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Raffaello e il San Michele e il Drago del Louvre

Raffaello Sanzio e il San Michele e il Drago del Louvre di Parigi, l'Arcangelo avversario di Satana rappresentato sempre con la spada.

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29 settembre Il giorno dell'Arcangelo. 

Questa piccola opera (31x27 cm) ad olio su tela che ho scelto è il "San Michele e il Drago" di Raffaello Sanzio oggi è esposta al Louvre di Parigi dopo varie peripezie che la portarono in Francia alla corte di Luigi XIV. Il genio italiano la dipinse nei primi anni del 1500 forse il 1505 nel suo periodo di Urbino alla corte di Guidobaldo da Montefeltro e probabilmente faceva parte di una struttura a trittico.

L'ARCANGELO GUERRIERO
Di significato misterioso e di stile molto vicino al cupo ed enigmatico fiammingo Hieronymus Bosch troneggia nella scena l’Arcangelo Michele che con le ali ancora spiegate dalla discesa planare a terra dal cielo vestito con un'antica armatura e uno scudo di tipo crociato che compie due azioni, schiaccia con un piede il drago e con la spada si prepara a decapitarlo.

IL SIMBOLISMO DANTESCO
Il luogo è una specie di rosso inferno dantesco popolato da mostri di lettura simbolica, con sullo sfondo una città fiammeggiante che potrebbe raffigurare il Sesto cerchio dell'Inferno e la città di Dite popolata da eretici ed epicurei (il Nono Canto dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri).
A sinistra alcune sagome in sepolcri, che dovrebbe essere la punizione degli eretici e degli incappucciati che dovrebbero essere la raffigurazione dantesca degli ipocriti (CantoXXIII) mentre a destra dei bambini/putti aggrediti dai serpenti forse la tortura per i ladri (Canto XXIV).

IL SANTO AVVERSARIO DEL MALE
San Michele il protettore dei protettori, il principe delle milizie celesti, il nemico di Satana e degli Angeli Ribelli viene raffigurato sempre nell'atto di trafiggere il demonio sconfitto impegnato per l'eternità in quell'interminabile lotta contro le forze del male.

L'ARCANGELO AVVOCATO DELL'UMANITÀ
Nel quotidiano dell'uomo è lui San Michele il protagonista nelle grandi e nelle più piccole battaglie di tutti i giorni contro le suggestioni e il fascino del male e secondo la leggenda tramandata nei secoli sarà al nostro fianco come "avvocato" degli uomini a cospetto di Dio nel giorno del Giudizio.

Infograficapisano-BrunaPisano@RIPRODUZIONE RISERVATA

Malnutrizione. La "fame nascosta" e il futuro incerto

Malnutrizione. La "fame nascosta" e il futuro incerto delle nuove generazioni
"La fame permanente è un nemico subdolo che logora lentamente. Ben prima di diventare visibile, la malnutrizione pregiudica lo sviluppo fisico e mentale dei bambini. Quella cronica è provocata in primis da un’alimentazione errata, non dalla mancanza di cibo". 

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L'infografica sulla malnutrizione. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA
"Le cause sono da ricondurre alla povertà, alle catastrofi naturali, alle guerre o alla mancanza di conoscenze. La carenza di proteine, vitamine e oligoelementi unita a un’igiene insufficiente, a parassiti, alla scarsità di cibo e al consumo di acqua inquinata indebolisce durevolmente il sistema immunitario dei bambini. L’alimentazione insufficiente e le malattie sono all’origine di una spirale letale: un bambino anche solo leggermente malnutrito è molto più esposto a polmoniti, diarrea, malaria e morbillo. Soprattutto i piccoli sotto i due anni rischiano di subire danni irreversibili. I bambini colpiti da malnutrizione cronica non possono esprimere appieno il loro potenziale e incominciano con il piede sbagliato l’avventura della vita, il che si ripercuoterà su tutta la loro esistenza". (Unicef)

I volti della malnutrizione
L'infografica
Il numero di minori insufficientemente nutriti è in calo in tutto il mondo, eccetto che in Africa. Ma il sovrappeso e l’obesità infantile sono in aumento insieme al fenomeno della “fame nascosta”, che oltre a minacciare la crescita individuale danneggia lo sviluppo delle economie e delle società.

