INFOGRAFICA E DINTORNI

INFORMATION GRAPHICS E COMUNICAZIONE VISIVA

Il Rinascimento. Raffaello il genio della bellezza

IL MITO RAFFAELLO SANZIO IL PITTORE DELLA GRAZIA E DELLA BELLEZZA PER ECCELLENZA

(6 aprile Urbino 1483-Roma 1520)

Oggi 6 aprile di 501 anni fa, nel giorno del suo compleanno, moriva a soli 37 anni dopo 15 giorni di agonia per forti febbri, Raffaello, il maestro assoluto del Rinascimento italiano. Su questo meraviglioso artista che ha, nella sua breve vita in pratica 10 anni veri di attività, raccontato il suo mondo fatto di recupero del classicismo e reinventato in chiave moderna attraverso il suo talento è molto difficile scrivere in sintesi, molti più bravi ed esperti di me lo hanno fatto e lo faranno ancora, ma oggi ci tengo a scrivere alcune cose per ricordarlo.

Particolare della Scuola di Atene, autoritratto

LA PRIMA STARTUP DEL 1450

Mi voglio soffermare sulla sua visione moderna del ruolo dell'artista, fu il primo a organizzare attorno a sé una scuola di artisti che collaboravano con lui, sotto la sua rigida supervisione, per poter così far fronte alle tante commesse intraprese da consegnare ai committenti visto il suo enorme successo. Creò una tale "scuola di maniera" che poi alla sua morte prematura porterà lo stile raffaellesco attraverso i suoi allievi in tutta Italia.

IL SACCO DI ROMA

Quando con la discesa dei Luterani, i famosi Lanzichenecchi, con il Sacco di Roma (1527 per fortuna dopo la sua morte), che tra l'altro oltre a uccidere rubare stuprare e dare fuoco alla città, vollero incidere per sfregio il nome di Lutero sui capolavori del Vaticano, la scuola si sciolse e fuggendo i maestri, che avevano accompagnato Raffaello in vita, portarono il suo stile il "Rinascimento Italiano" oltre confine fino nel profondo Nord Europeo contribuendo alla nascita del Rinascimento Europeo. Roma dopo quella violenza non fu più la stessa. Il mito eterno di Raffaello influenzò tutto il periodo artistico a seguire e fu messo molto in risalto nell'800 con i Nazzareni (per i capelli lunghi) che importarono il suo modo e il suo stile alla ricerca della grazia assoluta nelle opere e traslando il tutto nel romanticismo della poesia della letteratura e nel teatro con il melodramma.

Il secondo sacco di Roma nel 1527
L'INCISIONE DEL BULINO
Raffaello capì anche con questa sua moderna visione dell'opera dell'artista a servizio della società con un'idea da imprenditore, l'importanza dell'INCISIONE (una delle tecniche si chiamava bulino) che usò per diffondere il suo stile e veicolando la diffusione del Rinascimento oltre confine. Il vero primo mezzo di "stampa e di comunicazione" prima della fotografia che l'artista usò subito capendone la forza, facendo pervenire alle botteghe di incisori di tavolette i disegni dei suoi quadri che venivano diffusi ovunque ancor prima della fine dell'opera e arrivarono ovunque anche nello studio in quel nord tedesco, a Norimberga, di Albrecht Durer.

Il Giudizio di Paride, disegno di Raffaello in incisione

IL PRIMO SOPRINTENDENTE DELLA STORIA

Possiamo considerare Raffaello come il primo soprintendente della storia: con lui si produsse una nuova sensibilità nei confronti dei beni culturali, alle origini di quella moderna. Vista l'amore dell'artista verso le antichità il Papa Leone X lo nominò a tutela del patrimonio artistico e soprattutto in difesa dei furti e delle vendite di opere e reperti storici.
Raffaello scrisse una famosa "Lettera a papa Leone X" (la trascrizione nell'Archivio di stato di Mantova) tra l'altro si leggeva “l’assunzione di responsabilità da parte di Raffaello e degli umanisti suoi contemporanei, a partire da Leone X, per la salvaguardia di un patrimonio monumentale unico, frammentario e minacciato, in nome della trasmissione della memoria e del passaggio di testimone all’età nuova”.  Nella nostra Costituzione si cita questa sensibilità che possiamo certamente ricollegare a Raffaello: Articolo 9: "La Repubblica promuove lo sviluppo e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

