INFOGRAFICA E DINTORNI

INFORMATION GRAPHICS E COMUNICAZIONE VISIVA

Tutte le rotte che portano all'Italia e all'Unione Europea

Conosciamo bene i fattori che provocano la grande fuga dei migranti alla ricerca di una vita migliore. I conflitti armati, il terrorismo, le instabilità politiche, la crescita demografica, la carenza di risorse alimentari a causa della guerra in Ucraina, e alcune aree del mondo soggette più di altre a variazioni climatiche, sono tutte insieme le principali ragioni che spingono a partire intere generazioni. Anche il 2022, secondo i dati forniti dall'Intelligence del governo italiano nella Relazione Annuale 2022 Sulla politica dell'informazione per la sicurezza, la pressione dell'immigrazione irregolare soprattutto verso l'Italia e l'Europa ha registrato alti numeri soprattutto dall'Asia, dal Medio Oriente e dall'Africa, con un aumento notevole dei flussi rispetto al 2021 con il boom di arrivi di egiziani dall'Africa e di bangladesi dall'Asia.

LA GRANDE FUGA. Tutte le rotte e i numeri. Infografica Bruna Pisano©RIPRODUZIONE RISERVATA
IL MEDITERRANEO CENTRALE
La rotta del Mediterraneo centrale verso l'Italia è percorsa da flussi che nascono in Libia e in Tunisia ed è la principale rotta usata dai migranti irregolari. Dalla Libia partono soprattutto da Zuwarah, Az Zawiyah e Sabratah aiutati da strutturate bande criminali, spesso attivi nel settore ittico, che offrono il servizio della traversata con barche. Forte la presenza di migranti egiziani che confermano il rapporto stretto tra i gruppi di trafficanti libici ad Az Zuwarah con egiziani e tunisini attivi a Sfax, infatti la prima nazionalità dichiarata all'ingresso in Italia è proprio egiziana che in un anno è triplicata.

Dalla Tunisia, secondo Paese di partenza dopo l'Egitto, nonché seconda nazionalità dichiarata allo sbarco in Italia, il volume migratorio è aumentato del 60% rispetto al 2021, con un aumento delle partenze proprio dei tunisini a dispetto dei sub-sahariani presenti nel paese e in attesa da più tempo. Nel 2022 l’Intelligence ha individuato sodalizi criminali tra cittadini tunisini e italiani coinvolti in altri traffici illeciti tra cui anche l’immigrazione irregolare. I flussi verso la Tunisia provengono dall'Algeria e dal Sud-Est della Libia e le barche usate, vista la breve distanza di mare, sono più piccole e veloci e spesso approdano sulle coste italiane senza controllo, i famosi sbarchi fantasma.

Dalla Libia con scafi di fortuna nel 2022 sono partiti 53.119 migranti


Campo profughi di Goma R. Democratica del Congo. Foto Alexis Huguet/Getty Images
IL MEDITERRANEO ORIENTALE
La rotta del Mediterraneo orientale viene percorsa con barche a vela o da diporto vista la distanza e le difficoltà di navigazione, e ha come punto di approdo la Calabria, la Puglia e la Sicila. Seconda rotta per quantità di migranti irregolari, ha come base di partenza la Turchia, paese con uno dei più grandi bacini di migranti e rifugiati insieme alla Siria e anche il Libano paese che dal 2022 viene considerato un nuovo punto di partenze verso l'Europa. Le organizzazioni criminali in loco sono riconducibili ai curdi e ai pakistani che hanno riferimenti nei loro Paesi di origine e attraverso vari canali social organizzano i viaggi.

LA ROTTA BALCANICA
La rotta balcanica terrestre considerata la terza via che porta al confine italiano e sloveno migranti irregolari soprattutto dall'Asia e Medio Oriente come pakistani, bangladesi, afghani, indiani, nepalesi e in numero minore di origine nord-africana. Considerata una rotta "libera" percorsa dai migranti in autonomia senza il necessario riferimento a gruppi e organizzazioni criminali. Il percorso passa attraverso la Serbia e la Bosnia Erzegovina, che sono i principali snodi, e la presenza sul territorio di trafficanti originari dei Paesi di partenza dei migranti irregolari, in questo caso per esempio i migranti del Bangladesh raddoppiati rispetto al numero del 2022, ha creato una certa economia locale soprattutto a vantaggio degli abitanti locali più poveri. 

I SALVATAGGI IN MARE
Le attività di soccorso in mare nel Mediterraneo detto SAR, Zone Search & Rescue, nel 2022 ha visto un aumento delle attività Istituzionali come quelle della Guardia di Finanza, la Guardia Costiera, Frontex, e anche l'aumento del soccorso delle navi da parte delle ONG soprattutto attiva nella zona SAR libica. Queste operazioni vengono molto usate sui social dai "facilitatori di immigrazione" come garanzia sul convincimento ulteriore dei "cienti" sulla sicurezza del viaggio e agli scafisti la garanzia di investire su imbarcazioni più piccole e scadenti aumentando così il profitto e causando più facilmente naufragi in alto mare.

Bruna Pisano/Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA







La grande fuga dal Sahel tra instabilità politica e jihad

L'instabilità politica, l'estremismo islamico, le milizie tribali insieme alla crisi economica e alla carenza di cibo anche per cause climatiche e la guerra in Ucraina, danno a questa zona del Continente africano il primato di rischio estremo da cui fuggire in cerca di un posto sicuro.

Da decenni l’area del Nord Africa identificata come il Sahel, il Corno d’Africa e l’Africa Centrale è sotto osservazione per le grandi criticità di tipo economico e politico che si riflettono sulla sicurezza di tutto il Mediterraneo. La Relazione Annuale 2022 sulla Politica dell'Informazione per la Sicurezza, pubblicata dalla Presidenza del Consiglio Italiano, mette la lente su quella parte del continente africano travolto essenzialmente dalla violenta avanzata dell'estremismo islamico e di quella dei gruppi ribelli.

LA GRANDE FUGA. Da molto tempo i tre principali teatri di crisi del continente africano sono l’area saheliana, il Corno d’Africa e la regione dei Grandi Laghi. Sono aree geografiche potenzialmente esplosive che hanno tratti di rischio simili per molti fattori che sono in sintesi: la pressione demografica, le crisi economiche, le problematiche politico-istituzionali, nonché gli scontri legati allo sfruttamento delle enormi ricchezze di quelle terre, alimentate da molti gruppi ribelli che soffiano sulle crisi inter-etniche. Sono presenti conflitti armati incancreniti e in vari Paesi da decenni si contano numerose "operazioni militari" spesso straniere o Missioni di peacekeeping internazionali europee e dell'Onu. Operazioni a sostegno dei governi eletti contro il sempre più aggressivo attivismo del fondamentalismo islamico, oltre a quello delle milizie tribali ed inter-etniche, che però, vista l'incapacità di una soluzione reale, oltre a provocare la fuga di milioni di persone verso l'Europa ha anche sviluppato in chi resta un forte sentimento diffuso anti-occidentale.

