INFOGRAFICA E DINTORNI

INFORMATION GRAPHICS E COMUNICAZIONE VISIVA

Il raddoppio di musulmani nei prossimi trent'anni

Questo studio sul futuro delle religioni nel mondo ha analizzato la presenza e lo sviluppo della confessione musulmana in Europa. I ricercatori, in questo rapporto, "Europe's Growing Muslim Population", hanno confrontato lo scenario di proiezione principale utilizzato "con migrazione" con uno alternativo in cui "zero migrazione" internazionale si verifica dopo il 2016. Il rapporto indica che la quota di musulmani nella popolazione Ue sarà quasi raddoppiata tra il 2016 e il 2050 da circa 4,9% a 11,2%; vari i fattori che producono questo previsto aumento, tra cui gli alti tassi di natalità e una popolazione giovanile musulmana in espansione nel continente, ma soprattutto l'immigrazione. Si stima inoltre, non conteggiati in questo scenario, che circa 1 milione di musulmani in Europa sono in attesa di richiesta di asilo che potrebbe non essere accettata e vivono in una specie di "limbo".

I paesi che hanno ricevuto un numero relativamente elevato di rifugiati musulmani negli ultimi anni sono proiettati a sperimentare i più grandi cambiamenti nello scenario di alta migrazione. I paesi con popolazioni musulmane particolarmente giovani o con un numero relativamente elevato di bambini vedrebbero il cambiamento più significativo nello scenario a migrazione zero tra cui Francia, Italia e Belgio. La Svezia, la Gran Bretagna e la Germania hanno il tasso di crescita più alto, segue l'Italia con una % del 12,4 d'incremento di presenze di musulmani sul territorio nazionale nei prossimi trent'anni.
Musulmani in Europa previsione al 2050
L'Europa e i musulmani. Infograficapisano

Quanto si deve pagare per essere cittadini di un Paese

Ognuno di noi nasce con un debito da restituire al proprio Paese. In questa ricerca è stata creata una classifica dei 10 Stati con le più impressionanti somme da restituire e i 10 dove invece il debito è minimo e ammonta a pochi dollari. La tendenza è abbastanza evidente. Più le nazioni sono ricche e sviluppate e più la quota sale perché più il Paese è affidabile e più gli investitori forniscono prestiti con la certezza di essere ripagati dai debitori. Nella situazione peggiore è il giapponese che deve 85,694.87 al debito nazionale, segue l'irlandese con la cifra più alta da pagare in tutta Europa; seguono i belgi, gli islandesi e gli inglesi.  

Per quanto riguarda l'Italia ogni cittadino della penisola ha un debito maturato di 40,461.11 dollari pro capite (in euro 34.373) un po' più degli austriaci e un po' meno degli americani. I Paesi invece con la più bassa quantità di debito dovuto a persona sono quelli poveri che non godono della fiducia degli investitori internazionali. Ai liberiani l'importo più basso di 27.44 dollari. Altri cittadini dell'Africa in questo elenco, di Haiti, delle Isole di Kiribati e anche due Paesi delle ex Repubbliche sovietiche, l'Uzbekistan e il Tagikistan con 177.13 e 50.67 dollari pro capite.
Debito cittadini da pagare mondiale
La mappa del debito dei cittadini. Infograficapisano




Americani e coreani dominatori dell'economia del 2017

Questa metodologia analizza la forza economica di un brand rispetto alla sua capacità di incidere sia sul sistema economico nazionale che in quello mondiale. Indubbio il predominio globale delle aziende che vendono tecnologia e derivati con Google il marchio più grande del mondo  in cima a questa classifica. Esistono poi aziende "stabili" come la Shell, la Bmw e la Samsung in posizioni dominanti. Altre invece come l'italiana Eni, Santander e Vodafone in situazioni di crisi con diminuzione di fiducia.

