INFOGRAFICA E DINTORNI

INFORMATION GRAPHICS E COMUNICAZIONE VISIVA

Caravaggio a Roma e il suo ultimo domicilio conosciuto

MICHELANGELO MERISI DETTO IL CARAVAGGIO ARRIVA A ROMA
Nel 1595 Caravaggio a 24 anni decise di emigrare da Milano a Roma. In quella Roma papalina di Paolo V, in cerca di fortuna e soprattutto di lavoro come pittore che alla fine era l’unica cosa che sapeva fare bene. Il quartiere romano dove costruì la sua fortuna di grande artista fu Campo Marzio, con le sue strade e i suoi vicoli, nella contrada della Scrofa, in un fazzoletto di bellezze architettoniche e monumentali tra la Chiesa di San Agostino, San Luigi dei Francesi, Palazzo Madama, Palazzo Giustiniani, il Pantheon, Piazza Navona, insomma il cuore pulsante di una certa Roma antica-romana-classica e rinascimentale e soprattutto meravigliosa tra chiese, fontane e monumenti architettonici unici oltre ad un pullulare di umanità piena di vita con un dialetto diverso dal suo e fatto di strade e vicoli di sampietrini, di commercio, di botteghe di artigiani, di locande e osterie.

Ritratto Caravaggio, Accademia di San Luca, Roma Italia
UN MECENATE CARDINALE PER AMICO
Dopo grandi difficoltà e stenti riuscì a entrare nelle grazie di un uomo potente al punto tale da diventarne il pupillo, il Cardinale del Monte persona molto sensibile all’arte e con una raffinatissima cultura. Il mecenate decise di mantenerlo e proteggerlo anche se ne aveva capito l’indole ribelle e nello stesso tempo però intuito anche le potenzialità del genio assoluto. E Caravaggio non lo deluderà, perché con il suo stile innovativo e straordinario ottenne subito notorietà e fama in quella Roma a cavallo tra i due secoli '500-'600, animata da artisti, cantieri, colori, geni dell’architettura, ricchezza e libertà totale di espressione e lui non tarderà a lasciare il suo segno indelebile. 

Il ricchissimo Cardinale, che animava i salotti del tempo, lo invitò a vivere nel suo palazzo, che era una residenza romana prestigiosissima, oggi sede del Senato della Repubblica Italiana, Palazzo Madama, ma Caravaggio, che era uno spirito libero ma anche attaccabrighe e rissoso, mal sopportava questa condizione di ospite scomodo in case patrizie e dopo aver cambiato residenza più volte, decise che per poter portare a termine le nuove commesse artistiche e avvicinarsi di più a quel mondo fatto dalla schiettezza del popolo e che voleva raccontare nei suoi quadri, doveva cercarsi per forza una casa in affitto per vivere da solo, possibilmente vicino alla residenza del Cardinale.

UNA CASA IN AFFITTO PER DIPINGERE I SUOI CAPOLAVORI
Così l’8 maggio 1604 la vedova di un ricco mercante affittò a Caravaggio un’abitazione di cui aveva l’usufrutto in una stradina dal nome Vicolo di San Biagio, oggi chiamata Vicolo del Divino Amore al n.19. Finalmente quindi dopo quasi 10 anni anni ospite in case altrui, poté iniziare a lavorare più tranquillamente ed esprimere al meglio il suo talento nella sua nuova casa-studio in un vicolo adiacente alle strade e piazze che amava frequentare giorno e notte.

Il Vicolo del Divino Amore, già Vicolo San Biagio casa di Caravaggio a Roma
IL PUGNO DI FERRO DELLE GUARDIE PAPALINE
La Roma papalina del '600 era sì un brulicare d'arte e passioni innovative, tant’è che tutti gli artisti europei contemporanei al Caravaggio ne sentivano il richiamo, ma oltre questo però tutta questa moltitudine di umanità doveva essere gestita e il controllo veniva fatto in maniera molto severa dal tribunale e dalle guardie del papa Paolo V, sua Santità infatti applicava persino la pena di morte in pubblica piazza. Negli Archivi di Stato di Roma sono conservate tutte le denunce, gli arresti e le condanne di tutti i cittadini residenti e anche di Caravaggio, e soprattutto la sua dettagliata descrizione a verbale come di uno "vestito quasi di cenci, scapigliato, con sguardo di fuoco e con un dialetto diverso dal consueto" forse perché in realtà era milanese. Da attaccabrighe e provocatore quale era si aggirava nei vicoli e nelle osterie con la spada, che per legge non era consentito, sempre a caccia di risse e siccome all'epoca il servizio d'ordine e la giustizia funzionavano benissimo, sul suo capo risultano registrate decine di denunce di vario genere, con veloci condanne e molti giorni di cella. Una di queste denunce riguardò proprio la sua nuova casa.