Nell'infografica IL SAHEL LA POLVERIERA AFRICANA ho elaborato una serie di info e dati dei Paesi presi in esame dalla Relazione Annuale sulla Sicurezza del 2022.

IL SAHEL LA POLVERIERA AFRICANA. I dati sulla sicurezza dalla Relazione Annuale 2022. infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA
LA CARENZA DI CIBO. La persistenza di queste criticità ha contribuito a gravi emergenze umanitarie con carestie e insicurezze delle risorse alimentari aggravata in questo periodo dalla guerra in Ucraina per la difficoltà di approvvigionamento del grano. La riduzione di alcune missioni internazionali nel continente ha spinto vari governi locali ad aprire la strada alla presenza militare avanzata della Russia con la Compagnia Privata Wagner, ormai consolidata in alcune regioni con lo scopo da una parte di combattere il jihadismo e dall'altra assicurare la presenza nel Mediterraneo e rafforzare la Federazione Russa sulla scena internazionale. Sul quadrante si sono innescate spirali di insicurezza politica con per esempio il susseguirsi di continui colpi di stato e l’affacciarsi di nuove e giovani classi di dirigenti, spesso provenienti da apparati militari, con ampio supporto popolare che ha messo in crisi i ruoli di collaborazione collaudati da partner tradizionali occidentali. Il cambio di situazione politica ha provocato forti sentimenti anti-occidentali da parte della popolazione e la riduzione per sicurezza del personale di molte Missioni anche dell’Onu.

Missione ONU in Mali


Il Gruppo Militare Privato Russo Wagner

Nel Mali il governo di Transizione non è riuscito a migliorare i parametri economici e la situazione precaria interna ha dato spazio all’attivismo jihadista guadagnando di fatto il controllo di vaste zone all’autorità di Transizione. Lo scadimento politico-sociale e anche la presenza delle milizie russe di Wagner a supporto nella lotta alla jihad, ha portato la Giunta militare del Presidente Assimi Goita a prolungare la Transizione per un periodo dai 6 mesi ai 5 anni che ha provocato una crisi nei rapporti tra Bamako e la Communauté Economique des Etats de l’Afrique de l’Ouest-CEDEAO che ha imposto al Mali sanzioni, per poi revocarle in seguito alla decisione del governo di rivedere il calendario elettorale. 

In Burkina Faso con due colpi di Stato a distanza di otto mesi nel 2022 a causa del peggioramento dell’economia e della sicurezza il Paese rischia di diventare il nuovo epicentro della crisi africana, con un tasso di elevata violenza di tipo terroristico e con quasi il 40% del territorio nazionale di cui il governo ha ormai perso il controllo.

I miliziani del Gruppo Jihadista di Al Shabaab presente nel Corno d'Africa

In Mali e non solo il fenomeno del proselitismo e arruolamento di giovanissimi
Il Niger invece si conferma nell’area di grave crisi piuttosto stabile grazie ad un governo che ha varato alcune riforme per esempio ha agevolato la scolarità dei giovani e ha combattuto gli scontri tra clan e tra comunità e costituisce ormai uno dei principali riferimenti occidentale nell’area saheliana. Vista la crisi del Mali e la situazione precaria a nord della Niger dove le sigle terroristiche molto offensive mantengono il controllo di alcuni territori, resta una forte preoccupazione per la Missione italiana bilaterale MISIN di supporto dislocata in Niger.

Il CORNO D'AFRICA. In Etiopia nel 2018 è stata eletta la prima donna Presidente Sahle-Work Zeudela e la presenza jihadista e le rivalità interclaniche evidenziata da una fragilità politica creano una situazione di scontri soprattutto a nord al confine con l’Eritrea. Nonostante l’Accordo di Pace firmato a Pretoria nel 2022 tra il governo e i miliziani si susseguono disordini e violenti attacchi di matrice etnico- religioso, tra le Forze federali di Addis Abeba e gruppi armati di ribelli come il TPLF, il Fronte di Liberazione del Tigray. Resta grave la situazione umanitaria dove la siccità nel sud del paese destabilizza e provoca la fuga di persone verso l’Unione Europea.

Sahle-Work Zeudela
In Somalia con l’elezione del presidente Hassan Sheik Mohamud già in carica dal 2012 al 2017 si registrano sul fronte politico sviluppi positivi. Se dal lato politico la situazione è sotto controllo non si può dire la stessa cosa sul terreno che continua a risentire dei contrasti di natura clanica. La sicurezza resta un tema critico anche in vista della fine nel 2024 della Missione Internazionale AMISOM.

I Grandi Laghi. In quest’area si sono sviluppati incoraggianti meccanismi di interlocuzione tra i numerosi Stati, sia per processi di collaborazione reciproca allo sviluppo ma anche e principalmente per combattere l’attivismo etnico-tribale. La lotta è rivolta anche contro il reclutamento e il proselitismo delle sigle dei gruppi insorgenti locali di criminali e di organizzazioni jihadiste. Sotto la lente anche le regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo e il quadrante dell’Africa Australe, in particolare Mozambico e Angola, anche in funzione dell’apporto che tali Paesi possono offrire ad una eventuale domanda energetica nazionale.

JIHAD AFRICANA. Il fenomeno della regionalizzazione del jihad da una analisi del fenomeno del terrorismo jihadista, che ha visto al Qaida e DAESH delegare responsabilità a filiali periferiche, potenziando così la capacità di proiezione operativa su scala locale di queste sigle, senza tuttavia abdicare alla vocazione originaria del jihad globale, si osserva il fenomeno di una certa regionalizzazione. Le diverse formazioni o gruppi hanno radici in dinamiche ataviche dettate da conflittualità inter-etniche in guerra perenne contro i governi centrali o periferici e con la difficile gestione delle risorse colpite dalle problematiche del clima, danno modo a questi gruppi di fomentare e sfruttare il malcontento della popolazione. Si assiste ad un marcato attivismo jihadista in tutta questa area subsahariana si può considerare senza tema di smentita il vero e proprio nuovo epicentro della jihad mondiale.

