dal genio di Giotto. E questo capolavoro che è la Cappella degli Scrovegni va quindi protetto e l'iniziativa dell'Unesco tende non solo a diffondere le bellezze nel mondo ma soprattutto a creare una rete di protezione perché tutti possano avere la possibilità di ammirare i capolavori nel tempo.

IL CAMPANILE E L'ULTIMO CANTIERE. Dopo questo capolavoro continuò per anni la sua opera ad Assisi nella chiesa della Cappella della Maddalena, poi di nuovo a Firenze nella Chiesa di Santa Croce nella Cappella Peruzzi e poi nella Cappella Bardi. Infine la Repubblica fiorentina gli conferì il progetto e la realizzazione di un gioiello di architettura che è il Campanile del Duomo di Firenze. Dopo il disegno architettonico, diresse personalmente i lavori delle fondamenta e riuscì a vederlo crescere fino al primo ordine dei rilievi ma, dopo una vita di grandi imprese artistiche e gloria sulle spalle, la sua mente si spense a 70 anni (1337) senza peraltro riuscire a vedere il suo ultimo capolavoro finito. Il magico Campanile di Giotto.

Bruna Pisano©RIPRODUZIONE RISERVATA 

Il Presepe con la stella Cometa della Cappella degli Scrovegni a Padova. Veneto
La sonda nella Missione Giotto alla scoperta di Halley. ESA

La corsa alle materie prime per la rivoluzione green

LA NUOVA CORSA ALLE MATERIE PRIME UTILI ALLA RIVOLUZIONE GREEN DELL'OCCCIDENTE. 

IL MONDO CHE VERRÀ. Tutti vogliamo usare le nuove tecnologie che dovrebbero aiutarci a vivere in un mondo più "pulito" e quindi smartphone, computer portatili e veicoli elettrici saranno sempre di più il nostro futuro. Tutta questa tecnologia del nostro nuovo mondo ha però bisogno di essere alimentato e da cosa se non da batterie ricaricabili agli ioni di litio con cui vivono le nostre tecnologie. C'è quindi una corsa all'uso di batterie ricaricabili di grandi dimensioni per immagazzinare l'elettricità generata da fonti solari ed eoliche e consegnarla ai consumatori in modo più efficiente e queste tecnologie sono percepite molto attraenti per la loro sostenibilità. Ma con il boom della richiesta per arrivare ad una "rivoluzione green", è opportuno chiedersi se l'energia che alimenta questo passaggio sia veramente tutta così "pulita" come si dice di essere.

IL COBALTO L'ORO AFRICANO. Il cobalto è un minerale fondamentale per alimentare la rivoluzione dell'energia pulita. Più del 50% della fornitura mondiale di solo cobalto si trova nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Secondo le stime del governo, il 20% del cobalto attualmente esportato dalla RDC proviene da minatori artigianali, chiamati creuseurs, che lavorano nella parte sud del Paese. Sono circa 110.000/150.000 operai che lavorano anche per grandi industrie internazionali e che scavano a mano nude o con strumenti inidonei, per estrarre rocce dai tunnel sotterranei, materiale che poi viene destinato alle fonderie, alle raffinerie e spedito ai trasformatori situati in Cina, dove viene lavorato in una varietà di prodotti chimici utilizzati nella produzione di batterie ricaricabili.

Un bambino minatore in una delle tante miniere della Repubblica Democratica del Congo.

BOOM DEI PREZZI E LAVORATORI BAMBINI. La domanda di batterie ricaricabili ha contribuito al boom dei prezzi del cobalto iniziato già nel 2017 e le miniere della RDC per far fronte alla grande richiesta hanno attivato più risorse e fatto lavorare migliaia di minatori anche in condizioni di grave rischio perché le grandi società si affidano a sub fornitori locali per la gestione del processo estrattivo e in questo passaggio che si fotografano situazioni di sfruttamento e di inquinamento ambientale. Già nel gennaio 2016, Amnesty International e African Resources Watch (Afrewatch) avevano pubblicato un Rapporto "This is What We Die For": Human Rights Abuses in the Democratic Republic of the Congo Power the Global Trade in Cobalt (This is What We Die For), che esaminava le condizioni in cui i minatori artigianali in cui erano costretti a lavorare, cercando anche di tracciare una certa modalità di condizioni ragionevoli per la tutela del lavoratori. 