I PREZIOSI DOCUMENTI STORICI DEGLI ARCHIVI DI STATO
Sempre in questi fantastici Archivi di Stato esiste il contratto di affitto del '600 della casa-studio di Caravaggio all’interno del quale l’artista fece scrivere delle clausole che lo autorizzavano a smontare il solaio della soffitta per allargare lo spazio e poter lavorare in un ambiente più ampio per le sue tele così imponenti e che avevano bisogno di molta metratura. Inoltre aveva bisogno di allestire delle scene con due fonti di luce dall'alto per i suoi numerosi modelli che sceglieva nelle osterie o nelle strade e che faceva posare per ore del suo studio. La padrona di casa acconsentì a questi lavori strutturali con la clausola però del ripristino dei volumi interni a fine contratto a spese di Caravaggio.

LA FUGA A GENOVA DOPO UNA RISSA
Ma l’indole era quella e nel 1605 a piazza Navona ferì dopo una lite, pare per una sua modella, un notaio e fu immediatamente ricercato da tutte le guardie del Papa, perché già noto alla giustizia diciamo pure recidivo, e fu costretto a fuggire a Genova e restarci per 6 mesi finchè i suoi protettori riuscirono a concordare una soluzione con la vittima per evitargli il processo e il carcere.

IL VICOLO DEL DIVINO AMORE 19
Qui ritorniamo al Vicolo del Divino Amore 19 quando la padrona di casa, non ricevendo più l’affitto da sei mesi, si rivolse al tribunale ottenendo subito il sequestro di tutti i beni del pittore come risarcimento, con una lista che descrive tutte le suppellettili, le tazze, i cesti, i bicchieri le bottiglie, le stoffe insomma tutti gli oggetti che Caravaggio usava per allestire i suoi quadri e a cui dava dei significati allegorici. Al suo rientro a Roma il pittore si trovò senza casa e senza i suoi poveri averi e sotto casa della padrona cominciò a tirare dei sassi per dispetto contro le persiane della finestra, come un ragazzaccio di strada qualsiasi e anche questa volta fu fatta l’ennesima denuncia contro di lui dalla signora che al magistrato fece mettere nel verbale: “Questa notte circa le cinque hore è venuto detto Micchalangelo et ha tirato molti sassi alla mia gelosia della fenestra che me l’ha spezzata tutta da una banda; dopoi è repassato assieme con certi altri sonando una chitarra et si sono fermati nel cantone del vicolo”... insomma i tribunali funzionavano a dovere a Roma.

Particolare oggetti in uso da Caravaggio che furono sequestrati. Amor vincit omnia Staatliche Museen Berlino

Altri oggetti di Caravaggio con cui allestiva i suoi dipinti. Bacco Galleria degli Uffizi Firenze

Canestra di frutta alla Pinacoteca Ambrosina di Milano, Italia
Poi l’anno dopo, in un’altra serata da dimenticare, uccise con la spada un personaggio importante, una specie di boss della zona, con amicizie altolocate addirittura fino al Papa e qui però inizia un’altra storia, quella della sua fuga disperata dalla condanna a morte verso il sud dell’Italia e nel Mediterraneo, inseguito dal mandato di cattura che lo porterà lontano oltremare. In ogni luogo però dove fece sosta per racimolare il denaro per sopravvivere, grazie alla sua notorietà e alla sua straordinaria bravura, gli furono commissionate opere importantissime. Lasciò le sue tracce immortali ovunque fu costretto a fermarsi con quell’arte e quella passione che sapeva dipingere sulla tela solo lui.

CARAVAGGIO E L'ULTIMO DOMICILIO CONOSCIUTO
Questa è un po’ la storia della casa di Caravaggio che ho voluto raccontare. Oggi è sempre lì, anche restaurata in maniera  anonima e non segnalata dall'amministrazione capitolina, in quel vicolo stretto dove Caravaggio visse i suoi anni migliori, dalla fame alla gloria, con le sue opere innovative, col suo stile che  rivoluzionerà l'arte in tutta l’Europa. Anche con le sue debolezze e le sue pazzie fuse nel suo incredibile ed immenso talento artistico fino all'ultimo giorno della sua tragica fine su una spiaggia da solo a 39 anni. Il suo spirito trapela ancora, devo dire, tra le mura di questo piccolissimo vicolo di sampietrini e da quelle finestre, da quel portone da dove sarà entrato e uscito centinaia di volte e dove chissà forse in questa casa è stato a volte anche felice. Il Vicolo del Divino Amore 19 a Roma, dove visse una parte della sua vita e dipinse i suoi capolavori Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Ingresso della casa-studio di Vicolo del Divino Amore 19 dove ha vissuto Caravaggio, Roma

Le finestre della sua casa-studio da dove certamente si sarà affacciato

La vista del vicolo e l'ingresso della casa
Altra veduta della casa del vicolo

Ingresso al civico 19 e le finestre della casa-studio

Ritratto di Caravaggio di Ottavio Leoni 1621, carboncino nero e pastelli su carta blu, Biblioteca Marucelliana, Firenze
Bruna Pisano. Photo Bruna Pisano ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Rinascimento e il nobile cavaliere del Giorgione

UNA VITA VISSUTA COME UN FULMINE
Giorgione fu pittore della Repubblica di Venezia grande e misterioso protagonista della scuola veneta. Apparve nella scena pittorica come un fulmine lavorò una decina o più di anni e morì di peste confinato e isolato nell'isola del Lazzaretto Nuovo a Venezia a 33 anni lasciando però opere da leggenda senza mai firmarle e tramandando ai posteri il grave compito di attribuirle.