Migranti in fuga attraverso il deserto fino in Libya o Tunisia e poi il viaggio nel Mediterraneo

Bruna Pisano. Elaborazione info e dati Relazione Annuale 2022. Sulla Politica dell'Informazione per la Sicurezza. infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

Quali sono i Paesi che emettono più CO2 al mondo

Dai dati della Commissione europea che monitora l'andamento delle emissioni globali di CO2 fossile, che sono in totale 37.857,564, si possono capire molte cose anche se uno non è uno studioso o uno scienziato della materia. Ci sono delle economie che emettono quantità di anidride carbonica eccezionale, e altre che nel resto del mondo subiscono loro malgrado queste emissioni. Certamente la Cina con il suo 33,0% di emissioni di CO2 fossile nel 2021 resta in cima al mondo e supera con il suo dato straordinario di 12.466,32 tonnellate metriche all'anno la somma di tutte le emissioni annuali degli Stati Uniti, dell'India, dei 27 Paesi Ue e della Russia.

Infografica Le emissioni CO2 globali. Elaborazione Bruna Pisano©RIPRODUZIONE RISERVATA
IL GRUPPO DELLE SEI
Nel 2021 Cina, Stati Uniti, 27 Paesi UE, India, Russia e Giappone sono i maggiori produttori di CO2 fossile al mondo. Insieme rappresentano il 49,2% della popolazione mondiale, il 62,4% del prodotto interno lordo globale (Banca mondiale, 2022), il 66,4% del consumo globale di combustibili fossili (Definito come la somma di tutti i consumi energetici primari di carbone, combustibili fossili liquidi e gas naturale) e il 67,8% delle emissioni globali di CO2 fossile. Le emissioni 2021 rispetto ai dati del 2020 (anno pandemico) di questo gruppo sono aumentate, con l'India e Russia che hanno registrato i maggiori incrementi in termini relativi rispettivamente del 9,5% e del 7,4%.

2001 L'ANNO CHE HA CAMBIATO IL MONDO
Per capire le emissioni straordinarie della Cina bisogna andare indietro nel tempo. Dal 1970 in poi l'andamento delle emissioni resta costante fino al 1990 quando ancora gli Usa con 5.067,480 producevano il doppio di CO2 della Cina 2.425,644. L'11 dicembre 2001, esattamente 3 mesi dopo l'attentato alle Torri Gemelle a New York, la Cina entra a far parte WTO, l'Organizzazione Mondiale del Commercio e niente più sarà come prima. Con la delocalizzazione sfrenata delle industrie mondiali per sfruttare il basso costo della mano d'opera locale, la crescita del dragone cinese, ma anche tutta l'area asiatica, diventa inarrestabile. Nel 2005 dopo soli 4 anni dall'ingresso nel WTO con 6.338,438 di emissioni si verifica il sorpasso della Cina sull'economia americana ferma a 5.950,655.

Nave containers con merci dall'Asia verso i mercati occidentali
IL PREZZO IN CO2 DELLE SPEDIZIONI MARITTIME
Confronto periodo 1990-2021. Anche le spedizioni internazionali di merci attraverso gli oceani hanno registrato un aumento vertiginoso di emissioni CO2. Le spedizioni di merci hanno avuto un incremento del 47% dal 1990 (370,994) al 2021 (699,722). La "globalizzazione", che ha spostato le produzioni in Asia, ha prodotto una quantità di emissioni, solo via mare, più alte rispetto per esempio a quelle di un anno della Germania (665,88), più del Canada (563,53) e il doppio delle emissioni di un anno di CO2 dell'Italia (319,669). Il trasporto aereo ha registrato un incremento del 33,8% dal 1990 (258,944) al 2021 (390,166) con una battuta di arresto nel 2020 per la pandemia. Resta comunque che la somma del trasporto mercantile via mare (1,8%) e l'aviazione (1,0%) produce il 2,8% delle emissioni globali.

CHI SALE E CHI SCENDE DAL 1990 AL 2021 (In tonnellate metriche all'anno)
Chi sale. Le emissioni della Cina sono cresciute dell'80% dal 1990 (2.425,644) al 2021 (12.466,316) così come l'India del 77,3% dal 1990 (600,025) al 2021 (2.648,779) e il Brasile che registra un aumento del 53,3% dal 1990 (228,603) al 2021 (489,858).

Chi scende. I 27 Paesi UE con il 27,3% sono quelli che hanno diminuito di più le emissioni dal 1990 (3.819,235) al 2021 (2.774,927) con il dato attuale di 7,3% delle emissioni globali  equivalenti a 6,25 t CO2/cap in termini pro capite. L'Italia ha avuto una riduzione del 25,8% dal 1990 (430,447) al 2021 (319,669). Anche la Russia con il 18% ha ridotto le emissioni dagli anni 1990 (2.395,644) al 2021 (1.942,535), così come gli Stati Uniti del 6,2% dal 1990 (5.067,480) al 2021 (4.752,019), il Giappone del 7,4% dal 1990 (1.171,755) al 2021 (1.084,69).

Il Green Dean della Ue prevede il contestato bando dei motori termici nell'Europa entro il 2035
QUALI I SETTORI INCRIMINATI
Il totale delle emissioni CO2 al mondo è di 37.857,564 tonnellate metriche all'anno. Il principale responsabile della produzione di anidride carbonica è il settore della PRODUZIONE DI ENERGIA. Il dato dell'INDUSTRIA ENERGETICA di 14.258,81 insieme ad ALTRA COMBUSTIONE INDUSTRIALE di 7.643,48 fanno la parte da leone, segue il dato dei TRASPORTI con 8.117,46 e ALTRI SETTORI con 4.424,09 e infine l'EDILIZIA con 3.412,74.  Il dato cinese della PRODUZIONE DI ENERGIA rappresenta il 44% del totale delle sue emissioni nel 2021.

IL BANDO DEI MOTORI TERMICI IN EUROPA
In merito alle nuove direttive UE contestate da alcuni paesi UE tra cui la Germania e l'Italia sulla messa al bando entro il 2035 dei motori termici in tutta l'Europa, si possono mettere a confronto i dati delle emissioni sui TRASPORTI, che comprende anche l'automobile, di due Paesi Ue come l'Italia 92,1 e la Germania 143,45, con l'India 28,23, la Cina 955,46 e con gli Stati Uniti che con 1.647,57 sono in cima alla lista delle emissioni. La produzione di CO2 va nell'atmosfera globale quindi o è un obiettivo di tutti anche dei più grandi inquinatori o non ha senso ridurre solo in un'area circoscritta dell'Occidente.