IL RAPPORTO DI AMNESTY. Il Rapporto denuncò gravi violazioni dei diritti umani nelle fasi dell'estrazione, con uomini senza dispositivi di protezione o sicurezza di base come respiratori, guanti o protezioni per il viso, e soprattutto senza le protezioni legali statali in caso di malattie croniche tipiche degli estrattori come: malattie respiratorie gravi e potenzialmente fatali a causa dell'esposizione prolungata a polveri contenenti metalli, oltre alla grave scoperta di bambini di 7 anni al lavoro di ricerca di rocce contenenti cobalto. Il Rapporto chiese a 26 imprese minerarie presenti una DUE DILIGENCE sui diritti umani e per sapere la provenienza del loro cobalto e le vere condizioni in cui era stato estratto e commercializzato. Amnesty International concluse che le 26 società sulle condizioni richieste non erano state in grado di dare risposte esaurienti, e soprattutto poca trasparenza sulla provenienza del cobalto estratto.

Children sort rocks containing cobalt ore by hand, March 2017 © Amnesty International/Afrewatch
Nel 2018, Time to Recharge riesaminò la situazione dell'estrazione di cobalto in Africa e notificò alcuni miglioramenti sull'identificazione, la prevenzione, la gestione e la contabilizzazione delle violazioni dei diritti umani nelle loro catene di approvvigionamento, senza però aver risolto il problema della presenza di minori in condizioni pericolose in violazione del diritto internazionale.

Il Rapporto analizzò di nuovo le 29 società già precedetemente messe sotto esame dal Rapporto 2016: la Huayou Cobalt (la fonderia e la catena di approvvigionamento) e le 28 società a valle. Le società a valle includono società di elettronica rivolte ai consumatori come Apple Inc. (Apple), Huawei Technologies Co., Ltd (Huawei) e Microsoft Corporation (Microsoft); case automobilistiche, tra cui BMW Group (BMW), Daimler AG (Daimler) e Tesla Inc. (Tesla); produttori di celle per batterie come Samsung SDI Co., Ltd (Samsung SDI) e LG Chem Ltd. (LG Chem); e produttori di catodi come L & F Co., Ltd (L&F). Oltre a 5 case automobilistiche (BMW, Fiat-Chrysler Automobiles NV (Fiat-Chrysler) General Motors Co. ( General Motors), Renault Group (Renault) e Tesla). 

Il rapporto Amnesty concluse che sì ci sono stati dei progressi da parte di alcune aziende, troppe però non riescono ancora a rispettare gli standard internazionali e non vengono divulgati i rischi e gli abusi dei diritti umani nelle proprie catene di approvvigionamento e quindi è praticamente impossibile valutare l'efficacia delle azioni aziendali per rispettare i diritti umani.

Minatori nella Repubblica Democratica del Congo. Foto Reuters
LA NUOVA CORSA ALL'ORO. Nell'infografica che segue gli interessanti passaggi dalle miniere di estrazione delle materie prime concentrati nella Repubblica Democratica del Congo e comunque in Africa verso la Cina e dalla Cina nel mercati occidentali europei e americani. Le principali imprese estrattive sono cinesi, americane e coreane. "Con le società minerarie che fanno a gara per aggiudicarsi licenze di esplorazione e terreni da sfruttare. Dal Niger alla Costa d’Avorio, dalla Repubblica Democratica del Congo alla Tanzania, il Malawi, il Mozambico fino alla Namibia, la domanda di metalli per lo sviluppo delle “tecnologie pulite” sta aprendo nuove frontiere all’industria mineraria. Tutti a caccia di cobalto, grafite, litio, neodimio, niobio, praseodimio, terre rare".

La nuova corsa all'oro. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA
LA STRATEGIA DELLE BATTERIE. Il principale destinatario delle materie prime africane come si vede dall'infografica è la Cina in particolare per le auto elettriche che sono nel piano per lo sviluppo Made in China del 2025. Nel 2015 la Cina ha superato gli Stati Uniti nel mercato dell’automotive e dal 2017 ha anche il primato delle vendite di auto elettriche e ibride con oltre un milione di unità, grazie a tutti quegli incentivi governativi per la riconversione del parco automobilistico. L'obiettivo è la supremazia mondiale del mercato dei veicoli elettrici con 5 milioni di auto sulle strade e le batterie elettriche per veicoli quindi rappresentano la base per questo progetto. Finora il mercato è stato dominato dalla giapponese Panasonic e dalla coreana Lg. La Panasonic è il primo al mondo nelle batterie per auto elettriche, e sta costruendo il mega stabilimento di Tesla in Nevada, la Gigafactory, ma i cinesi pensano in grande e ipotizzano le forniture attraverso la via della seta di conquistare i mercati europei e in un secondo tempo imporsi sul mercato americano.