La chiave per capire la malnutrizione sta nel rapporto tra il Food system e il Food environment.
Food system: tutti gli elementi e le attività implicati nella produzione, lavorazione, distribuzione, preparazione e consumo del cibo. Food environment: insieme dei fattori che influenzano l’alimentazione, comprese la disponibilità del cibo, l’accessibilità economica e le abitudini.

La triade della malnutrizone
Denutrizione Sovrappeso e Fame nascosta

La mappa e il trend
La mappa dei dati in % della denutrizione, del sovrappeso e della fame nascosta nei bambini da zero a 5 anni. Il trend evidenzia in quasi trent'anni un calo dei denutriti ma una salita dei bambini in sovrappeso nel mondo.

La storia tipo di malnutrizione
Dalla nascita in sottopeso, fino ai 6 mesi di vita una nutrizione con latte in polvere, fino ai 4 anni cibo preparato in scatola, fino ai 9 anni alimentazione con prevalenza di carboidrati, grassi e zuccheri con rallentamento cognitivo e quindi del rendimento scolastico, fino ai 19 anni poca frutta e verdura molto junk food fino ad arrivare all'età adulta con un risultato di apprendimento scolastico povero e carenza di istruzione con un indirizzo lavorativo futuro di basso livello e con il rischio di far soffrire di "fame nascosta" anche le generazioni future.

"I bambini colpiti da malnutrizione cronica non possono esprimere appieno il loro potenziale e incominciano con il piede sbagliato l’avventura della vita, il che si ripercuoterà su tutta la loro esistenza e di riflesso sulla società".
Fonte: UNICEF, The State of the World's Children 2019. Children, Food and Nutrition: Growing well in a changing world, New York 2019, <www.unicef.org>. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Informazione. La crisi del giornalismo e il Covid-19

Informazione. La crisi del giornalismo e il Covid-19 una catastrofe mondiale
Il World Press Freedom Index, compilata da “Reporters Sans Frontières” (RSF), che valuta annualmente lo stato del giornalismo in 180 paesi, mostra che i prossimi 10 anni saranno "il decennio decisivo" per la libertà di stampa a causa della crisi che influenzano il futuro dell'informazione mondiale. La pandemia di Covid-19 evidenzia e amplifica le molteplici crisi che minacciano il diritto a informazioni libere, indipendenti, pluraliste e affidabili.
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Lo stato dell'informazione 2020. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

Il decennio decisivo per l'informazione
"Il decennio decisivo" per la libertà di stampa sarà a causa delle crisi che influenzano il futuro del giornalismo: geopolitico (aggressività dei modelli autoritari), tecnologico (assenza di garanzie democratiche), democratico (polarizzazione, politiche repressive), fiducia (sospetto, persino odio verso i mezzi di informazione) ed economico (impoverimento del giornalismo di qualità). Oltre a questi cinque tipi di crisi esiste ora anche una crisi sanitaria. C'è una chiara correlazione tra il giro di vite sulla libertà di stampa durante l'epidemia di Covid-19 e il posto dei paesi nella classifica mondiale. Cina e l'Iran, focolai dell'epidemia, hanno implementato massicci meccanismi di censura. In Iraq, l'agenzia di stampa Reuters ha visto la sua licenza sospesa per tre mesi, poche ore dopo aver pubblicato un dispaccio che metteva in dubbio i dati ufficiali dei casi di coronavirus. Anche in Europa, in Ungheria il Primo Ministro Viktor Orbán ha approvato una legge nota come "coronavirus" che prevede pene detentive fino a cinque anni per chi diffonde informazioni false.

Le principali lezioni dell'edizione 2020
Nel 2020, la Norvegia mantiene il posto per il quarto anno consecutivo, mentre la Finlandia mantiene la sua seconda posizione. La Danimarca è al terzo posto, a causa di un declino in Svezia e Paesi Bassi. All'altra estremità della classifica, pochi i cambiamenti. La Corea del Nord occupa l'ultimo posto dopo il Turkmenistan, mentre l'Eritrea rimane il peggior rappresentante dell'Africa. La Malesia e le Maldive, dopo un'alternanza politica, mostrano le due migliori progressioni nella classifica guadagnando rispettivamente 22 e 19 posti. Seguono il Sudan, che ha guadagnato 16 posizioni dalla caduta di Omar al-Bashir. A parte le maggiori cadute di questa edizione, Haiti, in cui i giornalisti si ritrovano presi di mira durante le violente manifestazioni che hanno scosso il paese per due anni, ha perso 21 posti ed è ora all'83a posizione. Le altre due battute d'arresto più importanti sono in Africa: nelle Comores e in Benin, due paesi in cui sono in aumento gli attacchi all'informazione.