IL VERTICE 2022 IN EGITTO
Prima nel 2015 con l'Accordo di Parigi e poi ribadito nell'ultimo vertice del 2022 Cop27 di Sharm el-Sheikl si conferma la necessità di ridurre le emissioni globali di CO2 del 43% entro il 2030 rispetto al livello del 2019. Nel documento rilasciato si parla di "auspicio" di eliminare i sussidi alle fondi fossili a favore delle fonti rinnovabili. Molti osservatori più radicali considerano questo documento "debole" perché si chiede solo la "riduzione" dell'utilizzo di carbone per la produzione di energia e non la sua totale "eliminazione". Ma determinate scelte devono essere messe in pratica da governi di vari paesi su economie diversificate e bisogna tener conto delle conseguenze reali sul tessuto sociale. La Cop 27 aveva lo scopo di attuazione delle direttive di Glasgow ma la pandemia e i rallentamenti e le crisi economiche, la guerra in Ucraina, le tensioni geopolitiche e il rischio di conflitti nucleari, hanno fatto fallire molti progetti di finanziamenti per il clima messi in campo in precedenza e allungato i tempi previsti per la realizzazione degli obiettivi. 

LOSS&DAMAGE
L'unico risultato dell'ultimo vertice è il documento Loss&Damage con l'adozione di un fondo per risarcire i paesi vulnerabili che subiscono gli effetti delle emissioni dei paesi ricchi. Ma su questo tema i grandi inquinatori del mondo si sono defilati. Gli Stati Uniti per esempio, che avrebbero dovuto sborsare 40 miliardi di dollari nel 2019 nel fondo Green Climate Fund per la responsabilità storica di aver cumulato emissioni straordinarie ne ha stanziati invece solo 7,6 circa il 19% dei fondi richiesti. Positiva anche la richiesta Europea di includere la Cina nei Paesi industrializzati, per cui far passare il gigante asiatico da "Stato ricevente" a "Stato finanziatore" della finanza climatica. La Cina col suo 33% di emissioni globali, che ambisce a tutti gli effetti ad essere considerata superpotenza mondiale, ancora oggi invece fa parte dei paesi in via di sviluppo e usa questa posizione per sottrarsi all'onere di partecipare a questo fondo Loss&Damage che tende a "risarcire" finanziariamente quei paesi poveri che subiscono le conseguenze delle emissioni CO2 altrui. Appuntamento a Dubai per il prossimo vertice Cop28.

Fonte dati "CO2 emissions of all world countries". Elaborazione Bruna Pisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

La dipendenza dalle materie prime dell'Unione Europea

La totale dipendenza dell'Unione Europea dalle materie prime considerate critiche

Ogni tre anni la Commissione UE pubblica un report "Resilienza delle materie prime critiche: tracciare un percorso verso una maggiore sicurezza e sostenibilità" con all'interno le strade che l'Unione dovrebbe intraprendere per raggiungere determinati ambiziosi obiettivi a medio e lungo termine per realizzare il Green Deal e con un elenco di materie prime essenziali per il funzionamento e l'integrità di una vasta gamma di ecosistemi industriali. Sono state esaminate 83 materie prime critiche e soprattutto i punti della catena del valore in cui la criticità si evidenzia e cioè l'estrazione e/o la trasformazione. Il piano d'azione dell'Ue per queste materie ha individuato rispettivamente 30 materiali e 137 prodotti che sono essenziali per la nostra industria e la nostra società e da cui l'Unione è fortemente dipendente. 

PERCHÉ SI DEFINISCONO CRITICHE

La criticità viene determinata da molteplici fattori. I due principali parametri utilizzati di determinazione sono l'importanza economica legata all'uso finale basato sull'applicazione industriale e il rischio di approvvigionamento che riguarda la concentrazione nei singoli paesi della produzione mondiale di materie primarie in rapporto al fabbisogno Ue, poi c'è la governance dei paesi fornitori con annessi gli aspetti ambientali, il contributo del riciclo di quelle materie prime secondarie, la sostituzione e le restrizioni commerciali nei paesi terzi.

Nell'infografica "DA CHI DIPENDE LA UE" ho evidenziato non solo la nota dipendenza del gas e del petrolio con gli ultimi dati uffciali delle forniture pre crisi energetica (2021) ma anche l'elenco completo dei paesi fornitori delle materie prime critiche con le relative % di fornitura (2020). Come si può facilmente vedere l'approvvigionamento di molte materie prime critiche è altamente concentrato, per esempio in Cina che fornisce il 98% delle Terre Rare Pesanti (HREE) e il 99% delle Terre Rare Leggere (LREE), la Turchia che fornisce il 98% del Borato e il Sudafrica che vende il 71% del fabbisogno di Platino con punte del 93% di Rutenio e 92% di Iridio, mentre si avvale di singole imprese della stessa UE per la sua fornitura di Afnio il 100% dalla Francia e dalla Spagna il 100% dello Stronzio.

DA CHI DIPENDE LA UE Infografica di Bruna Pisano ©RIPRODUZIONE RISERVATA
L'ELENCO DELLE CRITICHE UE 2020

Contiene 30 materie che sono: Antimonio Afnio Barite Bauxite Berillio Bismuto Borato Cobalto Carbone da coke Fosforo Fosforite Fluorite Gallio Germanio Gomma naturale Grafite naturale Indio Litio Magnesio Metalli del gruppo del Platino Niobio Scandio Silicio metallico Tantalio Terre Rare pesanti Terre Rare leggere Tungsteno Titanio Stronzio Vanadio.  La Commissione monitora l'Elio, data la sua rilevanza per una serie di applicazioni digitali emergenti e il Nichel, vista crescita della domanda di materie prime per le batterie elettriche, questo elenco ufficiale viene usato in sede di negoziazione degli accordi.

QUATTRO LE MATERIE PIÙ RICERCATE AL MONDO

Le Terre Rare, critiche per il loro reperimento in nazioni problematiche o instabili politicamente, il Gruppo del Platino per la scarsità della presenza del metallo sulla crosta terrestre, i materiali per le batterie elettriche come il Cobalto, scavato nelle miniere del sud del mondo e difficile da reperire perché sottogruppo estrattivo di altri metalli e quindi soggetto strettamente alle limitazioni legate alla domanda specifica. Infine i preziosi materiali per la costruzione di prodotti aerospaziali e la nuova corsa di molti gruppi a viaggi in orbita in stazioni spaziali, luoghi in futuro di turismo spaziale ma oggi stazioni di studio e di esperimenti scientifici in assenza di gravità. 