L'impresa cinese Catl è valutata 20 miliardi di dollari e ha un nuovo stabilimento che quintuplicherà la produzione facendola salire al primo posto nella classifica mondiale tra i produttori di batterie elettriche, prima di Tesla e la Byd (Build your dreams) specializzata nella produzione di batterie per bus e scuolabus. E prima ancora delle coreane Lg Chem e Samsung Sdi. 

Oltre ai sussidi governativi all’industria e alle barriere d’ingresso per le aziende straniere, il vantaggio dei produttori di batterie cinesi rispetto ai concorrenti è l’accesso alle materie prime africane e dal fatto che le società minerarie cinesi in Africa in questi anni hanno comprato le miniere di cobalto e litio e degli altri metalli per assicurarsi tutte le forniture necessarie.

Artisanal miners working in a hand dug mine, Kasulo, March 2017 © Amnesty International/Afrewatch

DALLE IMPRESE PETROLIFERE ALLE IMPRESE MINERARIE

In conclusione mentre ci sono stati segnali di progresso da parte di alcune industrie minerarie che operano in Africa nel settore estrattivo, la preoccupazione degli osservatori è che questa rivoluzione green che dovrebbe portare l'occidente verso un mondo più "pulito" e liberarla da fonti che hanno portato il progresso industriale e tecnologico, soprattutto il petrolifero, potrebbe avere delle connotazioni negative. Da una parte la "nuova colonizzazione" di alcuni paesi africani e dall'altra la creazione di economie di monopolio con supremazie di mercato di alcune aree asiatiche del mondo che con lungimiranza hanno acquistato interi territori africani ricchi di materie prime e che si preparano a sfruttare e quindi ad avere una posizione dominante sul mercato mondiale. Dalle industrie del petrolio alle industrie di estrazione minerarie un po' come cadere dalla padella alla brace. 

Interno delle miniere di estrazione di materie prime. Foto Amnesty y Afrewatch
 Per Aggiornamenti Sociali. Fonte: Ispi; R. Barlaam; Il Sole24Ore; per Amnesty International y Afrewatch: Creative Commons: www.amnesty.org Amnesty International Ltd Peter Benson House, 1 Easton Street London WC1X ODW, Regno Unito); Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

I Top 20 influencer che dominano il mondo dei social

FIGO COME UN INFLUENCER

Ognuno di noi guardando il proprio profilo molte volte pensa, con un po' d'invidia, a tutti quelli che, a differenza nostra, dominano la classifica dei social media con inarrivabili numeri di followers pure su tutte le piattaforme e con i guadagni stratosferici ottenuti pubblicando anche un solo post.

LA CLASSIFICA. Questa è l'infografica con l'elaborazione della classifica dei 20 influencer più potenti del mondo che oltre a creare ingenti patrimoni economici "influenzano", con i loro pensieri le loro azioni e il glamour delle loro esistenze e soprattutto i loro post, milioni di persone che li seguono sulle varie piattaforme social.

LA CLASSIFICA. I 20 influencer in vetta ai social. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA
A fare la fotografia di questa classifica ci ha pensato il Report elaborato da VisualCapitalist 2021, che attraverso un'attenta analisi trasversale sulle attuali generazioni presenti sulla terra, ha focalizzato 6 gruppi attraverso una suddivisione per fasce di età.

SILENT GEN i nati dal 1928 al 1945 (7,6%)
BOOMERS nati dal 1946 al 1964 (21,8%)
GEN X nati dal 1965 al 1980 (19,9%)
MILLENNIALS nati dal 1981 al 1996 (22,0%)
GEN Z nati dal 1997 al 2012 (20,3%)
ALPHA nati dal 2013 in poi (8,4%)

I PADRONI DEL MONDO
Di queste fasce generazionali l'attuale influenza e potere reale si concentra in particolare nella generazione dei cosiddetti Baby Boomer (57-65 anni) che sono i più ricchi e i più strutturati nel mondo economico, professionale e politico, mentre la generazione MILLENNIALS (di 25-40 anni) sono in assoluto più attivi nei social sia per numero di utenti che come creatori di contenuti. Per ogni generazione di riferimento in questa classifica dei 20 influencer più importanti si contano 2 presenze per i BOOMERS, 4 per la GEN X, 13 per i MILLENNIALS e 1 per GEN Z, la generazione di TikTok.