IL FUNERALE DEL MITO AL PANTHEON
Il suo funerale fu un evento straordinario e tutta la città di Roma pianse questo amato e adorato genio morto troppo giovane, le donne gettavano fiori dalle finestre su quel feretro portato da quattro cardinali verso il Pantheon.
Dal racconto del funerale di Raffaello, riportato da Audin, autore della vita di Leone X:
"Prima della partenza del corteo funebre verso la Rotonda, la folla si pressava intorno al corpo di Raffaello, chi baciava le frange del drappo mortuario, chi toccava la mano che aveva dipinto tanti capolavori, chi appoggiava le labbra sulla fronte che lo spirito di Apelle aveva animato per 37 anni. Il corteo era iniziato da Castel sant'Angelo. Era preceduto da una folla di carri, di cavalli, di uomini armati, poi seguivano le confraternite della città poste su due file illuminate da fiaccole, in seguito tutto quello che Roma possedeva di pittori, di scultori, di architetti, con una mano reggevano un ramo di cipresso, con l'altra un cero acceso, Seguivano i cardinali, i prelati, i preti, alla fine il feretro di Raffaello sostenuto da quattro cardinali in abito viola. Dietro il feretro camminavano a piedi il governatore, il tesoriere e tutta la magistratura di Roma. Il corteo era chiuso dalla guardia svizzera, dietro la quale si era adunata una folla immensa. Dalle finestre e dai balconi, le donne lanciavano dei fiori sui resti del glorioso artista, non ci fu occhio che non versasse lacrime. Era come un lutto immenso e una calamità pubblica. Dopo che ciascuno ebbe sparso l'acqua santa sul corpo del defunto, questo fu sistemato nella nicchia praticata accanto all'altare della Vergine, poi venne chiuso l'accesso alla nicchia con una pietra sulla quale fu incisa l'iscrizione che il Bembo fece in seguito in onore dell'artista. Il corpo rimase esposto nella chiesa per tre giorni".

ILLE HIC EST RAPHAEL TIMUIT QUO SOSPITE VINCI
RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI.
QUI E’ QUEL RAFFAELLO DA CUI, FIN CHE VISSE, MADRE NATURA TEMETTE DI ESSERE SUPERATA E QUANDO MORI’ TEMETTE DI MORIRE CON LUI.
La traduzione di un distico di Pietro Bembo (Venezia, 1470 Roma, 1547)

Insomma il principe degli artisti italiani un illuminato colto bellissimo amatissimo e innamorato della vita con la grazia e la bellezza dentro di sé che ha saputo trasferire nelle sue opere con grande maestria e senza difficoltà, e tutto questo patrimonio ora è proprio grazie a lui nel DNA di tutti noi italiani.

L'OPERA SCELTA: 

"LA SCUOLA DI ATENE". Nella Stanza della Segnatura, del 1509/1511, Musei Vaticani © Governatorato dello Stato della Città del Vaticano

L'opera in affresco esalta la ricerca razionale dell'uomo e rappresenta i più celebri personaggi dell'antichità. Si contano 58 figure tra filosofi e matematici che parlano e si confrontano tra loro in uno scenario classicheggiante in prospettiva tanto caro a Raffaello. I gruppi di personaggi sono disposti su due piani su una scalinata, e si dividono: il primo ai lati di una coppia centrale che sono Platone e Aristotele che parlano, il secondo gruppo a sinistra in cui ci sono i pensatori che si sono dedicati ai fenomeni terrestri e alla natura e un terzo gruppo a destra dove c'è l'autoritratto di Raffaello.

Nella struttura architettonica del fondo invece sulla gradinata dove si trovano i filosofi ai lati ci sono due statue classiche di marmo, a sinistra Apollo con sotto un bassorilievo di lotta e guerra e a destra Minerva con lo scudo e la testa di Medusa e sotto un altro basso rilievo con una figura femminile e lo zodiaco. Opera firmata ("RVSM": "Raphaël Urbinas Sua Manu").

LA COMPOSIZIONE DEI PARTECIPANTI

1) Zenone di Cizio
2) Epicuro o Rito orfico | Fedra Inghirami (alle cui spalle Federico Gonzaga bambino)
3) Federico II Gonzaga
4) Severino Boezio o Anassimandro o Aristosseno o Empedocle o Senocrate
5) Averroè (con il turbante)
6) Pitagora (che legge un libro)
6) Telaugue
7) Alcibiade
8) Antistene o Senofonte
9) Kalokagathia greca (cosiddetta Ipazia) | Il Sodoma
10) Eschine o Senofonte o Alcibiade
11) Parmenide o Senocrate o Aristosseno
12) Socrate (con la tunica verde)
13) Eraclito (raffigurato appoggiato a un blocco di marmo, intento a scrivere e rappresentato con i tratti di Michelangelo, impegnato in quel periodo a dipingere la vicina Cappella Sistina)
14) Platone (al centro che conversa)
15) Arisotele (accanto a Platone)
16) Diogene di Sinope (sdraiato sulle scale)
17) Plotino (con l'abito rosso ai piedi di Minerva)
18) Euclide o Archimede | Bramante (intento a disegnare una figura geometrica)
19) Zoroastro | Baldassarre Castiglione (con in mano un globo e la sfera terrestre)
20) Claudio Tolomeo
21) Apelle | Raffaello
21) Protogene | Il Sodoma o Perugino o Timoteo Viti