QUALI LE APPLICAZIONI NELL'INDUSTRIA CON % DIPENDENZA UE
Antimonio 100%-Ritardanti di fiamma/Applicazioni nella Difesa/Batterie al piombo-acido 


Barite 70%-Applicazioni mediche/Protezione radiazioni/Applicazioni chimiche


Bauxite 87%-Produzione di alluminio
Berillio n.d.-Apparecchiature elettroniche e comunicazione/Componenti auto, aerospaziale e Difesa


Bismuto 100%-Industrie farmaceutiche mangimistiche/Applicazioni mediche/Leghe a basso punto di fusione


Borato 100%-Vetro ad alte prestazioni/Concimi/Magneti permanenti


Cobalto 86%-Batterie/Superleghe/Catalizzatori/Magneti


Carbone da coke 62%-Coke per l'acciaio/Fibre di carbonio/Elettrodi di batterie


Fluorite 66%-Produzione di acciaio e ferro/Refrigerazione e condizionatori/Produzione alluminio e altri processi metallurgici


Gallio 31%-Semiconduttori/Celle fotovoltaiche


Germanio 31%-Fibre ottiche e apparecchiature ottiche a infrarossi/ Celle solari satellitari/Catalizzatori di polimerizzazione


Afnio 0%-Superlega/Barre di moderazione/Ceramica refrattaria
Indio 0%-Display a schermo piatto/Celle fotovoltaiche e fotonica/Saldature


Litio 100%-Batterie/Vetro e ceramica/Metallurgia ell'acciaio e dell'alluminio


Magnesio 100%-Leghe leggere per i settori auto, elettronico, imballaggi, edilizia/Agente di desolforazione per la produzione di acciaio


Grafite naturale 98%-Batterie/Materiali refrattari per la produzione dell'acciaio


Gomma naturale 100%-Penumatici/Componenti in gomma per macchinari e articoli per la casa


Niobio 100%-Acciaio ad alta resistenza e superleghe per i trasportie le infrastrutture/Applicazioni ad alta tecnologia (condensatori, magneti, superconduttori...)


Fosforite 84%-Concime minerale/Composti del fosforo


Fosforo 100%-Applicazioni chimiche/Applicazioni nel settore della Difesa


Scandio 100%-Celle a combustibile a ossidi solidi/Leghe leggere


Silicio metallico 63%-Semiconduttori/Fotovoltaico/Componenti elettronici/Siliconi


Stronzio 100%-Magneti di ceramica/Leghe di alluminio/Applicazioni mediche/Pirotecnica


Tantalio 99%-Condensatori per dispositivi elettronici/Superleghe


Titanio 100%-Leghe leggere ad alta resistenza nell'Aeronautica/Spazio e Difesa/Applicazioni mediche


Tungsteno n.d.-Leghe per Aeronautica/Spazio/Difesa e tecnologia elettrica/Utensili per la fresatura, taglio e l'estrazione


Vanadio n.d.-Acciaio microlegato ad alto snervamento nell'Aeronautica/Spazio/Reattori nucleari/Catalizzatori chimici


Metalli gruppo del Platino 100%-Catalizzatori chimici e per l'industria auto/Celle combustibile/Applicazioni elettroniche


Terre Rare Pesanti e Terre Rare Leggere 100%-Magneti permanenti per motori elettici e generatori di elettricità/Fosfori per l'illuminazione/Catalizzatori/Batterie/Vetro e ceramica

In questo contesto globale di forte richiesta, il report informa che dai dati disponibili e in previsione al 2050 con la stima della domanda di materie prime e i rischi di reperimento legati alle catene di approvvigionamento le criticità attuali sono: per le batterie delle auto elettriche e per lo stoccaggio dell'energia l'UE avrebbe bisogno, rispetto all'attuale approvvigionamento, per il 2030 di una quantità di Litio fino a 18 volte superiore e per il 2050 di 60 volte superiore; stessa cosa per il Cobalto fino a 5 volte superiore nel 2030 e di una quantità di 15 volte superiore per il 2050; per la domanda per il 2050 di Terre Rare utilizzate nei magneti permanenti (disprosio, neodimio, praseodimio, samario. Le Terre Rare restanti sono: ittrio, lantanio, cerio, promezio, europio, gadolinio, terbio, olmio, erbio, tulio, itterbio e lutezio) fondamentali per i veicoli elettrici, le tecnologie digitali o i generatori eolici, potrebbe decuplicare. 

Per uno smartphone sono stati scavati 30kg di rocce in qualche miniera ed è un po' il simbolo del valore di queste materie. Contiene oltre alla plastica, ferro, argento, palladio, rame, cobalto, tungsteno, poi altri materiali meno preziosi, un grammo di Terre Rare e 24 mg di oro. Ogni anno al mondo vengono venduti circa un miliardo e mezzo di nuovi smartphone quindi servono 45 milioni di tonnellate per estrarre in media 36 tonnellate d’oro, 375 di argento, 13,5 di palladio, 13.500 di rame e 5.250 di cobalto. Questo piano della Commissione prevede la trasformazione dell'Europa in una società ad impatto climatico zero nel 2050 che si basa essenzialmente sull'utilizzo di queste materie molto molto rare e molto molto scarse nel nostro continente. La caccia alle Terre Rare per la rivoluzione Green Deal è iniziata. 

Fonte: European Commission report on the 2020 criticality assessment; infografica Bruna Pisano © RIPRODUZIONE RISERVATA

Oriente e Occidente, il nuovo assetto mondiale

Oriente e Occidente, il nuovo assetto mondiale si gioca essenzialmente tra Usa, Cina e Russia ma soprattutto sull'influenza che queste potenze proiettano sui Paesi vicini attraverso alleanze militari come Nato Aukus e Csto, organizzazioni multilaterali come Ue e Sco e dialoghi strategici come Quad. 

Il vertice SCO, Shanghai Cooperation Organization di settembre 2022 tenutosi a Samarcanda ha riunito decine di Paesi del quadrante orientale del globo. Dai colossi Russia, Cina e India, alle ex Republiche sovietiche e grandi Paesi importanti come il Pakistan, alcuni Stati osservatori come lo strategico Iran o partner con cui fare affari perché ricchissimi di materie prime e leader nella produzione di petrolio come l'Arabia Saudita e il Qatar non a caso sono stati siglati 40 accordi, oppure sul Mediterraneo con un ponte ideale verso l'Egitto e infine la Turchia che si è trovata su due tavoli cercando di mettere in campo tutto il peso della sua posizione geografica privilegiata tra i due continenti.

Nell'infografica si possono vedere come si stanno posizionando i due blocchi contrapposti Occidentale e Orientale, con i rispettivi Paesi in campo tra gli Oceani Atlantico, Indiano e Pacifico.

La Morsa dell'Occidente. I nuovi blocchi. Infografica di Bruna Pisano © RIPRODUZIONE RISERVATA
I due blocchi ben visibili 

Da una parte l'Occidente Atlantico a guida degl Stati Uniti, con i Paesi NATO, la UE e nell'Indo Pacifico i membri di AUKUS, Australia, United Kingdom, United States Security Treaty, i potenziali membri Giappone e Nuova Zelanda; poi il Quadrilateral Security Dialogue (QUAD) con Australia, Stati Uniti, Giappone e India. 

