INFOGRAFICA E DINTORNI

INFORMATION GRAPHICS E COMUNICAZIONE VISIVA

Chi è più generoso è sicuramente più felice al mondo

Il WORLD HAPPINESS REPORT 2019 indaga sulla felicità percepita in 156 Paesi nel suo VII° rapporto attraverso alcuni indicatori che sono: il Pil pro capite, il supporto sociale, l'aspettativa di vita sana, la libertà di fare scelte di vita, la generosità e la percezione della corruzione. 

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La mappa della felicità. Infograficapisano
In cima a questa classifica ci sono tutti i Paesi scandinavi e in coda, lo si può constatare dalla mappa realizzata in 5 fasce analizzando dall'indice più alto a quello più basso, molti i Paesi africani e asiatici, dove sono alti i conflitti e le disuguaglianze sociali. All'ultimo posto il tormentato Sud Sudan. L'Italia si prende il 36° posto grazie alla speranza e alla alta aspettativa di vita e soprattutto al sostegno familiare, ma resta in basso per la mancanza di prospettive per i giovani, la mancanza di libertà nelle decisioni, l'alta percezione della corruzione e la sfiducia diffusa verso il governo e le istituzioni. L'analisi poi dell'uso dei social nei giovani evidenzia una paurosa caduta verticale delle interazioni sociali e della felicità in generale. Interessante il dato relativo alle prime 10 in classifica che risultano essere i più felici anche perché i maggiori "dispensatori di donazioni" ad organizzazioni umanitarie e ad azioni di volontariato. Quindi chi dona di più e più felice.

Il Fatto Quotidiano 22/07/2019-n°200/10-11

Non solo ricchezza, la felicità arriva aiutando il prossimo
di Elisabetta Ambrosi
Si può essere infelici pur avendo 17.500 dollari di reddito all’anno a testa (che è quanto risulta dividendo il reddito globale per i 7 miliardi e 700 milioni di persone sulla terra)? A quanto pare sì, visto che gli esseri umani non sono felici come invece ci si aspetterebbe se considerassimo unicamente la loro ricchezza. […] 

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/07/22/non-solo-ricchezza-la-felicita-arriva-aiutando-il-prossimo/5341017/









L'Eritrea, la grande speranza di un futuro di pace

Dopo l'accordo di pace con l'Etiopia, si riaccende nel giovane e tormentato paese del Corno d'Africa la speranza di un futuro.

Per una riconciliazione nazionale, la lettera dei vescovi cattolici dell'Eritrea.
«Come uscire dal circolo vizioso in cui ci stiamo da tempo dimenando? Pace e riconciliazione! Ecco il primo e più alto punto da cui partire». Di fronte al protrarsi di una crisi generale, che da tempo porta i giovani a «scrutare l’orizzonte in cerca di una via di fuga, quale che sia e purché sia», i vescovi cattolici dell’Eritrea hanno pubblicato il 28 aprile, in occasione della Pasqua del rito copto alessandrino cattolico, una lettera...

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L'Eritrea, lo Stato africano di giovani. Infograficapisano

Il Regno - attualità e documenti o a Il Regno digitale.
Documenti, 13/2019, pag. 430

Quanti sono i minori stranieri censiti in Italia nel 2019

Secondo il Report dei "MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI IN ITALIA" stilato ad aprile del 2019 dalla Direzione Generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione, il numero dei minori attualmente censito sul nostro territorio è di 8.131.

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I minori censiti in Italia nel 2019. Infograficapisano

Il 93,3% di maschi e il restante 6,7% di bambine. La maggior parte di questi minori cioè il 63,6% quindi 5.173 ha 17 anni e proviene al 60% dall'Africa, il resto invece dall'Europa dell'Est, dall'Asia e di altre nazionalità. Dell'Africa del Nord sono soprattutto ragazzi egiziani 712, tunisini 293, somali 232, marocchini 188, il resto provengono dalla zona subsahariana e solo 11 dalla Libia. Il numero maggiore però di questi ragazzi viene dall'Albania, 1.689 e poi c'è il blocco asiatico con in cima il Pakistan con 511 presenze e i cinesi sono solo 10.