Quest'opera bellissima del "Ritratto di guerriero con scudiero" racconta una storia di evoluzione che appartiene a quella rivoluzione culturale che fu il Rinascimento Italiano, che non fu solo nell'arte ma anche e soprattutto nella crescita generale della società civile. Il '300 fu caratterizzato dai mercenari, i famosi soldati di ventura che scendevano soprattutto dal Nord Europa e che erano in realtà degli assassini criminali che per denaro si offrivano ai vari signori per aiutarli nelle conquiste territoriali o per imporre tributi alla popolazione o altre nefandezze.

Il Ritratto di guerriero con scudiero, attribuito a Giorgione 1502-1510, Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia.
IL MESTIERE DELLE ARMI E L'ARTE DELLA GUERRA
Nei primi 50 anni del '400 questo scenario si evolse e il mercenario diventò un soldato permanente che combatté per gli stati italiani che erano Venezia Napoli Firenze e Milano. Quindi in Italia in quel periodo i condottieri erano circa il 70% italiani e furono inquadrati con contratti permanenti e con stipendio fisso al servizio degli Stati in pace e in guerra. Gli Stati gestivano la spesa bellica e furono scritti i termini d'ingaggio di queste milizie con i costi di attrezzature e abbigliamento e soprattutto di comportamento.

DA SOLDATO DI VENTURA A NOBILE CAVALIERE
Fu un cambio epocale rispetto ai precedenti cavalieri di ventura perché in queste regole fu inserito un "codice militare" vero e proprio di comportamento molto rigido con una certa etica. Il codice prevedeva il divieto di stupro, di distruzione di istituti religiosi, il rispetto per i prigionieri, una moralità nelle logiche della guerra e non venivano tollerati abusi o ruberie e che se trasgrediti venivano puniti con la forca. In uno degli Stati italiani dell'epoca, Napoli, nel 1946 i nuovi soldati venivano scelti esclusivamente del luogo e si trasformarono in forze armate demaniali, furono statalizzati nella sfera militare degli aragonesi e servivano la corona. Alla fine della carriera come anche a Venezia avevano anche una pensione per sopravvivere (dagli scritti di Paride Del Pozzo del 1410-1493 un giurista che descrisse la Napoli aragonese fu inquisitore generale del Regno di Napoli e fu consultato da tutta Europa su questioni inerenti il duello, gli omicidi. Scrisse De Syindicatu" e il "Duello").

Castel Nuovo o Maschio Angioino, Napoli, dettaglio Arco trionfale/Foto Thoom
La guerra diventò un'attività regolata e con milizie professionali a cui veniva dato l'armamentario, fornito l'allenamento e il cavallo che non poteva essere cambiato e tutto gestito da capitani che dovevano controllare le milizie di cui era responsabile. E alla fine era l'obiettivo di molti diventare Cavalieri perché significava prendere l'ascensore sociale e essere rispettati da tutti e amati dalle donne.

I DUELLANTI E LE NUOVE REGOLE
Quindi il '400 sarà il secolo della trasformazione da mercenari a cavalieri con regolamentazione del duello, con codici morali militari e si gettarono le basi della duellistica europea. Anche i militari potevano sfidare a duello i nobili perché con posizione se non nobiliare ma di prestigio. Una civiltà della armi, un mestiere delle armi che poi sfocerà nel '500 con tutta l'epopea dei cavalieri, dei menestrelli e delle loro gesta narrate in poemi cavallereschi con morale, etica e codici di comportamento da seguire, una vera grande rivoluzione storica partita dal Rinascimento italiano e che contagerà tutta l'Europa fino all'epoca Carolingia dove poi molte idee veicolate nel Rinascimento si appannarono e ritornerà in auge una certa brutalità.

Castel Nuovo o Maschio Angioino, Arco di Tronfo, Napoli, Italia
IL NOSTRO GUERRIERO E IL SUO SCUDIERO
Qui si inserisce quest'opera che rappresenta proprio tutto questo nuovo mondo. Basta vederlo con il suo aiutante finemente vestito, che dopo avergli lucidato l'armatura si appresta a vestirlo. E lui il Cavaliere con un'armatura meravigliosamente lucida e bellissima che con la mano non brandisce la spada ma la sfiora, la accarezza dolcemente e fissa lo spettatore con questo sguardo fermo fiero ma malinconico che si prepara con coraggio e "moralità" alla battaglia. Una visione straordinaria di quel che verrà nel mondo quel secolo illuminato e per questo Giorgione fu un grande pittore perché dipinse in quest'opera il futuro che aveva intravisto.