©Bruna Pisano. RIPRODUZIONE RISERVATA


Il Rinascimento. La magia di Piero della Francesca

RESURREZIONE. L'OPERA MAGICA DI PIERO DELLA FRANCESCA 

Una delle opere ad affresco e tempera che amo di più è certamente questa di Piero della Francesca l'artista di Borgo Sansepolcro vicino Arezzo in Toscana che la dipinse tra il 1450 e il 1463 mentre completava altri cicli di affreschi.

Resurrezione di Piero della Francesca, 1450/1463 Museo Civico di Sansepolcro. Arezzo

L'ALLEGORIA DELLA VITA

Un Cristo vivo e molto atletico come una statua antica, al centro perfetto dell'immagine, come al vertice di un triangolo immaginario, che si sveglia, e, con una posa inusuale e plastica, appoggia un piede al bordo del sarcofago, ed esce dalla tomba con in mano il vessillo del trionfo dei Crociati, mentre, alla base del triangolo, si vedono 4 splendidi soldati romani caduti addormentati, dividendo così con la sua figura dominante la composizione del paesaggio retrostante in due parti: la sinistra un luogo privo di vita invernale con alberi spogli, la parte destra un paesaggio estivo, caldo con la natura che si risveglia, un chiaro riferimento allegorico al ciclo della vita.


L'ISPIRAZIONE TRA IL SONNO E LA VEGLIA

Il richiamo visivo è anche il contrasto tra veglia e sonno dove la Divinità regna sempre vigile e protettiva verso l'umanità addormentata. Magnifici i quattro soldati romani un'alternanza di abbigliamento, pose e colori sgargianti tra berretti e mantelli e il secondo da sinistra senza l'elmo è un autoritratto dell'autore direttamente sotto il vessillo del Signore a sottolinearne l'ispirazione. 

Particolare Resurrezione, Museo Civico di Sansepolcro. Arezzo
 
Particolare, autoritratto Piero della Francesca

UN ARTISTA DI TRADIZIONE E NELLO STESSO TEMPO INNOVATIVO

Piero della Francesca (1416-1492) pittore e matematico italiano è una delle figure più rappresentative del Rinascimento italiano, esponente della seconda onda di pittori umanisti con uno straordinario stile pittorico sospeso tra perfezione geometrica e insieme arte a vari livelli di lettura sia filosofico che teologico, unendo infine influssi tradizionali e innovativi viaggiando tra la religione e nuove tendenze dell'Umanesimo. Tutto sempre con rigore prospettico e attenta ricerca della luce che mettesse in risalto tutta la plasticità delle figure umane, quasi sempre monumentali. Fu un grande ispiratore per tutta l'arte del Nord Italia e soprattutto veneta.

È una delle mie opere preferite, che secondo me al meglio descrive lo spirito di questa giornata. Perciò a tutti auspico di essere sempre pronti e svegli sull'umanità addormentata.

Buona Resurrezione!

Il Borgo di Sansepolcro, Arezzo Toscana Italia

http://www.museocivicosansepolcro.it/missione.aspx

©BRUNA PISANO, RIPRODUZIONE RISERVATA

Michelangelo Buonarroti uno dei geni italiani più amati

Michelangelo il genio toscano insuperabile

Il 6 marzo di 541 anni fa nasceva a Caprese vicino Arezzo in Toscana da una famiglia nobile Michelangelo Buonarroti uno dei più grandi artisti italiani di tutti i tempi. A 12 anni già alla bottega del Ghirlandaio uno dei più importanti artisti del '400 poi all'Accademia del giardino di San Marco sostenuta da Lorenzo il Magnifico che, intuendo la grandezza e la genialità, lo portò nella residenza dei Medici e da lì iniziò la sua meravigliosa vita da artista che lo renderà immortale.