Dall'altra l'Oriente con i membri del CSTO, Collective Security Treaty Organization, con Armenia, Bielorussia, Zakakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan; lo SCO Shanghai Cooperation Organization, con Cina India Kirghizistan, Pakistan, Russia, Tagikistan, Uzbekistan; osservatori interessati all'adesione allo SCO Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia infine i partner di dialogo SCO Arabia Saudita, Azerbaigian, Cambogia, Egitto, Nepal, Qatar, Sri Lanka e Turchia, quella stessa Turchia che vive anche nel blocco Occidentale, così come l'India che partecipa al QUAD.

I leader dei Paesi protagonisti del vertice di SCO a Samarcanda
Sicuramente con la guerra in corso, la Russia di Putin gioca quest'anno un ruolo da protagonista a caccia di alleanze strategiche e contratti economici favorevoli, la sensazione che il simbolo russo dell'aquila bicefala con lo sguardo orientato verso l'occidente e uno verso l'oriente, da quest'anno sembrerebbe posizionarsi definitivamente a Est.

L'incontro atteso tra Putin e Xi Jinping a Samarcanda

Secondo molti osservatori le vicende di quest'anno e questi vertici rappresentano un punto di svolta nella creazione di un nuovo assetto mondiale di quel nuovo mondo, non più unipolare con il grande protagonista americano in campo, ma un assetto multipolare, dove le economie emergenti nell'area orientale reclamano il loro ruolo e fanno sentire tutto il loro peso e con la composizione di questi blocchi si accingono ad affrontare quello che sarà il decennio più pericoloso del dopoguerra.

Storie dal mondo. Il mondo che verrà. Decennio Pericoloso. Infografica di Bruna Pisano per TPI The Post Internazionale.

Disponibile sulla versione digitale https://www.tpi.it/cronaca/settimanale-the-post-internazionale


 






Tutti i numeri sull'aborto in Italia, tra luci e ombre

I numeri sull'aborto in Italia a distanza di 44 anni dal primo referendum del 1978 che ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all'interruzione di gravidanza fino ad allora considerato reato e punito dagli articoli 545 e seguenti del Codice penale con la reclusione fino a 12 anni.

Fu lo stesso anno del rapimento Moro, per capire il contesto storico e il clima nel Paese, quel 1978 quando il radicale Marco Pannella propose il Referendum sull'aborto con il raggiungimento del quorum, legge promulgata poi dal presidente della Repubblica Giovanni Leone, anche se il percorso che portò la politica e il paese alla depenalizzazione fu lungo e difficile e ci volle un altro referendum nel 1981.

Nell'infografica tutti in numeri del Ministero della Sanità 2020 nel "Rapporto attuazione della Legge 194/78" in Italia.

I numeri sull'aborto in Italia. Infografica di Bruna Pisano per TPI, © RIPRODUZIONE RISERVATA

In questi 44 anni la società italiana è cambiata nel profondo e attraverso i dati del Ministero si può tracciare l'identikit di che oggi decide di interrompere una gravidanza. È una donna italiana in particolare vive al Nord, ha un titolo di studio di scuola media superiore e un lavoro e fa ricorso all'interruzione di gravidenza nelle prime 8 settimane di gestazione.

La tipologia più usata è l'aborto terapeutico al 64,9%, nella fascia di età presa in esame 15-49 anni, il tasso di abortività in Italia è del 5,4 per 1.000 con un totale di 66.413 aborti, dati 2020. nelle regioni del Nord Italia si praticano quasi la metà del totale degli interventi con un tasso del 5,6 per 1.000, mentre nel Centro Italia il tasso è del 6,1 per 1.000.

Attiviste pro legge a Verona nel 2018 (Non una di meno)
Poi c'è la difficoltà di accesso alla legge in molte aree del Paese con regioni che hanno percentuali all'84,5% di obiettori di coscienza soprattutto ginecologi che di fatto impediscono l'applicazione, come per esempio nella Provincia di Bolzano, nel Molise, nelle Marche e in Sicilia, all'inverso invece la Valle d'Aosta rappresenta la regione col minor numero di ginecologi obiettori il 25% dove resta più facile accedere all'interruzione di gravidanza. In totale nel 2020 gli obiettori di coscienza al 64,6% sono ginecologi, al 44,6% sono anestesisti e al 32,2% il personale medico generico.
Attiviste pro legge e pillola RU486 a Verona

Resta come dato molto positivo il dimezzamento in 14 anni dei numeri delle donne che ricorrono all'interruzione di gravidanza, da 121.301 nel 2008 in discesa a 66.413 nel 2020, nonostante la difficoltà di approccio all'applicazione della legge 194/78 soprattutto in molte regioni per l'alto numero di personale obiettore. 

Cover Story approfondimenti per il Magazine TPI The Post Internazionale www.tpi.it

https://www.tpi.it/cronaca/aborto-perche-tsunami-pro-life-puo-travolgere-italia-202206309121152 

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Fonte dati infografica "Rapporto attuazione della legge 194/78" del Ministero della Sanità 2020

Infografica ed elaborazione dati Bruna Pisano/@brunapisano_visual



La guerra per la conquista delle ricchezze dell'Artico

La guerra per la conquista delle ricchezze del Polo Nord da parte dei blocchi USA NATO da una parte e RUSSIA CINA dall'altra è entrata nel vivo.

IL POLO NORD CONTESO. Nella sezione delle Storie dal mondo del Magazine TPI, The Post Internazionale, un approfondimento sull'escalation del conflitto in Ucraina con un interessamento dell'area dell'Oceano Artico, dove in realtà il faccia a faccia tra i veri contendenti di questa guerra già esiste da tempo. Si tratta del Polo Nord e di tutte le rotte commerciali vecchie e nuove che lo attraversano e che riducono i tempi degli scambi tra continenti facendo lievitare i profitti.

Nell'INFOGRAFICA il nuovo fronte di battaglia e il Consiglio Artico.

Il Polo Nord Conteso. (Finlandia e Svezia nella Nato dal 2023). Infografica di Bruna Pisano ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nuove rotte commerciali, giacimenti di petrolio, gas e minerali rari: il Circolo polare artico ospita il 22 % delle risorse energetiche mondiali non ancora sfruttate e lo scioglimento dei ghiacci favorisce la navigabilità, diminuendo di quasi un terzo i tempi di collegamento tra i continenti. Non a caso la militarizzazione dell'area è in aumento, una competizione che rappresenta un'ulteriore fonte di attrito tra Nato e Russia, accresciuta dalla richiesta di adesione all'alleanza di Svezia e Finlandia, entrambe membri del Consiglio Artico, dove Mosca è ormai isolata dall'Inizio dell'invasione dell'Ucraina.