Giorgione o Giorgio da Castelfranco Veneto pseudonimo di Giorgio Zorzi nato a Castelfranco Veneto 1477 e morto a Venezia nel 1510 

Bruna Pisano ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Lo stato della corruzione nel mondo durante il Covid

Questa classifica annuale di Transparency International, l'organizzazione che misura attraverso le opinioni di esperti e dirigenti di aziende il livello di percezione della corruzione nel governo, nel pubblico impiego, negli affari e nella vita quotidiana, si riferisce ad un anno particolarmente difficile per il mondo intero quello della pandemia.

I parametri messi in campo per questa lista sono vari, vanno dalla corruzione dei governi allo scambio di denaro fino all'inadeguatezza di leggi e norme che regolano i vari rapporti. Il tema è quindi soprattutto l'attenzione ai governi e agli strumenti messi in campo per la lotta e il contrasto al fenomeno corruzione che è sicuramente mondiale. I risultati di quest'anno mostrano che i paesi con libertà civili e politiche ben protette generalmente controllano meglio la corruzione, perché le libertà fondamentali di associazione e di espressione sono cruciali nella lotta per un mondo meno schiavo dalla corruzione.

L'infografica che segue mette insieme i dati relativi al Corruption Perceptions Index (CPI) 2021 su 180 paesi e individua il fenomeno nei vari continenti facendo una media tra i dati migliori con i peggiori di ogni area con la classifica dei peggiori e dei migliori.

La Mappa della Corruzione. ©infograficapisano. RIPRODUZIONE RISERVATA
In due anni di devastante pandemia di COVID-19, l'indice rivela che i livelli di corruzione sono rimasti stagnanti in tutto il mondo. Nonostante gli impegni sulla carta, 131 paesi non hanno compiuto progressi significativi contro la corruzione nell'ultimo decennio mentre nel frattempo resta grave la situazione dei diritti umani e della democrazia in quasi tutto il mondo.

SOMMARIO. Più di due terzi dei paesi, il 68% ha un punteggio inferiore a 50/100 e il punteggio medio globale rimane intorno a 43/100. In 10 anni di rilevamenti sono solo 25 i paesi che hanno migliorato significativamente i propri punteggi e nello stesso periodo 23 paesi sono precipitati in classifica. Tra l'altro molti di questi paesi ad alto punteggio di corruzione rimangono un rifugio sicuro per personaggi compromessi provenienti dall'estero.

La corruzione mondiale è stabile o peggiorata nell'86% negli ultimi 10 anni
I MIGLIORI. Come stanno le cose in Europa. Con un punteggio medio di 66/100, l'Europa occidentale e l'UE sono ancora in cima l'indice, ma i progressi negli ultimi anni sono stati deboli. La pandemia ha però minacciato la trasparenza e la responsabilità in tutta l'area, senza lasciare nessun paese immune e dando segnali preoccupanti di retrocessione anche tra i migliori. Anche quest'anno si distinguono in particolare i Paesi Nordici. I primi paesi più virtuosi sono Danimarca, Finlandia e poi Nuova Zelanda, ciascuno con un punteggio di 88/100. Norvegia, Singapore, Svezia con 85/100 Svizzera 84/100, Paesi Bassi 82/100, Lussemburgo 81/100 e Germania che chiude la top ten dei migliori con 80/100. Alcuni problemi storici di corruzione contribuiscono a relegare l'Italia in posizione inferiore alla media europea con 56/100 perdendo tre posizioni nella lista rispetto al 2020.
L'Italia ha perso 3 posizioni nella classifica ed è sotto la media europea
I PEGGIORI. Molto male l'Africa Sub-sahariana. Con un punteggio medio di 33/100, l'Africa Sub-sahariana non mostra miglioramenti significativi rispetto agli anni precedenti. I guadagni ottenuti dai migliori punteggi sono oscurati dalla scarsa performance complessiva dell'area: 44 paesi su 49 ottengono ancora un punteggio inferiore a 50/100. Ciò rafforza l'urgente necessità per i governi africani di attuare gli impegni di anticorruzione esistenti se vogliono alleggerire l'effetto devastante della corruzione su milioni di cittadini che vivono in condizioni di estrema povertà. In fondo all'indice ci sono Sud Sudan 11/100 e Somalia 13/100. Poi la Siria con 13/100. I paesi in conflitto armato o autoritarismo tendono a ottenere i punteggi più bassi, inclusi Venezuela 14/100, Yemen 16/100, Corea del Nord 16/100 , Afghanistan 16/100, Libia 17/100, Guinea Equatoriale 17/100 e Turkmenistan 19/100. 

NELLE AMERICHE. Senza alcun progresso su un punteggio medio di 43/100 per il terzo anno consecutivo, anche gli high performer nelle Americhe stanno mostrando segni di difficoltà. Mentre i punteggi peggiori nell'area appartengono a paesi non democratici, il peggiore il Venezuela, molti dei quali stanno anche affrontando crisi umanitarie, così accade che le principali democrazie consolidate sono rimaste ferme o sono cadute al di sotto del CPI. Il buon punteggio degli Stati Uniti 67/100 resta invariato rispetto all'anno precedente.