Una delle opere scultoree più famose: David, 1501-1504, marmo bianco, Galleria dell’Accademia, Firenze
Pittore scultore urbanista architetto e poeta. Impossibile dimenticare il suo compleanno perché il suo genio immortale ci accarezza l'anima ancora oggi e in maniera definitiva scriveva e ci faceva sapere nei secoli la sua assoluta passione per la scultura:

"Questo sol m'arde e questo sol m'innamora" 

Michelangelo Buonarroti, David, 1501-1504
 I corpo trafugato e le due sepolture

Visse 88 anni fu sepolto all'inizio a Roma nella chiesa dei SS. Apostoli ma poi il corpo fu "sottratto" dal nipote che, temendo di essere scoperto, lo nascose avvolgendolo dentro alcuni tappeti e mercanzie e dopo un viaggio in carretto di una settimana arrivò a Firenze e scortato da tutti i maestri dell'accademia del tempo fu accolto a notte fonda da una folla immensa che illuminò il suo ultimo viaggio con torce accese e fu definitivamente sepolto in Santa Croce in un monumento straordinario scolpito dal Vasari. Dove riposa. Auguri maestro. (1457/1564)

Michelangelo Buonarroti 1471/1564 Ritratto
Prima sepoltura a SS Apostoli a Roma
La Tomba di Michelangelo, Basilica di Santa Croce, Firenze

La Tomba di Michelangelo, Basilica di Santa Croce, Firenze

La Tomba di Michelangelo  a Firenze

È opera del Vasari nel 1570 e si trova all’inizio della navata destra entrando nella Basilica di Santa Croce. Sopra al sepolcro si trovano tre sculture con atteggiamento di tristezza che simboleggiano l'inconsolabile dolore per la scomparsa del Maestro e che rappresentano le personificazioni della Pittura, della Scultura e dell’Architettura, ma l’insieme del sepolcro è una fusione tra pittura, scultura ed architettura. È sovrastata dal busto di Michelangelo (opera di Battista Lorenzi) ed è decorata dalle statue dell’Architettura (opera di Giovanni dell’Opera), della scultura (opera di Valerio Cioli), della Pittura (opera di Battista Lorenzi) e da affreschi opera di G. B. Naldini.

Basilica di Santa Croce dove si trova La Tomba di Michelangelo. Firenze
©Bruna Pisano. RIPRODUZIONE RISERVATA

La città Stato più piccola del mondo nel cuore di Roma

Il Vaticano e la Santa Sede quali sono le differenze della città Stato più piccola del mondo.

http://www.ilregno.it/documenti/2020/19/trasparenza-negli-appalti-vaticani-francesco

Per capire la struttura dello Stato più piccolo del mondo occorre conoscere la suddivisione amministrativa la struttura di controllo e l'organizzazione. In questa infografica è descritta la suddivisione organica della Città del Vaticano e della Santa Sede con il ruolo indiscusso e apicale di capo legislatore, esecutivo e giudiziario che è rappresentato dal Papa.

Organigramma Santa Sede e Città del Vaticano. ©Infograficapisano. RIPRODUZIONE RISERVATA
Città del Vaticano Nasce come stato nel 1929 con i Patti Lateranensi con il fine di assicurare un territorio alla Santa Sede per l’esercizio indipendente delle sue funzioni e della sovranità  “politica” del papa e della Santa Sede. Ha proprie leggi civili e penali, moneta propria (ora euro) targhe auto, servizio postale.

Santa Sede Suprema autorità di governo della Chiesa cattolica nel mondo, ha rapporti con gli stati e gli organismi internazionali, diritto di legislazione attiva e passiva, di intrattenere relazioni diplomatiche e di concludere trattati. È il complesso dei dicasteri, uffici, commissioni ed enti collegati.

Città del Vaticano. Foto ©BRUNA PISANO. RIPRODUZIONE RISERVATA
 
LA TRASPARENZA Nella struttura dell'organigramma vengono segnalate tutte le Riforme che sono state attuate nel tempo e soprattutto quella del 2014 che ha delineato una nuova governance al fine di creare delle strutture di controllo economico e di vigilanza sui dicasteri e sugli enti. Vengono anche segnalati i Bilanci della Città del Vaticano e di quello della Santa Sede con le situazioni patrimoniali di Entrate e Uscite e soprattutto il controllo dei flussi finanziari e il contrasto al riciclaggio e al finanziamento al terrorismo attraverso la vigilanza dell'AIF, Autorità di Informazione Finanziaria.

Impaginato Il Regno N.19/2020. RIPRODUZIONE RISERVATA

Trasparenza negli appalti vaticani
Lettera apostolica motu proprio sulla trasparenza nei contratti pubblici della Santa Sede
«Al fine di consentire una più efficace gestione delle risorse, ho… ritenuto di approvare un insieme di norme volte a favorire la trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici stipulati per conto della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano». In continuità con le riforme avviate a partire dal 2014 sugli assetti economici e sui criteri di gestione della curia romana e dello stato vaticano, il 1° giugno papa Francesco ha promulgato con il motu proprio Sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano una legislazione che costituisce un vero e proprio codice dei contratti e degli appalti (...)