Basta vedere la mappa dettagliata di questo nuovo fronte di battaglia che vede in campo una spartizione delle enormi risorse energetiche come petrolio, gas, minerali rari, indispensabili per la tecnologia, che sono nascoste in profondità nelle gelide acque dell'Artico e dell'inevitabile lotta per il suo sfruttamento commerciale. 

Il Polo Nord. ©airpano. Ru

LE ROTTE COMMERCIALI. Il mitico Passaggio a Nord Ovest che collega gli Oceani Atlantico e Pacifico e riduce di 5 mila km la distanza tra Europa del Nord e Asia. Il Ponte Artico una rotta lunga 6.700 km che collega Churchill in Canada a Murmansk in Russia con deviazione per Reykjavik in Islanda. La Rotta del Mare del Nord lunga 4.800 km costeggia la costa settentrionale russa ed è considerata strategica da Mosca. LE BASI AEREE. La dislocazione delle Basi USA-NATO in Canada in Alaska, in Groenlandia (Danimarca), le Isole Svalbard della Norvegia e le due basi aeree di Vidsel in Svezia e Rovaniemi in Finlandia sono le installazioni militari più a Nord dei due Paesi candidati a entrare nella Nato (nella Nato dal 2023). Dall'altra parte ci sono le decine di basi militari del paese più grande al mondo che è la Russia dalla Penisola di Kola alla Kamcatka oltre lo stretto di Bering.

Il Polo Nord©airpano. Ru
IL CONSIGLIO ARTICO. È un forum a cui partecipano diversi Paesi che discutono e affrontano i problemi della gestione di questo delicato territorio e la tutela della popolazione indigena dell'Artico. Si riunisce ogni sei mesi e ogni Paese ogni due anni può detenere la Presidenza e organizzare una Conferenza sui risultati e fare proposte per il futuro della regione Artica. Otto i paesi membri Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Stati Uniti e Svezia. Poi ci sono i Paesi osservatori permanenti che sono Cina, Corea del Sud, India, Giappone, Italia, Singapore e Svizzera. Altri Paesi ossevatori sono Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Spagna e Unione Europea. Gli attuali Paesi membri hanno chiesto l'uscita della Russia dal Consiglio Artico.

Insediamenti Artici
Chi conquista questo fazzoletto in cima al globo si assicura un dominio importante sul futuro del pianeta, orientato verso un mondo avanzato e tecnologico e bisognoso di energia e di terre rare e preziose. Si affacciano dunque su questo tesoro sommerso il Canada, Gli Stati uniti, la Danimarca, la Norvegia e Svezia e Finlandia da una parte, vecchi paesi Nato e forse nuovi ingressi e dall'altra l'enorme continente russo che sta aumentando con la collaborazione della Cina di Xi Jinping.

Insomma una situazione esplosiva che con la guerra in Ucraina potrebbe mettere ulteriormente in crisi i rapporti tra le grandi superpotenze mondiali e aprire nuovi fronti di scontro questa volta sì veramente pericolosi da vera Terza Guerra mondiale.

Elaborazione grafica di Bruna Pisano per TPI, The Post Internazionale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

 


L'universo secondo Musk l'uomo più ricco del mondo

L’universo secondo Elon Musk: ecco chi è e come immagina il futuro l’uomo più ricco del mondo

Tutto è cominciato 20 anni fa quando eBay acquisì PayPal, la società di pagamenti co-fondata da Elon Musk, che allora ottenne 176 milioni di dollari, quasi tutti reinvestiti in Tesla e SpaceX, mentre ora il suo patrimonio netto è stimato in oltre 200 miliardi di dollari. Ho realizzato questa infografica per il Magazine italiano TPI per meglio capire l'incredibile quello che senza ombra di dubbio impero di Elon Musk il bizzarro ma geniale sudafricano che ad oggi risulta essere il più ricco del mondo con un patrimonio straordinario anche per la sua giovane età di 208,5 miliardi di dollari davanti a pezzi da novanta come Harnault, Besoz, Gates e Buffett. 

Attività dai 24 ai 45 anni in settori strategici della tecnologia e dello spazio: 

24 anni: ZIP2 27 anni: X.com/Paypal 31 anni: Space X; Everdream 32 anni: Tesla 34 anni: Game Trust 35 anni: Solarcity; Mahalo.com/Inside 36 anni: OneRiot 39 anni: Halcyon Molecular; DeepMind; Stripe 42 anni: Vicarious 44 anni: OpenAI 45 anni: Neuralink; Boring Company

ELON CONNECTION, la galassia di Musk. Infografica di Bruna Pisano ©RIPORDUZIONE RISERVATA

È geniale, trasforma in oro (quasi) tutto quello che tocca e vuole risolvere i grandi problemi dell’umanità. Ma è anche un giocatore incallito dietro cui si cela il caro vecchio capitalismo.

di Gian Maria Volpicelli per TPI

Nel dicembre del 2021 Grimes, la cantante e musicista canadese a cavallo tra pop e musica elettronica, ha pubblicato il video ufficiale del suo nuovo singolo, dal titolo Player of Games. Nel video, le sonorità stralunate della canzone fanno da sfondo a uno scenario da film fantasy: Grimes passa quasi sette minuti in compagnia di un cavaliere dalla scintillante armatura, sfidandolo prima a scacchi, poi in un duello con spade laser, poi ai videogiochi, e finalmente in uno scontro all’arma bianca, che si conclude con la cantante trafitta al cuore dal cavaliere. Il testo del brano racconta una storia d’amore infelice con un giocatore che mette la sete di avventura prima di tutto: «Amo il giocatore più grande di tutti, ma lui amerà sempre il gioco più di me. Vola via, nella fredda distesa dello spazio». Una canzonetta senza troppe pretese, se non fosse per un dettaglio: fino a pochi mesi fa, Grimes era la partner di Elon Musk, il fondatore di SpaceX, nonché amministratore delegato di Tesla, e creatore o co-creatore di PayPal,
SolarCity, Neuralink, The Boring Company e OpenAI, e probabile futuro proprietario di Twitter. È inevitabile pensare che il Player of Games – il giocatore pronto a partire per lo spazio profondo – sia Elon Musk.

Un’icona ludica

C’è una tensione profonda alla radice della persona, o del personaggio, di Musk. Da un lato, si tratta dell’uomo più ricco del mondo, di un portento del software, dell’ingegneria e della finanza che a 50 anni ha accumulato un patrimonio di 200 miliardi di dollari creando cose tangibili – razzi, satelliti, auto elettriche, pannelli solari, tunnel – in un’epoca in cui la maggior parte dei multimiliardari americani si sono arricchiti a furia di app, pubblicità online, e facendo indigestione dei dati personali dei navigatori della rete. È un imprenditore visionario che, a quanto dice, vuole risolvere i grandi problemi dell’umanità, dal cambiamento climatico ai rischi dell’intelligenza artificiale, fino, con The Boring Company, al più banale traffico. 