In cima alla classifica Cristiano Ronaldo con quasi 600 milioni di followers. Foto CR7 Beauty-Avvenice.com
A dominare la classifica, soprattutto sulla piattaforma Instagram, che include atleti, musicisti, politici e altre personalità, è la star del calcio CR7 Cristiano Ronaldo, il più seguito sui social media in assoluto con oltre 538 milioni di follower totali su tutte le piattaforme, mentre l'ultimo che chiude, anche lui un'amata star ma questa volta del cinema Will Smith con 217 milioni soprattutto su Instagram. 

In mezzo tutti personaggi dello "star system", la metà è rappresentata da stelle della musica, un attore del cinema Dwayne Johnson conosciuto come The Rock con 357 milioni di followers di cui 242.182.295 su Instagram, poi in classifica altri due atleti del calcio, Neymar e Messi e tre cosiddette "Celebrity" che sono diventate famose e costruito imperi economici grazie alla vita privata seguita come in "reality Tv" e del glamour senza altre particolari tendenze artistiche. In chiusura anche un politico molto noto e amato come l'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama con 221 milioni di followers gran parte su Twitter.

Post dal profilo di Cristiano Ronaldo ©Instagram.com

Il post di Justin Bieber. L'album Justice. ©Instagram.com

Dwayne Johnson The Rock. Foto da Wired.it

Selena Gomez-Stars Dance-CD-Holywood Records-discogs.com
GUADAGNI SECONDO STIME HOPPER HQ
Per ogni post le cifre pagate dalle aziende per apparire con servizi o prodotti con l'influencer sono altissimi da Cristiano Ronaldo 1,604,000 dollari a scendere ad Arianna Grande con 1,510,000 dollari, a The Rock 1,523,000 dollari fino a Jennifer Lopez 988,000 dollari, Miley Cyrus 838,300 dollari e chiudere con l'attore Will Smith pagato 338,200 dollari.
Autobiografia "Una terra promessa" Barack Obama 2020-biograficonline.it
Fonte: Federal Reserve; hdblog; Visual Capitalist 2021; stime Hopper HQ. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA


L'Arca di Noè dei semi nei ghiacci del Polo Nord

COSA È LO SVALBARD GLOBAL SEED VAULT

L’Arca di Noè esiste, ma non si trova in Turchia sul leggendario Monte Ararat dove, da secoli, decine di esperti si accapigliano per cercarla, ma molto più a Nord, tra i ghiacci a 1.300 km dal Polo tra gli orsi bianchi, foche e balene e si chiama Svalbard Global Seed Vault ed è il più grande deposito di semi del mondo e si può definire certamente come una moderna Arca di Noè della biodiversità con le stesse funzioni di salvataggio di quella biblica ma con la differenza di custodire e preservare le varietà delle piante e non esseri umani e animali.

Svalbard Global Seed Vault. Foto: Pål Hermansen/Samfoto/NTB Scanpix
IL BUNKER NEI GHIACCI ETERNI 

Ci hanno pensato i norvegesi insieme al Global Crop Diversity Trust, una fondazione no profit che si occupa di aumentare la sicurezza alimentare nel mondo, a costruire questo deposito nel 2008 nell’arcipelago artico delle Svalbard sull’isola di Spitsbergenin, scelta per la sua posizione accessibile, i bassi livelli di umidità e di molto al di sopra il livello del mare, insomma una zona sicura, ritenuta stabile dal punto di vista geologico.

In questo bunker indistruttibile si entra da una porta incastonata nel ghiaccio e si scende a 130 metri di profondità con un tunnel che porta a tre sale protette da imponenti muri di cemento che riparano i semi in un ambiente secco a meno -18 gradi Celsius (meno-0,4 gradi Fahrenheit), spazi in cui si possono immagazzinare fino a 4,5 milioni di varietà di colture, ovvero circa 2,5 miliardi di semi e che oggi ne contiene già oltre 1 milione spediti dai quattro angoli della pianeta, come ultimamente dall'Africa il mais e il sorgo un cereale privo di glutine, dall'Asia l'orzo e dall'Europa e dal Sud America le melanzane.

Il bunker interno con -18 gradi Clesius

LE DONAZIONI DEI SEMI DA SALVARE

A sorpresa nel 2015 la prima richiesta di aiuto al caveau artico attraverso l’International Center for Agricultural Research in the Dry Areas (Icarda) un'organizzazione internazionale impegnata nella ricerca per lo sviluppo con sede in Libano, di una banca di sementi della città Aleppo in Siria, su richiesta del Ministro dell’Agricoltura siriano che, vista la distruzione dei raccolti e la scomparsa di molte varietà di semi a causa della guerra, ha chiesto la restituzione di 130 dei 325 campioni già depositati per un totale di 116mila semi tra cui particolari specie di orzo e grano che possono crescere in zone molto aride e cercare così di ridare cibo alla affamata popolazione sopravvissuta.