La classifica 2020
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La classifica dei 180 paesi. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le 5 crisi che mettono a rischio il giornalismo
Crisi geopolitica
Una delle crisi più salienti è la crisi geopolitica alimentata da regimi dittatoriali, autoritari e populisti, che stanno lavorando per sopprimere le informazioni e imporre la loro visione di un mondo senza pluralismo e giornalismo indipendente. La Cina, che cerca di imporre un "nuovo ordine mondiale di informazioni", mantiene il suo modello di iper-controllo delle informazioni: la crisi sanitaria mostra gli effetti negativi su tutto il mondo. Dopo la Cina, l'Arabia Saudita e l'Egitto sono le più grandi prigioni del mondo per i giornalisti. La Russia sta impiegando mezzi sempre più sofisticati per controllare le informazioni online, mentre l'India ha imposto al Kashmir il coprifuoco elettronico più lungo nella storia del paese. In Egitto, la diffusione di "notizie false" giustifica non solo il blocco di pagine e siti Web, ma anche il ritiro dell'accreditamento.
Crisi tecnologica
La mancanza di adeguate normative nell'era della digitalizzazione e della globalizzazione della comunicazione ha creato un vero e proprio caos informativo. Propaganda, pubblicità, voci e giornalismo sono in diretta concorrenza. Questa crescente confusione tra contenuto commerciale, politico ed editoriale sbilancia le garanzie democratiche per la libertà di opinione e di espressione. Questo contesto favorisce l'adozione di leggi pericolose che, con il pretesto di limitare la diffusione di fake, consentono una maggiore repressione del giornalismo indipendente e critico. Come Singapore, il Benin ha messo in atto una nuova legge che dovrebbe combattere la disinformazione e il crimine informatico, ma che potrebbe essere utilizzata per limitare indebitamente la libertà di informazione. La pandemia ha amplificato la diffusione di voci e informazioni false velocemente come il virus. Eserciti di troll statali in Russia, Cina, India, Filippine e Vietnam stanno usando l'arma della disinformazione sui social media.
Crisi democratica
La crisi generata dall'ostilità e persino dall'odio contro i giornalisti nelle ultime due edizioni del World Press Freedom Index, si è molto intensificata. Ciò si traduce in atti di violenza più gravi e più frequenti e un livello di paura che non è mai stato visto in alcuni paesi. Politici di spicco o il loro entourage continuano a incoraggiare apertamente l'odio contro i giornalisti. Due capi di stato eletti democraticamente, Donald Trump negli Stati Uniti e Jair Bolsonaro in Brasile, per esempio continuano a denigrare la stampa e incoraggiare l'odio nei confronti dei giornalisti. Il "gabinetto dell'odio" che circonda il presidente brasiliano pubblica attacchi su larga scala alla stampa che fa rivelazioni sulla politica del governo fin dall'inizio dell'epidemia, Jair Bolsonaro ha persino intensificato i suoi attacchi ai media, che ritiene responsabili di una "isteria" destinata a generare panico nel paese.
Crisi di fiducia
La diffidenza nei confronti dei media sospettati di diffondere informazioni con dati inaffidabili continua a crescere: il 57% delle persone interrogate nell'ultimo sondaggio globale dal Trust Barometer Edelman, ritiene che i media potrebbero divulgare fake. Indeboliti da questa crisi di fiducia, i giornalisti diventano obiettivi privilegiati della rabbia dei cittadini durante le manifestazioni che si sono moltiplicate in tutto il mondo, come in Iraq, Libano, Cile, Bolivia, Ecuador, quando non sono anche vittime della violenza della polizia come in Francia. Un altro fenomeno sempre più visibile in Europa: in Spagna, in Austria, in Italia e in Grecia, quello dei gruppi nazionalisti o attivisti di estrema destra che attaccano apertamente la stampa, mentre i talebani in Afghanistan o alcuni fondamentalisti buddisti in Birmania non esitano a imporre violentemente la loro visione del mondo sui media.
Crisi economica
In molti paesi, la trasformazione digitale sta lasciando disastri nel settore dei media. Il calo delle vendite, il crollo delle entrate pubblicitarie e l'aumento dei costi di produzione e distribuzione legati in particolare all'aumento del prezzo delle materie prime, hanno portato a ridurre gli organici delle redazioni; la stampa americana per esempio ha perso la metà dei suoi dipendenti negli ultimi 10 anni. Ciò non è privo di conseguenze sociali ed è di grande impatto sulla libertà editoriale dei media  ovunque, perché i giornali in una situazione economica indebolita hanno meno capacità di resistenza.