 Su http://www.ilregno.it Documenti, 19/2020, 01/11/2020, pag. 601

Ercole e Lica di Canova alla Galleria d'Arte Moderna

DOPO LA CHIUSURA A CAUSA DELLE RESTRIZIONI COVID-19 DA FEBBRAIO 2021 RIAPRE AI VISITATORI LA GALLERIA D'ARTE MODERNA DI ROMA

http://www.galleriaartemodernaroma.it/

L'OPERA DI OGGI

Il gruppo marmoreo "Ercole e Lica" che Antonio Canova, artista di Treviso (1757-1822), iniziò nel 1795 e finì di scolpire nel 1815 dopo varie peripezie soprattutto politiche italiane del tempo che sconvolsero i suoi piani, si può ammirare oggi nella Galleria d'Arte Moderna di Roma.

Ercole e Lica di Antonio Canova©Foto Pisano RIPRODUZIONE RISERVATA
 
LA REPUBBLICA ROMANA

A Roma l'arrivo dei rivoluzionari francesi del generale Berthier che con le sue truppe si diede al saccheggio dei tesori del Vaticano fece fuggire nel 1798 il papa Pio VI e spinti dallo spirito giacobino e rivoluzionario proclamarono Roma una "Repubblica". Dopo questo affronto al papa, un esercito reclutato a Napoli di 70 mila uomini e comandato dal generale austriaco Karl von Marck arrivò a Roma per ristabilire l'autorità papale e i soldati napoletani si batterono in città contro i francesi che a loro volta organizzarono una controffensiva vincente a Civita Castellana nel 1798.

Il generale Berthier entra a Roma nel 1798
 

Canova intanto a Venezia attendeva momenti migliori per scendere a Roma e finire l'opera e appena i francesi abbandonarono la città, lasciandola in mano all'esercito napoletano/austriaco che dichiararono fallito l'esperimento della Repubblica Romana, decise di tornare. Nel 1800 quindi ecco l'artista di 43 anni di nuovo a Roma e al lavoro nel suo atelier romano dove riuscì finalmente a terminare la colossale opera che Torlonia acquistò e posizionò dove è oggi, dentro una grande sala rotonda a luce zenitale che il principe fece costruire all'architetto Valadier.

Ercole e Lica di Antonio Canova©Foto Pisano RIPRODUZIONE RISERVATA
LE RAZZIE FRANCESI

La notizia che i francesi erano in Italia per razziare le opere d'arte, come fecero anche i nazisti in tempi più recenti, fece il giro della penisola e chi più e chi meno riuscì a salvare qualcosa nascondendo le opere dei nostri maestri. Agli Uffizi, per esempio, fu grazie all'intervento di decine di muratori, manovali e imbianchini fiorentini che lavorarono notte e giorno per creare delle intercapedini e finti muri dove murarono e nascosero i Raffaello, Tiziano, Caravaggio e gli altri artisti. Tennero tra l'altro anche il segreto e così i francesi, che impiegarono molto tempo nella caccia, non riuscirono a trovare nulla grazie anche al perfetto lavoro di muratura degli operai di Firenze che contribuirono a salvare molti capolavori. 

John Jackson (1778 - 1831) – Artist (British) Ritratto Antonio Canova

LE OPERE RECUPERATE

Fu poi lo stesso Antonio Canova, il primo grande difensore del patrimonio artistico italiano, che si recò a Parigi per riportare in Italia centinaia di opere rubate dalle truppe francesi in Italia e in Vaticano tra dipinti e sculture che erano state trafugate per ordine di Napoleone per realizzare il suo sogno allestire cioè il Museo più grande e ricco del mondo: Il Louvre.

Foto gruppo marmoreo "Ercole e Lica" di BrunaPisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

I 30 eroi dell'informazione di Reporters sans frontières

Reporters sans frontières (RSF) elenca 30 eroi dell'informazione, nell'edizione 2020 del World Press Freedom Index, che si sono distinti dall'inizio della pandemia Covid-19. Giornalisti, whistleblower e media, con il loro coraggio, la perseveranza e anche la loro capacità di innovazione, hanno contribuito a diffondere informazioni affidabili, particolarmente vitali in tempi di eccezionale crisi.

Chiamandoli eroi dell'informazione RSF desidera rendere omaggio ai giornalisti, ai cittadini informatori e ai media che si sono distinti nella loro lotta per la libertà di stampa in un momento di crisi sanitaria mondiale e cerca anche di dimostrare che il caos informativo, acuito grazie alla pandemia, non è inevitabile e che le figure citate ad esempio possono rappresentare modelli di riferimento in un momento in cui è diventato urgente difendere le informazioni affidabili e combattere la disinformazione.