Sparsi nella penisola, è la Sicilia ad avere il numero maggiore di presenze con 2.518, il 31% del totale, poi segue la Lombardia con 888, poi il Friuli Venezia Giulia con 655, e via via distribuiti nel territorio fino ad arrivare ai 13 ospitati in Valle D'Aosta. Questi sono quelli censiti dall'autorità, poi c'è il numero "degli irreperibili" di cui è stato segnalato l'allontanamento che dovrebbe arrivare a 4.558 minori scomparsi. Numeri che destano molta preoccupazione per il destino sconosciuto di questi ragazzi di cui si sono perse completamente le tracce.
(I minori stranieri non accompagnati in Italia. Articolo, 15/06/2019, pag. 345/Rivista Il Regno, attualità e documenti)


La nuova legge universale del Papa contro la pedofilia

ORA NIENTE SCUSE
Il 9 maggio scorso papa Francesco ha emanato un nuovo motu proprio, Voi siete la luce del mondo, in tema di abusi e violenze sessuali nella Chiesa. Si tratta di un documento legislativo molto importante. Attenzione! Esso non mette in luce problemi o argomenti nuovi; questi erano noti e discussi da tempo. La grande novità è che ora Francesco promulga una legge universale, valida per tutta la Chiesa, che impone sia obblighi giuridici che finora non erano così chiaramente formulati sia obblighi nuovi nuovi.

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La legge universale di Papa Francesco. Infograficapisano

Dopo il vertice di fine febbraio (cf. Regno-att. 6,2019,131) diverse voci avevano affermato che le «indicazioni e iniziative concrete» che se ne attendevano erano state scarse o deludenti. È probabile che non avessero compre- so la vera natura e le dinamiche di un incontro che, in soli quattro giorni, non poteva concludere processi decisionali, ma voleva invece creare spazio per ponderare su come andare avanti per sconfiggere questa piaga. Il vertice, infatti, ha dato un impulso forte, sia in Vaticano sia nelle conferenze episcopali e nelle Chiese locali, per promuovere iniziative più coordinate ed efficaci da parte della comunità ecclesiale. Una certa tendenza a non voler vedere l’incontro di febbraio come un momento per girare pagina si è anche vista nelle interpretazioni scettiche sul discorso finale del papa. Ad esempio, pochi avevano notato una frase molto importante in cui Francesco, parlando del «rafforzamento e della verifica» delle linee guida delle conferenze episcopali, insisteva sul fatto che bisognava «applicare parametri che abbiano valore di norme e non solo di orientamenti. Norme, non solo orientamenti!» ...
Di Federico Lombardi
http://www.ilregno.it/articles/Regno-attualita-10-2019-270

Libertà di stampa in pericolo, la mappa 2019 di RSF


L'indice mondiale sulla libertà di stampa del 2019, compilato da Reporters Without Borders (RSF), mostra come l'odio verso i giornalisti sia degenerato in violenza, contribuendo ad aumentare la paura di scrivere. Il numero di Paesi considerati sicuri, dove i giornalisti possono lavorare in completa sicurezza, continua a diminuire, mentre i regimi autoritari continuano a stringere la presa sui media.
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La mappa della libertà di stampa nel mondo. Infograficapisano

L'indice RSF, che valuta lo stato del giornalismo in 180 Paesi ogni anno, mostra che è stato innescato un clima intenso di paura e l'ostilità si riversa soprattutto verso le testate di natura politica. La Norvegia è al 1° posto nell'Indice 2019 per il 3° anno consecutivo, mentre la Finlandia (in rialzo di due posizioni) si è classificata al 2° posto. Un aumento delle molestie informatiche ha causato la Svezia (terza) la perdita di un posto. In Africa, le classifiche di Etiopia (110°) e Gambia (92°) sono significativamente migliorate rispetto all'Indice dello scorso anno.

Molti regimi autoritari sono la causa di molte cadute di Paesi nell'Indice. Il Venezuela (148°) dove i giornalisti sono stati vittime di violenze e la Russia (al 149°) dove il Cremlino ha usato arresti e leggi draconiane per aumentare la pressione su media indipendenti e su Internet. In fondo dell'indice, entrambi Vietnam (176°) e Cina (177°); precipita l'Eritrea (178°) al terzultimo posto, nonostante il vento di pace con la vicina Etiopia e infine il Turkmenistan (giù due a 180°) è ora l'ultimo, in sostituzione della Corea del Nord (179°).

Solo il 24% dei 180 paesi e territori è classificato come "buono" o "abbastanza buono", rispetto al 26% dello scorso anno. Gli Stati Uniti di Trump al 48° posto e il gigante sudamericano il Brasile al 105°. Minacce, insulti e attacchi fanno ora parte dei "rischi professionali" per i giornalisti in molti paesi. In India (140°), dove i critici del nazionalismo indù sono etichettati come "anti-indiani" nelle campagne di molestie online, sei giornalisti sono stati assassinati nel 2018.