Molti paesi con alti punteggi di corruzione ospitano personaggi compromessi
ASIA PACIFICO. Mentre la regione dell'Asia del Pacifico ha fatto grandi passi avanti nel controllo della piccola corruzione nell'ultimo decennio, il fallimento nell'affrontare la grande corruzione ha mantenuto il punteggio medio fermo a 45/100 per il terzo anno consecutivo. Alcuni paesi con punteggi più alti sono scesi nell'indice, in mezzo all'erosione delle stesse libertà che un tempo facilitavano i movimenti di massa di successo contro la corruzione nell'area. Perde 3 posizioni la Cina da 42/100 a 45/100 e l'India resta stabile a 40/100.
ASIA CENTRALE. Con un punteggio medio di appena 36/100, l'Europa orientale e l'Asia centrale sono ancora la seconda regione con il rendimento più basso del CPI. In Asia centrale, i governi hanno usato il COVID-19 come scusa per introdurre restrizioni ai diritti e alla responsabilità, mentre i governi populisti dell'Europa orientale hanno severamente represso le libertà di espressione e di riunione necessarie per denunciare la corruzione. Scende di classifica l'Ucraina e va a 32/100 mentre la Russia cala di due punti e va a 29/100.
MEDIO ORIENTE. Con un punteggio medio di 39/100 per il quarto anno consecutivo, la regione del Medio Oriente e del Nord Africa fatica a raggiungere risultati tangibili nella lotta alla corruzione. La cattiva condotta politica sistemica e gli interessi privati che hanno preso il sopravvento sul bene comune hanno permesso alla regione – già compromessa da vari conflitti – di essere devastata dalla corruzione e dalle violazioni dei diritti umani durante la pandemia di COVID-19. Col conflitto e la crisi umanitaria la Siria precipita al penultimo posto con 13/100 e lo Yemen con le guerre in corso al fondo dell'indice con 16/100.
In conclusione nel complesso il Corruption Perceptions Index 2021 mostra che il controllo della corruzione rimane stabile o addirittura peggiorato nell'86% dei paesi nell'ultimo decennio. È evidente ormai che i livelli più elevati di corruzione sono fortemente associati a violazioni delle libertà civili e che esistono certamente dei valori anomali, ma nella maggior parte dei casi la relazione è causale in entrambe le direzioni: più corruzione in un paese può portare a restrizioni sulle libertà civili, mentre avere meno libertà civili rende molto più difficile e complicato combattere il fenomeno della corruzione.



Fonte: Transparency International; Corruption Perceptions Index 2021©infograficapisano. RIPRODUZIONE RISERVATA

 

La mappa europea delle pipeline del gas naturale

La rete delle pipeline che porta il gas naturale in tutta l'Europa è una incredibile ragnatela che passa e serve tutti i paesi dell'Unione Europea.

Il gas naturale è una fonte di energia conosciuta da sempre e da sempre si è cercato di trasportarlo per poterlo usare per produrre calore ed energia elettrica. Negli anni sessanta si cominciò a  scoprire alcuni giacimenti e si decise di utilizzarlo non solo per uso domestico ma anche per favorire la crescita dell'economia continentale. Così anche nei Paesi europei si iniziò a costruire i primi gasdotti che, unendosi poi a quelli dell'Unione Sovietica, cominciarono a far defluire il gas e a portarlo nelle case e nelle fabbriche. Dopo gli shock petroliferi degli anni settanta e le conseguenze sulla vita sociale e sull'economia, ci fu una corsa alla costruzione di nuove vie per il trasporto di questo prezioso combustibile il più semplice in natura che si forma nel sottosuolo ed è composto per oltre il 90% da metano, un idrocarburo incolore e inodore e viene estratto attraverso della trivellazioni.

L'infografica che rappresenta lo scenario di questa ragnatela

Le tubazioni sono l'infrastruttura principale per la distribuzione del gas dalla fonte fino all'utilizzo finale. Ho realizzato questa infografica con lo scenario della rete di pipeline, sia quelle costruite in superficie che quelle sommerse e anche quelle in progetto ma sospese per tensioni geopolitiche. Quattro le fonti principali di approvvigionamento dell'Unione Europea: dai giacimenti della Penisola dello Yamal in Russia, dal giacimento del Mar Caspio dell'Azerbaijan, dal gas naturale estratto in pieno deserto in Algeria a Hassi R'Mel e infine dal giacimento Ormen Lange della Norvegia, chiamato come la nave vichinga del Re Olaf Tryggvason.