L'elenco che è visualizzato nella prima infografica, comprende 18 personaggi noti ma anche molti sconosciuti e quasi un terzo proviene dall'Asia, dove è iniziata l'epidemia di Covid-19, molti si trovano in Europa e in Asia centrale, mentre il resto sono cittadini di Africa, America e Medio Oriente. Qui ci sono le loro vite, le denunce, le persecuzioni, la prigione e anche per molti la morte.

Gli Eroi dell'informazione di RSF. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

La maggior parte ha in comune l'aver rivelato informazioni che mostrano la gravità della pandemia o la denuncia della cattiva gestione della crisi sanitaria da parte delle autorità del proprio paese. Alcuni sono giornalisti esperti, come la serba Ana Lalic, o investigatori combattivi come lo sloveno Blaž Zgaga, o dalle comore Andjouza Abouheir e il bielorusso Sergei Satsouk. 

Ma altri sono semplici cittadini che, di fronte all'urgenza e alla gravità della crisi sanitaria, hanno scelto di informare quante più persone possibile per salvare vite umane. È stato un oftalmologo, Li Wenliang, il primo ad avvertire il mondo dell'inizio di un'epidemia meteorica alla fine di dicembre 2019, e un avvocato, Chen Qiushi, che ha riferito sul caos ambientale che regnava nel negli ospedali di Wuhan, il primo focolaio del Coronavirus, grazie ai suoi video pubblicati sul suo blog. Il primo è morto di Covid-19, il secondo è stato messo in quarantena con la forza e non è mai ricomparso. 

In Venezuela, per un tweet che metteva in dubbio l'attendibilità dei dati ufficiali sulla pandemia, il giornalista indipendente Darvinson Rojas ha scontato 12 giorni di carcere. In India, per aver rivelato che le restrizioni al confinamento hanno portato i bambini affamati a nutrirsi di foraggi destinati al bestiame, il giornalista Vijay Vineet rischia di passare sei mesi in carcere. In Bangladesh, il famoso fumettista Ahmed Kabir Kishore rischia l'ergastolo per aver pubblicato sui social vignette che raccontano la vita politica nel suo paese durante la crisi del Covid-19 e che denunciano, tra l'altro, casi di corruzione. 

Interrogato dalla polizia per un articolo che metteva in dubbio la gestione della crisi sanitaria nel regno di Eswatini, il direttore del sito di notizie Swati Newsweek, Eugene Dube, è stato costretto all'esilio, il corrispondente del New York Times da Pechino Chris Buckley, dopo aver trascorso 76 giorni a Wuhan al culmine dell'epidemia di Coronavirus, è stato costretto a lasciare la Cina e per la prima volta in 24 anni, il suo visto non è stato rinnovato.
 
La seconda infografica contiene l'elenco delle 12 testate giornalistiche scelte da RSF che hanno denunciato la cattiva gestione della crisi e che hanno avuto il coraggio di rivelare informazioni sulla gravità della pandemia.
Gli Eroi del giornalismo di RSF. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

Il sito di notizie indipendente cinese-britannico Caixin che ha moltiplicato le rivelazioni mettendo in discussione la narrativa delle autorità cinesi. Diversi corrispondenti della Casa Bianca negli Stati Uniti si sono anche distinti per la loro perseveranza nel continuare il loro lavoro nonostante le avversità dell'amministrazione Trump e del suo entourage, mettendo sotto accusa della sua gestione della pandemia.

Questa crisi sanitaria ha anche rivelato iniziative innovative che hanno contribuito a facilitare la diffusione delle informazioni sulla diffusione del Covid-19.

In Africa, una web radio ivoriana, Wa FM, e un sito di informazione togolese, TogoCheck, si sono attivate per aiutare a diffondere informazioni utili sulla salute, la sicurezza e protezione delle popolazioni. 
 
In Brasile, i media si sono riuniti in una "crisi Gabinete" per informare le popolazioni abbandonate delle favelas, mentre i giornalisti della rete Wayuri hanno raccolto la sfida di informare più di 750 comunità indigene in Amazzonia.  
 
In Russia, 25 pubblicazioni raccolte all'interno di Syndicat-100 hanno anche istituito un sistema per aiutare il personale medico, gravemente colpito dall'inizio dell'epidemia, a riportare informazioni e allertare l'opinione pubblica.