Dall’altro, c’è qualcosa di radicalmente poco serio, postmoderno, eternamente ironico e ludico attorno a Musk. Il suo amore per i giochi è famigerato: le interviste in cui racconta di aver iniziato la sua carriera nel tech a soli 12 anni, creando (e vendendo per 500 dollari) un videogioco a tema spaziale si sprecano, così come si sprecano i suoi tweet e le dichiarazioni su come sia appassionato di blockbuster videoludici, da Elden Ring a Cyberpunk 2077, a Skyrim. Nella sua iconica apparizione da presentatore dello show televisivo comico Saturday Night Live, nel maggio 2021, uno sketch prevedeva Musk e Grimes vestiti come personaggi di Super Mario.

Elon Musk/Paul Hennessy/SOPA Images/LightRocket via Getty Images

Nel suo libro biografico su Musk del 2015, l’autore Ashlee Vance spiega come, dopo aver venduto la sua prima startup Zip2, il miliardario si sentisse «come un personaggio dei suoi adorati videogiochi, che era salito di livello. Aveva risolto la Silicon Valley». L’idea che Musk prenda la vita come un videogame, come un grande gioco in cui le regole si possono ignorare, piegare, o hackerare con i trucchi giusti, non è campata per aria. Dopotutto, Musk si è detto più volte convinto che la nostra realtà è probabilmente una simulazione à-la Matrix, e il confine tra simulazione e videogame è labile. (Non a caso, nel 2014, il Washington Post pubblicò un’intervista con il cugino di Musk, Lyndon Rive, in cui quest’ultimo lo paragonava esplicitamente a Neo, il protagonista-hacker del film del 1999: «Elon è Neo: vede gli zero e gli uno. Ha una maniera di guardare il mondo diversa».) 

Ma questa forma mentis emerge più prosaicamente in alcuni dei fatti più controversi di cui Musk è stato protagonista negli ultimi anni: come il suo uso strategico di Twitter per far salire il prezzo delle azioni di Tesla o quello delle criptovalute Bitcoin e DogeCoin, o ancora il suo sostegno nel gennaio 2021 alla frenesia attorno alla catena di negozi di videogiochi GameStop – un episodio di mania collettiva in cui milioni di piccoli investitori hanno comprato azioni di GameStop sulla app di trading Robinhood in un gesto di trollaggio finanziario. Voi e le autorità finanziarie, la chiamate manipolazione del mercato, Musk probabilmente la chiama “playing the game”: il premio sono i miliardi, la soddisfazione di spiazzare e confondere giornalisti e analisti finanziari, e la popolarità presso vaste fette della popolazione mondiale (nessun fantastiliardario in tempi recenti può vantarsi di aver guadagnato un seguito cult come quello ottenuto da Musk). O, forse, il premio è la capacità di attrarre l’attenzione dell’umanità, per poi incanalarla verso i suoi obiettivi più ambiziosi e nobili. A che gioco gioca Musk?

 Qual è il suo End Game? ...  https://www.tpi.it/tecnologia/elon-musk-chi-e-come-immagina-futuro-20220526902903/

Elon Musk, Tesla Factory, Fremont, Usa

L'universo secondo Elon Musk. Magazine TPI
Infografica di Bruna Pisano per il Magazine italiano TPI The Post Internazionale ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Il cambiamento climatico e la tutela delle foreste

L'importanza delle foreste e la loro tutela può contribuire a mitigare il cambiamento climatico in atto molto visibile negli ultimi decenni.

Quando fa caldo così come in questo periodo estivo dove si registrano temperature elevate anche nel Nord Europa a ridosso dei 40°C le varie ondate di calore vengono chiamate con nomi poco scientifici come Nerone, Flegentonte, Lucifero, Caronte e l'ultima Apocalisse 4800 per comunicare in maniera molto efficace la loro potenza distruttrice.

Poi c'è il problema dell'acqua, dei ghiacciai che franano, i deserti che avanzano, insomma siamo preoccupati per tutti quei fenomeni che accompagnano spesso l'idea di un clima fuori controllo. E soprattutto la parola inquinamento ci fa sentire come dei killer costantemente sulla scena del crimine e il CO2 diventa il veleno per l'ambiente. Ma sappiamo davvero cos'è il carbonio? Sappiamo che il suolo quello su cui camminiamo tutti i giorni è il secondo serbatoio di carbonio dopo gli oceani e che il carbonio è la chiave del sistema climatico…

 La Nostra Terra. La fotosintesi del CO2. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

Cos'è la fotosintesi del CO2 ed altri passaggi che solo alcuni esperti in materia ne conoscono oggi nel dettaglio i passaggi fondamentali è sintetizzata in questa illustrazione è facile ricondurre gli elementi al loro posto e capire che le foreste attraverso i raggi solari respirano ed emettono quel carbonio in maniera equilibrata e danno la vita alle piante e agli animali e solo un eccesso di carbonio che diventa "cattivo" provoca il famoso effetto serra. E quello sì che dipende da noi.

Oltre ai roghi e alle tempeste di vento o neve che distruggono le foreste ci sono anche insetti e per formare un centimetro di suolo messi in fila occorro oltre mille anni. Possiamo sostenere che le generazioni passate neanche così remote magari quelle dei nonni e bisnonni, che vivevano in una società prevalentemente agricola, conoscevano bene il funzionamento del suolo, lo rispettavano, pulivano gli alvei dei fiumi, seguivano le stagioni e i loro processi, conoscevano l'attenzione e la cura degli alberi come compagni di viaggio senza i quali il raccolto poteva essere a rischio e quindi a rischio la sopravvivenza stessa dell'uomo e della società. 

L'importanza quindi delle foreste e la loro tutela può contribuire a mitigare il cambiamento climatico perché le foreste respirano e il carbonio che viene immagazzinato è fondamentale nei processi di sopravvivenza del mondo. Un eccesso di carbonio provoca l'aumento dell'effetto serra. L'agricoltura bio potrebbe ridurre le emissioni di carbonio rispetto ai metodi tradizionali. Il suolo fornisce molte di quelle cose di cui l'uomo ha bisogno per sopravvivere: dalla difesa delle ondate di calore nelle città, al 95% di alimenti prodotti nella terra, dal filtraggio delle acque al contenimento delle alluvioni. Infine ospita 1/4 delle biodiversità del mondo. Insomma un pianeta da proteggere.

Foto Esa
 Di Bruna Pisano-infograficapisano-brunapisano_visual ©RIPRODUZIONE RISERVATA



 

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