Reporter investigativi coraggiosi
Con questo clima di ostilità diffusa, è necessario il coraggio per continuare a indagare sulla corruzione, l'evasione fiscale o il crimine organizzato. Sale l'Italia dal 46°del 2018 al 43° e soprattutto i giornalisti dei media sono sottoposti a crescente persecuzione giudiziaria quasi ovunque nel mondo, per esempio anche in Paesi diversi come Algeria (141°) e la Croazia (64°).

Inseguiti da procedimenti giudiziari che prosciugano le loro risorse finanziarie, come in Francia (32°) o a Malta (77°), possono anche essere incarcerati come in Polonia (59°) e in Bulgaria (11°) dove 2 giornalisti sono stati arrestati dopo aver trascorso diversi mesi a indagare sull'uso improprio dei fondi UE. Oltre a cause legali e procedimenti penali, i giornalisti investigativi sono soggetti a minacce e ritorsioni di ogni altro tipo ogni volta che sollevano il velo su pratiche corrotte. Da case incendiate in Serbia (90°) o uccisi come a Malta, in Slovacchia (35°), in Messico (144°) e in Ghana (27°). Il livello di violenza usato per perseguitare i giornalisti è culminato con l'omicidio raccapricciante dell'editorialista saudita Jamal Khashoggi nel consolato saudita a Istanbul lo scorso ottobre dopo aver inviato messaggi agghiaccianti ai giornalisti dell'Arabia Saudita (172°). Per paura delle minacce di morte ormai per sopravvivere molti giornalisti si censurano o smettono di scrivere del tutto.

UE al voto. Speciale Elezioni del Parlamento europeo

La UE non è uno Stato ma un'associazione unica nel suo genere tra Paesi europei, i cosiddetti Stati membri, che insieme rappresentano gran parte del continente europeo. Dal 1957, anno della sua creazione, via via negli anni l'Unione Europea è passata da 6 a 28 Stati membri, l'ultimo Paese che ha aderito nel 2013 è la Croazia. 
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L'Europa al voto. Infograficapisano

Ci vivono più di 510 milioni di persone, il 7% della popolazione mondiale. Nel giugno 2016 i cittadini di uno Stato membro, il Regno Unito, hanno votato per l'uscita dall'associazione, quindi, quando verrà definita la separazione attraverso negoziati ancora molto difficili, l'Unione sarà di 27 Stati membri. Le lingue ufficiali sono 24, il Paese più vasto è la Germania con circa 82 milioni di abitanti, il più piccolo è Malta con 400 mila. Il Parlamento europeo rappresenta i cittadini che scelgono i loro deputati con elezioni dirette ogni 5 anni, le principali riunioni del Parlamento si svolgono a Strasburgo, in Francia, 12 volte l'anno, e a Bruxelles, in Belgio 5 volte l'anno. 

Il Parlamento adotta decisioni sulle leggi europee congiuntamente al Consiglio, elegge il presidente della Commissione europea e approva i membri che compongono il collegio dei commissari, oltre al bilancio della UE che destina il 94% per fondi per progetti e programmi a beneficio di studenti, ricercatori, agricoltori, imprese e organizzazioni, solo il 6% è destinato a coprire le spese amministrative. 19 sono gli Stati hanno adottato la moneta unica. 

I vantaggi per i cittadini dell'Unione sono: viaggiare liberamente nello spazio Schengen, studiare formarsi e lavorare in qualunque paese UE, libera circolazione delle merci dei servizi e dei capitali, sanità e sicurezza in tutto il territorio UE, diritti dei consumatori europei, telecomunicazioni di qualità, accesso ai finanziamenti UE direttamente nei propri territori per progetti di varia natura. Il motto dell'Europa è: UNITA NELLA DIVERSITÀ. Infografica pubblicata nel numero 05 di maggio 2019 della rivista "Aggiornamenti Sociali", Orientarsi nel mondo che cambia.

L'Ungheria tra muri contro migranti e Chiesa cattolica

Ungheria-Chiesa e politica: demo-scettiche. Le Chiese ungheresi nella trasformazione di Orbán
di Paul M. Zulehner
La storia recente che l’Ungheria ha alle spalle è agitata. Per 40 anni è stata in balia del potere comunista, che agiva su un piano internazionale. I potenti del Cremlino non tolleravano alcun individualismo nazionale. Quando nel 1956 il governo comunista in Ungheria insorse, i carri armati russi entrarono nel paese. Moltissime persone fuggirono in Occidente.