RSF ha infine assegnato un tributo speciale ai giornalisti di Guayaquil, la capitale economica dell'Ecuador e primo epicentro dell'epidemia in America Latina per le loro immagini di cadaveri lasciati per le strade che hanno fatto il giro del mondo. Nonostante la poca preparazione e senza equipaggiamento protettivo, i giornalisti della stampa locale hanno continuato il loro lavoro di informazione e hanno riferito anche da aree altamente contaminate e morendo in tredici, dato di aprile 2020.

"Certains ont pris de tels risques pour informer sur la réalité de la pandémie qu’ils en sont morts, quand d’autres sont toujours portés disparus ou derrière les barreaux. Poursui- vis, agressés, insultés, ils sont nombreux à avoir payé le prix fort pour avoir défendu le droit à l’information et lutté contre les rumeurs et la désinformation qui aggravent les conséquences de la crise sanitaire. Ces nouveaux héros nous rappellent que le journalisme peut sauver des vies. Ils méritent toute notre attention et admiration". Il segretario generale di RSF Christophe Deloire
Fonte testi: Reporters sans frontières. "Les Héros de l'information au temps du coronavirus: le journalisme peut sauver des vies". Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA


Quando Caravaggio dipinse Lucia, la Santa della luce

Anche Caravaggio dipinse Santa Lucia, la santa con cui si festeggia la luce.
Nel 1608 ancora in fuga dalle carceri di Malta e inseguito dal mandato di cattura e la condanna a morte e arrivato in maniera rocambolesca a Siracusa in Sicilia, Caravaggio ottenne di poter "lavorare" ancora come pittore, nonostante la sua situazione di fuggitivo, ma con la reputazione in tasca di grandissimo artista che tutta l'Italia e non solo conosceva, che gli permise tra l'altro di lasciare dietro la sua fuga in giro per l'Italia e il Mediterraneo, immensi e inarrivabili capolavori, e per poter sopravvivere, dipinse un olio su tela Il Seppellimento di Santa Lucia oggi conservato al Santuario Santa Lucia al Sepolcro, nel luogo dove secondo la tradizione fu martirizzata. 

Il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio

Caravaggio l'ambienta nei sotterranei delle catacombe siciliane che nel quadro incombono sui presenti alla scena, con uno strano chiaro-scuro luce ed ombra, lontano dal classico stile che lo aveva reso celebre a Roma, e mette in primissimo piano due figure di energumeni che diventano i veri protagonisti della raffigurazione, nell'atto di scavare la fossa alla Santa decapitata mentre riceve l'ultima benedizione del Vescovo.

Dopo due anni nel 1610, Caravaggio morì a soli 38 anni di stenti e di malattia su una spiaggia in Toscana, tradito dal Cardinale Borghese che gli aveva promesso la grazia in cambio delle tele, che come un tesoro si portava dietro, ma come nelle peggiori storie, alla consegna, la promessa non fu mantenuta e tradito fuggì di nuovo disperatamente dai suoi persecutori in barca dal Lazio verso il suo ultimo viaggio, verso le coste toscane. L'artista più amato, anche per la sua tormentata e breve vita, che grazie alle opere di incredibile bellezza che ha lasciato è riuscito a cambiare per sempre il corso della storia dell'arte italiana ed europea.

Il Seppellimento di Santa Lucia è un'opera che ha molto viaggiato in questo periodo era in mostra al Mart di Rovereto, nonostante le polemiche nate a Siracusa nei mesi scorsi, con la promessa del rientro nella sua città il 13 dicembre in tempo per la festa della Santa. 

©BrunaPisano RIPRODUZIONE RISERVATA

Martino il Santo ungherese più venerato dell'Occidente

San Martino il più venerato dell'Occidente e come culto si riconduce ai significati e valori della terra e popolari molto diffusi. 

San Martino uno dei Santi più venerati dell'Occidente. Nato in Ungheria nel 315 dopo essere stato un militare fu ordinato vescovo di Tours nel 371 per l'evangelizzazione delle campagne della Gallia ancora in maggioranza legate al culto della terra. Viene rappresentato nella storia dell'arte mentre dona la metà del proprio mantello ad un mendicante, infatti la storia narra che condusse una vita monastica in un cenobio da lui stesso fondato e che, secondo la tradizione, nel vedere un mendicante seminudo patire il freddo durante un temporale, gli donò metà del suo mantello, poco dopo incontrò un altro mendicante e gli donò la sua altra metà: "subito il cielo si schiarì e la temperatura si fece più mite".