Infografica La rete dei gasdotti in Europa ©infograficapisano RIPRODUZIONE RISERVATA

I big mondiali della produzione 

I maggiori produttori di gas naturale al mondo attualmente sono gli Stati Uniti (766.200 milioni di metri cubi all'anno), segue la Russia (635.500 milioni) poi l'Iran, il Quatar, il Canada, la Cina e infine la Ue.  Tutti i paesi europei compresa l'Italia, sono costretti a importarlo per coprire i fabbisogni nazionali. La maggior parte delle infrastrutture sono di proprietà della russa Gazprom (103.212 km), seguita dalla canadese Tc Energy (99.440 km), e dall'americana Kinder Morgan (82.075 km). I Paesi al mondo con la più sviluppata rete di tubi per il trasporto di gas sono gli Stati Uniti (333.366 km), la Russia (92.831 km), il Canada (84.682 km) e la Cina (76.363 km).

Prima fonte di estrazione Penisola di Yamal, RUSSIA

YAMAL-EUROPE PIPELINE. È una delle più lunghe pipeline del continente e porta il gas dalla Russia all'Europa, si estende per 4.107 km e ha una capacità di 33 miliardi di metri cubi all'anno. Costruita in epoca sovietica sfrutta il giacimento della Penisola di Yamal e traversando la Russia arriva in Germania passando per la Bielorussia e la Polonia e in Austria attraverso Ucraina.

Giacimento russo Yamal Peninsula©gazprom

BROTHERHOOD TRANS-SIBERIAN PIPELINE. Brotherhood che significa "fratellanza", è un gasdotto di epoca sovietica che trasporta 33 miliardi di metri cubi all'anno in Europa. Attinge dal giacimento della Penisola di Yamal traversa la Russia e passa per l'Ucraina che guadagna a sua volta sulle commissioni di transito sul gas venduto in Europa e trattiene la parte del gas necessario alle esigenze del paese.

SOYUZ. Porta il gas russo in Ucraina e verso l'Austria quindi in Italia da Tarvisio, con circa 26 miliardi di metri cubi all'anno estratti dai giacimenti del Kazakistan.

NORD STREAM 1 e 2. Sono 2 pipeline parallele sottomarine lunghe 1.222 km che portano gas direttamente dalla Russia ai porti della Germania senza traversare nessun paese. Raddoppiando il percorso, i due gasdotti forniscono una volta attivati 55 miliardi di metri cubi ciascuno. Attualmente Nord Stream 2, che sarebbe dovuto entrare in attività a marzo del 2022, è stato "congelato" dalla Germania dal Cancelliere Scholz dando il via alla crisi tra Biden, che teme attraverso questa struttura una dipendenza eccessiva dalla Russia, e Putin che ha provocato l'attacco all'Ucraina.

Pipeline Nord Stream 2 dalla Russia alla Germania

BLUE STREAM. Trasporta gas attraverso il Mar Nero dalla Russia alla Turchia iniziato nel 1997 opera lunga 1.213 km, di cui 373 in Russia, 396 offshore e 440 in Turchia, all'inaugurazione partecipò Berlusconi, Erdogan e Putin. Ha una portata di 16 miliardi di metri cubi all'anno.

TURK STREAM. Il gasdotto è stato inaugurato a Istanbul con Erdogan e Vladimir Putin, rappresenta un successo geopolitico per la Russia ed uno economico per la Turchia. Costituito da due condotte parallele, parte dalla stazione russa di Russkaya, vicino ad Anapa, attraversa il Mar Nero (230 km in acque russe e 700 in acque turche) e arriva fino Kıyıköy, a nord-ovest di Istanbul. Da qui la prima linea continua e prosegue fino a Ipsala, al confine tra Turchia e Grecia. La seconda linea va da Kıyıköy a Malkoçlar, al confine tra Turchia e Bulgaria, e qui si allaccia al sistema già esistente di gasdotti trans-balcanici. La linea ha una capacità di 31,5 miliardi metri cubi all'anno di gas naturale. Le tubature a 2 mila metri di profondità sono state realizzate da aziende russe, tedesche e giapponesi.

Posa pipeline TurkStream ©turkStream
Inaugurazione gasdotto TurkStream con Putin Erdogan a Istanbul

Seconda fonte di estrazione Mar Caspio, AZERBAIJAN

TANAP Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline. Dall'area di estrazione nel Mar Caspio, Shah, la pipeline attraversa tutta la Turchia ed è formato dal Gasdotto sud-caucasico tra Azerbaijan e Georgia arriva in Grecia e in Albania fino in Italia. Inaugurato nel 2018 dai vari presidenti degli stati coinvolti, è stato denominato "la via della seta energetica". Attraversa 20 province turche portando 16 miliardi di metri cubi e unito al TAP la Trans-Adriatic Pipeline porta gas naturale azero in Italia per 10 miliardi di metri cubi all'anno estendibili a 20 miliardi.

TAP Trans-Adriatico. La pipeline che dalla frontiera greco-turca attraversa la Grecia e l'Albania e arriva in Italia in provincia di Lecce a Melendugno. Operativo dopo varie vicissitudini anche di tipo politico, da gennaio 2022 eroga 8 miliardi di metri cubi con un massimo di 10 miliardi nell'estate 2022. Parte da Kipoi in Grecia vicino alla Turchia ed è di 870 km molti dei quali in grecia, 104 offshore nel mar adriatico e 8 km in Italia. A regime trasporterà 10 miiardi di metri cubi di gas all'anno pari al fabbisgno di 7 milioni di famiglie. Con l'aggiunta di una terza stazione di compressione il gasdotto sarà in grado di raddoppiare la quantità trasportata a 20 miliardi di metri cubi/anno.