La crisi economica ha accentuato anche i fenomeni di concentrazione e ancor più i conflitti di interesse, che minacciano il pluralismo e l'indipendenza dell'informazione. L'acquisizione di Central European Media Enterprises (CME) in Repubblica Ceca preoccupa diversi paesi dell'Europa orientale in cui CME controlla televisioni influenti. Le conseguenze della concentrazione si fanno sentire anche in Argentina e nel continente asiatico: in Giappone, la redazione rimane molto dipendente dalla gestione del “keiretsu”, questi grandi conglomerati che favoriscono gli interessi economici a danno dell'indipendenza editoriale. A Taiwan o nelle Isole Tonga, la logica commerciale a cui le organizzazioni giornalistiche aderiscono favorisce la polarizzazione e la ricerca di sensazionalismo, che contribuisce a screditare i media e accentuare la crisi di fiducia del lettore. 
Fonte e valutazioni: Edizione 2020 del World Press Freedom Index compilata da Reporters sans frontières (RSF) 2020. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

Yamamoto, addio all'ecclettico artista giapponese

MORTE DI UN ARTISTA VISIONARIO
«L’energia umana non ha limiti».
Kansai Yamamoto, il pioniere della moda proveniente dal Sol Levante che ha segnato la storia dello stile anticonformista degli anni ’70 londinesi ci ha lasciato il 21 luglio a 76 anni per leucemia in un ospedale di Tokyo.


Nato a Yokohama nel 1944, audace e visionario cresciuto e ispirato dalle arti tradizionali del Kabuki, fu il primo artista giapponese a sfilare a 27 anni a Londra nei bollenti anni '70 e subito amato da folle di giovani per la sua genialità innata. Primo riconosciuto designer giapponese nella capitale inglese, ha inventato con il suo estro colorato lo stile e l’immagine di molti artisti-musicisti internazionali del rock come David Bowie, John Lennon, Elton John, Stevie Wonder.

QUEL LEGAME SPECIALE
Quello tra Yamamoto e David Bowie in particolare fu un sodalizio unico e diede vita all’alter ego di Bowie col personaggio di Ziggy Stardust con fantastici outfit ispirati ad una leggenda giapponese che narra il rapporto tra la divinità e un coniglio bianco, costumi poi finiti, anche per la loro originalità e bellezza, in varie mostre nel mondo fino al Victoria&Albert Museum di Londra.

La collaborazione e l'amicizia con il Duca Bianco hanno caratterizzato buona parte della sua epoca d'oro, consentendogli tra l’altro di diventare il punto di ispirazione "trasgressiva" e riferimento per altri stilisti importanti come per esempio il francese Jean-Paul Gaultier "l'enfant terrible" della moda mondiale. Di Bowie Kansai disse: "Ho trovato l'estetica e l'interesse di David nel trascendere i confini di genere in modo incredibilmente bello".




L'AUDACIA E LA SFIDA
Restano incredibili i suoi progetti creativi, ritenuti audaci pezzi d'avanguardia anche oggi e che all’epoca sfidavano le norme e la tradizione stilistica dell’abbigliamento uomo/donna e che si distinguevano con tagli originali, design accattivanti carichi di colori e motivi brillanti e sorprendenti, e che lo hanno sempre distinto dalle icone classiche minimaliste della moda giapponese.

Ha partecipato come protagonista assoluto, grazie al suo genio ecclettico e visionario, al periodo storico più anticonformista e “colorato” della seconda metà del ‘900 e ha legato il suo nome a personaggi amati e che, anche grazie alla sua creatività, sono diventati poi icone immortali.


«Ha lasciato questo mondo in pace, circondato dalle persone che amava. Per me, non era solo il personaggio eclettico e pieno d’energia che il mondo conosceva, ma anche una persona premurosa, gentile e affettuosa. Conosceva il valore della comunicazione e mi ha ricoperta d’amore per un’intera vita» Ha scritto la figlia Mirai.
Bruna Pisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

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