Le Banche e i segmenti di servizi finanziari sono i brand più conosciuti a livello nazionale e internazionale con la Cina che si aggiudica il primato della Banca più grande del mondo. Poi ci sono le Compagnie che vendono petrolio e gas che occupano grandi fette di mercato in miliardi di dollari. Anche le industrie che producono beni vari di consumo dai mobili alle automobili dai giocattoli alle bevande godono di molta riconoscibilità e quindi di ampi spazi nelle vendite. È comunque la fotografia di una situazione dinamica perché i dati di un'azienda fluttuano in maniera variabile non solo in funzione della capacità economica, che non è poi il vero capitale di un marchio, ma soprattutto dalla continua fiducia che il consumatore conferisce giorno dopo giorno e l'effetto del riconoscimento di tale brand sugli investitori internazionali.
Multinazionali mondiali i più ricchi
Le più grandi società al mondo. Infograficapisano

Le mete più interessanti ed economiche del 2018


Best in Travel consiglia dieci località da visitare nel prossimo anno. Dall'Arizona con gli spettacolari Grand Canyon alla regione cinese dello Hunan per provare il brivido di attraversare lo straordinario ponte di vetro più lungo del mondo. Dalla bellezza dei paesaggi andini di La Paz ai bisonti del Parco Nazionale di Bialowieza in Polonia. L'atmosfera dei caffè sulla spiaggia di Jacksonville e i sentieri mozzafiato dell'isola di Lanzarote. E molto altro,  tutto rigorosamente studiato per viaggiare e conoscere posti straordinari senza spendere una fortuna.
10 Viaggi località da visitare 2018
I migliori viaggi del 2018. Infograficapisano

Tutte le rotte del petrolio e del gas che portano all'Italia

Il Rapporto Med 2017 ha posto al centro del dibattito anche il tema della strategia energetica nazionale. In totale i Paesi fornitori sono 25 e in questa infografica sono stati evidenziati i soli Paesi dell'area Mediterranea che forniscono petrolio e gas naturale con le relative percentuali di fornitura. Poi sono inseriti i corridoi di trasporto vecchi e nuovi e i flussi veicolati dalle metaniere. Tre le grandi aree di fornitura interessate il Medio Oriente 38%, il Mar Caspio 21% e il Nord Africa 10%.

Un Paese instabile come la Libya ci rifornisce del 30% di gas naturale insieme alla Russia che ci vende il 41% della preziosa fonte di energia che rappresenta la transizione verso un mix energetico a basso contenuto di carbonio. Per il petrolio invece il maggior fornitore è l'Iraq, Paese in "zona calda" con il 19% e al secondo posto la repubblica caucasica dell'Azerbaigian con 14%. Il 35% proviene da altri Stati fuori dal Mediterraneo. Molti gli investimenti miliardari in nuove pipeline, i corridoi di forniture, con progetti e costruzioni sia dal Nord Africa che dal Mar Caspio. Interessante il Progetto Elmed, un cavo elettrico sottomarino tra Tunisia e Italia, che sfrutterà le grandi risorse eoliche e solari del Nord Africa.
Petrolio gas Italia Mediterraneo
Tutte le rotte del petrolio e del gas. Infograficapisano

I 10 peggiori sprechi di denaro degli ultimi anni

I 10 peggiori sprechi di denaro pubblico degli ultimi anni
Il "The Guardian" ha pubblicato una classifica dei dieci peggiori esempi di come nel mondo il denaro pubblico venga spesso utilizzato, tra corruzione, incompetenza e follie architettoniche, per progetti inutili il più delle volte inutilizzati o completamente abbandonati. La Russia con la costruzione dei faraonici impianti olimpici di Sochi forse è il peggiore scandalo mondiale costato ai contribuenti russi circa 40 miliardi di euro; 17 miliardi di euro invece ha investito la Corea del Sud per una serie di dighe rivelatesi poi con gravi problemi strutturali. Anche la Cina sbaglia il progetto di un ponte e tra la morte di numerosi operai e i gravi problemi di corruzione dei dirigenti l'opera rimane inutilizzata per problemi di sicurezza. Ci sono anche costruzioni "mostro" come "L'hotel della Sventura" in Corea del Nord o la "Torre di Benidorm" in Spagna. Anche la Germania butta 5 miliardi di euro dei tedeschi per un aeroporto fantasma tra episodi di corruzione e gravi problemi di progettazione.