Posa in opera pipeline TAP

POSEIDON (da realizzare). L'infrastruttura progettata per far arrivare il gas nel Mediterraneo orientale, nelle acque tra Cipro e Israele. Da Otranto dovrebbe ricollegarsi a Melendugno al 20 km diove è già operativo il Tap. Il termine per l'avvio dei lavori è stato prorogato dal ministro Cingolani all'ottobre 2023. La Puglia potrebbe diventare snodo essenziale e il gas potrebbe essere utilizzato per la produzione dell'acciaio di Taranto.

Terza fonte di estrazione nel deserto, ALGERIA

TRANSMED TransMediterraneo. Noto come il Gasdotto Enrico Mattei collega l'Algeria e l'Italia attraverso la Tunisia. La parte sommersa è a 600 m di profondità e in totale l'intero gasdotto è lungo 2.475 km. In Algeria (GEM) si collega ai pozzi di Hassi R'mel in pieno deserto fino al confine con la Tunisia nella stazione di Oued Safsaf. In Tunisia (TTPC) arriva alla stazione di compressione di Capo Bon sul Mar Mediterraneo. Il tratto sommerso nello Stretto di Sicilia collega le due coste (TMPC). In Italia si unisce direttamente alla rete di trasporto Snam Rete Gas. Porta 30,2 miliardi di metri cubi di gas all'anno.

Giacimenti di pozzi di Hassi R'mel nel deserto in Algeria

GREEN STREAM. Collega in 520 km la Libia all'Italia e arriva a Gela in Sicilia, dal 2004 estrae il gas dai giacimenti di Bahr Essalam (Offshore) e Wafa nel deserto libico al confine con l'Algeria. Porta 8 miliardi di metri cubi all'anno e 2 miliardi vengono destinati ai mercati locali e non esportati.

MAGHREB-EUROPE (MEG). Chiamato anche Pedro Duran Farell e MEDGAZ. Maghreb-Europe Gas Pipeline (MEG) trasporta 10 miliardi di metri cubi all'anno in 1.400 km di tubi dall'Algeria alla Spagna e Portogallo attraverso il Marocco. Un problema politico tra Algeria e Marocco hanno portato ad una crisi di rapporti commerciali tra i due paesi da portare nel 2021 ad interrompere il flusso verso l'Europa anche per il MedGaz.

Condotte Rhoud Ennous-Hassi R'Mel in Algeria

TRANS-SAHARIANO Trans-Saharian Gas-Pipeline, TSGP (da costruire). Trovati gli accordi tra Algeria, Niger e Nigeria per la posa della pipeline Trans-Saharian che collegherà i giacimenti di gas della Nigeria (da Wari sul fiume Niger) fino al confine algerino, per collegarsi alla rete dell'Algeria e vendere in Europa il gas estratto. Il gasdotto sarebbe lungo 4.128 km di cui 1.037 in Nigeria, 841 in Niger e 2.310 in Algeria.

Quarta fonte di estrazione, NORVEGIA

LANGELED PIPELINE. Il gasdotto sottomarino lungo 1.166 km parte da un terminale onshore di Nyahamna in Norvegia e arriva a Easington in Inghilterra, attinge in un campo chiamato Ormen Lange di 24 bocche di pozzi sottomarini sul fondo dell'Oceano Atlantico e del Mare del Nord in quattro aree collegate. Il campo fu scoperto nel 1997 ed è lungo 40 km e largo 8 km ed è ad una profondità variabile tra 800 e 1.100 metri. Il giacimento ha preso il nome di una famosa nave vichinga di Olaf Tryggvason il re della Norvegia del X secolo.

TROLL E OSEBERG. Sono dei campi offshore di riserve di gas stimate di 347 miliardi di metri cubi di capacità estrattiva per ognuno, la Norvegia ha esportato circa 106 metri cubi di gas naturale in Europa attraverso il gasdotto collegato e ci sarà un aumento di altri 2 miliardi di metri cubi che rappresentano il 2% delle esportazioni annuali totali del gas norvegese.

Ormen Lange Platform nel mare norvegese
Ormen Lange Platform Sleipner


The Post Internazionale. Sul magazine in edicola e sulla App, l'infografìca sulla "Rete dei gasdotti in Europa" nel dossier dedicato all'Ucraina con approfondimenti, foto e reportage dai luoghi della guerra. L'importanza della dislocazione e del posizionamento delle pipeline che trasportano il gas per comprendere meglio le dinamiche anche economiche che hanno portato allo scontro riportando di fatto un conflitto in Europa dopo 80 anni di pace. Il magazine ogni settimana con inchieste e approfondimenti sugli affari e il potere in Italia, storie inedite e reportage dal mondo, e grande spazio alla cultura con alcuni tra i più importanti intellettuali italiani. 