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Le Chiese ribelli. Infograficapisano 
In seguito fu di nuovo l’Ungheria, a fianco della Repubblica democratica tedesca della Germania orientale, ad avere un ruolo importante nella Rivoluzione di velluto del 1989. Quando il ministro degli Esteri austriaco Alois Mock e l’omologo ungherese Gyula Horn alla fine di giugno tagliarono il filo spinato al confine, le fotografie fecero il giro del mondo. Per questo paese nel cuore dell’Europa si era aperta la strada verso un futuro indipendente. Erano riusciti a deciderlo da soli.
http://www.ilregno.it/attualita/2019/4/ungheria-chiesa-e-politica-demo-scettiche-paul-m-zulehner

Clima, guerre e cemento: 54 siti Unesco in pericolo

Ogni due anni l'Unesco stila un documento chiamato "Lista del patrimonio mondiale in pericolo" "List of World heritage in Danger" che elenca tutte quelle proprietà facenti parte del patrimonio culturale e naturale che considera beni universali situate nel territorio e definiti a rischio secondo l'articolo 11 della Convenzione. 
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I siti Unesco a rischio . Infograficapisano
L'inclusione di una proprietà del patrimonio mondiale in questo Elenco richiede il consenso dello Stato interessato. La lista può includere solo quei beni che fanno parte del patrimonio culturale e naturale minacciati da gravi e specifici pericoli, come la minaccia di scomparsa causata dall'accelerazione del deterioramento, da progetti pubblici o privati ​​su larga scala o rapido urbano o progetti di sviluppo turistico; dalla distruzione causata da cambiamenti nell'uso o nella proprietà del terreno; da maggiori modifiche dovute a cause sconosciute; da abbandono per qualsiasi motivo; dallo scoppio o la minaccia di un conflitto armato; da calamità e cataclismi; da incendi seri, terremoti, frane; da eruzioni vulcaniche; da cambiamenti nel livello dell'acqua, inondazioni e maremoti. Il Comitato può in qualsiasi momento, in caso di necessità urgente, inserire un sito nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo e dichiararne lo stato di "rischio".

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L'impaginato dal Fatto Quotidiano
Clima, guerre e cemento: 54 siti Unesco in pericolo
I governi nazionali impediscono che le proprie risorse siano dichiarate a rischio: preferiscono un danno al patrimonio mondiale, piuttosto che uno d’immagine
di Tomaso Montanari | 25 Marzo 2019
Uno dei grandi meriti della mobilitazione per il clima che Greta Thunberg ha saputo innescare è il suo carattere quintessenzialmente internazionale. In un momento in cui i fantasmi dei nazionalismi riprendono carne e riprendono armi, abbiamo bisogno come il pane di ricordare a noi stessi il nostro comune interesse generale: la salvezza comune dell’umanità dal […]

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/03/25/clima-guerre-e-cemento-54-siti-unesco-in-pericolo/5060192/

La nuova mappa dell'indice di corruzione globale

Ogni anno Transparency International pubblica la mappa Corruption Percentions Index 2018 che misura con un indice da 100 a 0 la corruzione che si annida nel settore pubblico in 180 nazioni percepita dai cittadini. I più virtuosi da anni in cima a questa classifica la Danimarca e la Nuova Zelanda con un indice rispettivamente di 88 e 87. 

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La mappa mondiale della corruzione nel settore pubblico. Infograficapisano
Ci sono poi ancora tutti i Paesi scandinavi nelle primissime posizioni insieme alla Svizzera, a Singapore, il Canada, e all'Olanda con 84 punti; l'Italia risale posizioni e nel 2018 risulta al 53° posto con 52 punti (nel 2016 era al 60° posto). Le maglie nere della corruzione spettano a molti Paesi africani come la Libia, il Sudan e il Sud Sudan e al Medio Oriente con l'Afghanistan, la Siria e lo Yemen. Chiude la classifica con soli 10 punti su 100 dell'indice anche quest'anno la Somalia al 180° posto. In America latina il Venezuela resta il Paese più corrotto con 18 punti. Riassumendo: la regione con le migliori prestazioni è l'Europa occidentale con un punteggio medio di 66. Le regioni con le peggiori prestazioni sono l'Africa sub-sahariana (punteggio medio 32) e l'Europa orientale e l'Asia centrale (punteggio medio 34). I Paesi che in sette anni sono migliorati in classifica sono l'Argentina, la Costa d'Avorio e la Guyana; chi invece nello stesso periodo è peggiorato è l'Ungheria, il Messico e Malta.

GLI ARGOMENTI

Le 17 Terre Rare vitali per lo sviluppo della tecnologia

Molte di queste Terre furono scoperte all’inizio dell’800 quando si capì che alcuni minerali ne ospitavano altri sotto forma di ossidi con...