L'Italia, nonostante gli innumerevoli casi conosciuti di sprechi miliardari di denaro pubblico degli ultimi anni, non entra sia per gli importi che per la grandiosità dei progetti in questa scandalosa classifica.


I 10 peggiori sprechi di denaro pubblico al mondo. Infograficapisano©RIPRODUZIONE RISERVATA


Quando "andar per mare" diventa ad altissimo rischio

Questa mappa è una rielaborazione grafica della "Mappa dei rischi marittimi" curata da Control Risks che ha raccolto informazioni e dati utili per identificare e segnalare zone marine a rischio per la navigazione sia da diporto che commerciale e militare. Il primo dato forte che salta agli occhi sono le controversie di molti Stati sulla delimitazione precisa dei confini marittimi e di navigazione delle proprie coste. Poi ci sono i rischi di azioni di piraterie con sequestri ed episodi di ancoraggio da parte di gruppi di criminali comuni, poi terrorismo marittimo e la circolazione di militanti appartenenti a gruppi estremisti.

Il luogo segnalato come il più ad "alto rischio" in assoluto è il Golfo di Guinea in Africa, segue il Mar di Celebes in Malesia tra il Borneo e le Isole Filippine, poi c'è la parte Meridionale del Mar Rosso tra il Corno d'Africa e l'Arabia Saudita, e infine la contestatissima area del Mar Cinese Meridionale che vede  un conflitto storico tra la Cina, le Isole Filippine, il Vietnam, la Malesia, l'Indonesia e il Brunei. In fondo alla lista dei posti più pericolosi si piazza una parte del Mar Mediterraneo con la Tunisia, la Grecia, l'Egitto e l'Italia pericolosamente affacciati sulla polveriera del Golfo della Sirte in Libya tra Tripoli e Bengasi.
Pericoli e rischi navigazione internazionale
Mappa dei pericoli in mare. Infograficapisano

Per i combattenti Isis scatta il "tutti a casa"

Sono 2.799 i Foreign Fighters di cui si conosce il ritorno nei propri Paesi di origine. La Tunisia con 6.000 partiti in forze ne conta tornare 625, così come la Turchia con 2.100 corsi a combattere per il Califfato se ne vede rientrare 600 sul suolo turco. In Gran Bretagna è alto il numero dei rientri con 350 e nell'Europa la Francia con 246, la Germania con 200 e la Svezia con 115 tornati a casa, sono i Paesi più a rischio di eventuali ipotetici attentati prodotti dalle "cellule". Molti anche in Belgio 118 e 70 in Austria. 

Anche in Asia, soprattutto in Indonesia, il ritorno è di 162 unità. Persino gli Stati Uniti che hanno visto la partenza di 150 militanti nei luoghi caldi delle battaglie del Califfato, ora ne conta il rientro di 40 sul suolo americano. Dall'Italia infine sono partiti per sostenere e combattere per l'Isis in 87 e ne sono rientrati 10. Dopo la sconfitta di alcune roccaforti in Siria e in Iraq di quest'anno si prevede a breve un altro massiccio "tutti a casa".
Foreign Fighters rientrati in Europa
I combattenti Isis di ritorno in Europa. Infograficapisano


I prodotti Made in Italy invadono il mercato mondiale

I primi sei mesi del 2017 vedono un incremento dell'export italiano nei Paesi dell'Europa con un +7,2% e un notevole +9,1% nel resto dei principali mercati mondiali. A sorpresa sono le grandi isole dell'Italia, la Sardegna con un record di +55,4%  e la Sicilia con un +42,9%, a guidare, con grandi performance, tutte quelle regioni che contribuiscono alla crescita del semestre 2017 soprattutto nel mondo.

In Europa ancora la Sardegna con un +37,4% e la Valle d'Aosta con un +28% in prima fila, con questi grandi numeri, ad aumentare  le vendite del made in Italy rispetto ai dati del primo semestre 2016. I settori maggiormente interessati sono la vendita di autoveicoli, boom per il Lazio con un +222,9%, i farmaceutici, chimico-medicinali e botanici e i prodotti petroliferi raffinati.
Made in Italy export record 2017
L'export italiano nel mondo. Infograficapisano

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