Lo Svalbard Global Seed Vault è la più grande banca genetica del mondo e conserva i duplicati della diversità delle loro colture. Nel peggiore dei casi, se una collezione di una banca genetica viene distrutta o diventa inaccessibile a causa di guerre o eventi meteorologici estremi, o se la sua collezione viene danneggiata a causa della mancanza di fondi sufficienti o di un incidente, i semi duplicati saranno ancora disponibili per il depositante per recuperare dal deposito e ripiantare la coltivazione.

L'arrivo di altri semi da salvare nel bunker

LA CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ

Nonostante la pandemia in corso il bunker delle Svalbard ha ospitato 85 scatole contenenti 30.410 campioni di semi che sono state inviate per la conservazione in sicurezza. Sette banche genetiche di cinque continenti hanno contribuito al deposito.

Il 2021 è l'Anno Internazionale della Frutta e della Verdura della FAO e un importante istituto di ricerca agricola internazionale il WorldVeg ha inviato campioni di semi con 48 specie vegetali dalla sua collezione per la duplicazione di sicurezza. La maggior parte dei campioni nella spedizione WorldVeg (4.699 campioni) comprende semi di pomodoro oltre al peperone e alle verdure africane, come la pianta ragno e l'amaranto. La pandemia di Covid-19 non ha influito in modo significativo sulla capacità di WorldVeg di effettuare questo deposito, ma la siccità potrebbe essere un grosso problema in futuro.

I semi sudanesi. Un'altra banca genetica ha contribuito al deposito di giugno è l'Agricultural Plant Genetic Resources Conservation and Research Center (APGRC) in Sudan, che segna il suo terzo deposito al Vault. Il Crop Trust ha fornito un sostegno finanziario per coprire il trasporto dei semi. La spedizione di APGRC contiene 351 campioni di semi, la maggior parte dei quali del genere Sorghum, una pianta fiorita coltivata come cereale per il consumo umano o per l'alimentazione animale. Il deposito APGRC include anche sesamo, fagioli e pomodori.

Amadou Sidibe con la preparazione dei semi da spedire

Semi coltivati per la conservazione
Semi coltivati. Il Seed Savers Exchange (SSE) con sede negli Stati Uniti è una delle poche organizzazioni non governative che effettua regolarmente depositi di semi al Seed Vault. A causa della pandemia, questo deposito di SSE si è ridotto, contenendo circa 130 varietà rispetto alle 200-300 varietà che sono state spedite negli anni passati. Il deposito di giugno da SSE comprende cavoli, fagioli e diverse varietà di meloni e pomodori. "Molte delle varietà che stiamo depositando provengono da giardinieri domestici che hanno coltivato queste varietà per decenni e per generazioni. Le varietà si sono adattate ai loro climi locali e regionali e potrebbero essere importanti per la coltivazione nelle condizioni del cambiamento climatico" afferma Philip Kauth, Direttore della conservazione presso SSE.
 
Anche con la pandemia in corso, lo staff di NordGen si reca al deposito delle Isole Svalbard due volte l'anno a maggio e a ottobre.
Personale di WorldVeg con l'attuale consegna di campioni di semi. Foto: WorldVeg
Gli attuali membri dell'IAP dopo un'ispezione al Global Seed Vault durante il loro ultimo incontro 2020
Åsmund Asdal Seed Vault Coordinator
Åsmund Asdal Seed Vault Coordinator

L'ARCA DI NOÈ DEL MILLENNIO

Si può quindi essere accorti e cercare di prevedere l’imponderabile dalle guerre ai meteoriti, dai disastri nucleari alle pandemie, ma evidentemente non ancora abbastanza preparati ad affrontare il veloce riscaldamento globale e l'inquinamento ambientale che mettono a rischio la sopravvivenza umana. L’aumento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacci, rappresentano il più grave pericolo da contrastare per garantire la contitnuità della vita umana sul pianeta e certamente una porta nel ghiaccio, anche se molto robusta, non può bastare da sola a proteggere il futuro dell’umanità, e allora in attesa dei provvedimenti a favore del salvataggio del pianeta, in questo bunker si cercano di conservare i preziosi semi per affrontare i futuri disastri provocati dal pericolo numero uno del mondo: l'uomo.

Fonte: https://www.nordgen.org/en/our-work/svalbard-global-seed-vault/information-for-depositors/ Di BrunaPisano©RIPRODUZIONE RISERVATA
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