11 novembre L'ESTATE DI SAN MARTINO

Martino fu santo molto popolare nel Medioevo e come culto è da ricondursi anche a significati e valori popolari molto diffusi. A partire dalla cosiddetta estate di San Martino che corrisponde ad alcuni giorni di bel tempo che coincidono con l'ultimo sole prima del freddo inverno. Il giorno viene preso come data di scadenza dei fitti agricoli e nel tempo simbolicamente associata alla fine del calendario rurale e coincidente alla maturazione del vino nuovo.  

SIMONE MARTINI 

Molte le chiese dedicate in Italia e grandi maestri pittori ne dipinsero la vita. Ad Assisi del maestro Simone Martini, l'elegante pittore della scuola senese del '300, si può ammirare nella Cappella di San Martino nella Chiesa Inferiore di San Francesco il ciclo degli affreschi “Storie di San Martino”.

“Storie di San Martino” serie di affreschi di Simone Martini nella Cappella di San Martino della Chiesa Inferiore di San Francesco ad Assisi.
Simone Martini, dettaglio dall'Investitura di san Martino a cavaliere

EL GRECO

Anche El Greco, il poliedrico artista-pittore-architetto-scultore nato in Grecia nel 1541 (il nome vero Dominikos Theotokopoulos) ma vissuto in Spagna un indiscusso geniale esponente del tardo Rinascimento spagnolo, dipinse intorno al 1597-1599 uno spettacolare San Martino ora esposto alla National Gallery di Washington. L'opera fu eseguita per la Cappella di San Giuseppe a Toledo e l'artista dipinse San Martino di Tours su di un cavallo bianco e con la sua prestigiosa armatura, mentre aiuta un mendicante e nell'atto di dividere con lui il mantello.

San Martino e il mendicante di El Greco, National Gallery of Art di Washington

ANTON VAN DYCK

Ho scelto infine l'opera di Anton Van Dyck (1599-1641) il grande pittore fiammingo di Anversa e allievo di Pieter Paul Rubens. Viaggiò molto come tutti i grandi artisti dell'epoca, a Londra e poi in Italia a Genova a Roma e a Venezia, dove fu molto influenzato da Tiziano, per studiare le grandi opere del Rinascimento italiano e disegnando tra l'altro su un taccuino oggi esposto al British di Londra. Resta come molti dei grandi fiamminghi soprattutto un ritrattista, e le sue tele sono esposte nei più grandi musei del mondo da Parigi a Madrid a Londra dove fu primo pittore di Carlo I Stuart che lo nominò cavaliere. Morì a soli 42 anni lasciando una immensa produzione artistica.

"San Martino e il povero" di Anton Van Dyck 1621 nella chiesa di Zedelgem nelle Fiandre occidentali (Belgio)
 Infograficapisano. ©Bruna Pisano RIPRODUZIONE RISERVATA

COVID-19 sovraffollamento e le alternative al carcere

COVID-19 sovraffollamento e pene alternative nelle carceri italiane nel rapporto Antigone

Dal rapporto Antigone "Il carcere alla prova della Fase 2" agosto 2020 i dati sul totale dei detenuti in Italia, la nazionalità e la mappa del sovraffollamento, il carcere femminile e la differenza dei costi alla società tra la gestione all'interno della casa circondariale e la detenzione domiciliaria durante il COVID-19.
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I dati sulle carceri italiane e i provvedimenti alternativi. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Il Regno Attualità e Documenti n.18/2020©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Politica internazionale-Sanità: il segno del virus
Intervista a Nicoletta Dentico di Maria Elisabetta Gandolfi

Parliamo con Nicoletta Dentico, responsabile del programma «Salute globale» per la Society for International Development – un consorzio internazionale che si occupa di giustizia e sviluppo dal 1957 – proprio nei giorni di uscita del suo nuovo libro Ricchi e buoni? Le trame oscure del filantropocapitalismo (EMI, Verona 2020). È di qui che la nostra conversazione prende avvio...
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E inoltre

Italia - Referendum e amministrative: rimane l’antipolitica
Analisi del voto del 20 e 21 settembre di Paolo Segatti

Europa - COVID-19: fiducia ansiosa
Indagine su che cosa muove le persone nella crisi della pandemia di Paul M. Zulehner

Europa - Bielorussia: niente dialogo di Daniela Sala

Santa Sede - Card. Becciu: oltre il singolo caso di Gianfranco Brunelli

Santa Sede - Cina: confermiamo l’Accordo
Il card. Parolin sulla lunga storia della presenza della Chiesa nel paese di Pietro Parolin

Asia - Thailandia: l’ora della protesta di Stefano Vecchia

Il frate che amava la storia
Onofrio Panvinio tra Rinascimento e Controriforma di Vincenzo Lavenia

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Detenuti e pandemia
Senza i volontari il carcere è morto di Luigi Accattoli

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