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Impaginato magazine The Post Internazionale 8-14 aprile 2022 Anno II/14
Bruna Pisano. ©infograficapisano. RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Intelligenza Artificiale dalla fantascienza alla realtà

Tanti grandi scrittori e sceneggiatori di film hanno descritto e raccontato negli ultimi decenni l'Intelligenza Artificiale IA oppure AI Artificial Intelligence, cioè la capacità di dare ad una macchina il ragionamento, l'apprendimento, il potere decisionale e addirittura la creatività. Insomma creare una macchina con capacità umane che poi però, in uno modo o nell'altro nella narrazione, questa creatura causa sempre uno sviluppo tecnologico incontrollato, imprevedibile e terribile. Un filone quello della IA molto sfruttato e immaginato in un futuro lontano e fantascientifico ma che in realtà, a vedere bene già oggi nel nuovo millennio, esiste in molte situazioni della nostra vita quotidiana, alla fine ci siamo già dentro in questo futuro.

Alcune odierne applicazioni di queste meraviglie tecnologiche le ho descritte in questa infografica e sono: Sistemi di raccomandazione, Analisi predittiva, Internet of Things, Elaborazione del linguaggio naturale, Veicoli a guida autonoma, Robot autonomi, Visione artificiale, Assistente virtuale.

Le Macchine Intelligenti. ©infograficapisano RIPRODUZIONE RISERVATA
La sfida degli scienziati. Alcune intelligenze artificiali esistono da tempo, già nel 1998 la Nasa impiegò un programma in grado di gestire una serie di attività relative ai viaggi spaziali, ma con l'avvento del 2000 e con il deflagrare della ricerca legata alla tecnologia, in particolare ai progressi dei computer e allo sviluppo degli algoritmi, sono stati fatti passi incredibili anche superiori alla mente fervida degli scrittori di fantascienza. La vera sfida che attanaglia gli scienziati è la ricerca di un equilibrio tra i processi di ragionamento interno e quelli di comportamento esterno "intelligente" che abbia non solo il più possibile una somiglianza con quello degli umani ma anche la capacità di elaborare un linguaggio naturale e fornire ai sistemi intelligenti la possibilità di leggere e capire il linguaggio utilizzato dall'uomo.

L'intelligenza artificiale è già intorno a noi. Oggi alcune auto sono dotate di un sistema di guida senza conducente, nella vita quotidiana si pensi ai termostati per il riscaldamento e all’aria condizionata in grado di anticipare il cambio di temperatura gestire le necessità e di interagire con altri dispositivi. L'IA è essenziale anche in tutte quelle le applicazioni che richiedano la ricerca di informazioni, la risposta a domande, la traduzione, l'analisi di testi, l'impiego nella medicina. Poi c'è la robotica la disciplina che è un tutt'uno con questa intelligenza e anche il robot stesso, è già di per sé un sistema intelligente, per le capacità di locomozione nello spazio, spostamento, manipolazione e pianificazione dei movimenti.

Il Robot in azione. Everyday Robot, Alphabet X

iHuman-L'intelligence artificielle et nous del 2019 del norvegese  Tonje Hessen Schei

I pericoli e la supremazia della macchina. Resta un tema importante che abbiamo potuto vedere in molti film di fantascienza e cioè una certa paura della "supremazia" della macchina sull'uomo che ha anche una sua ragione d'essere, un problema anche etico che esiste nel ragionamento degli scienziati ed esperti del settore ed è molto dibattuto nel mondo accademico. Nelle opere di fantascienza il tema ricorrente è presentato sotto forma di un computer o un robot che si "ribella" ai propri creatori. Questo antagonismo descritto nella fantasia degli scrittori ha radici anche nella realtà, tanto che si è sentito il bisogno di scrivere delle regole e dei "Principi" che sono dei vademecum una specie di regole comportamentali.

A.I. di Steven Spielberg

I Robot del 2004 da un racconto di Asimov di Alex Proyas
Il Codice di comportamento. Il documento dei 23 Princìpi di Asilomar fu firmato nel 2017 da migliaia di esperti del settore, tra cui Stephen Hawking, ma anche filosofi e giuristi e rappresenta un Codice di comportamento o linee guida per meglio affrontare le problematiche etiche e sociali dell'uso della IA. L'Unione Europea ha in seguito elaborato un Codice Etico per le Aziende i ricercatori e la comunità per affrontare l'argomento con una stesura dei Diritti inderogabili che vanno dal rispetto per l’autonomia dell’uomo alla prevenzione del danno fino all'equità e la correttezza. 

Rispetto per la dignità dell’uomo

Libertà dell’individuo

Rispetto per la democrazia e per la giustizia

Eguaglianza e non discriminazione

Diritti dei cittadini

Ex Machina la storia di Ava del 2015 di Alex Garland
La convivenza col mondo dei Robot. Quindi i racconti degli scrittori e dei registi di film di fantascienza che generalmente hanno immaginato storie di presa di consapevolezza e di ribellioni delle macchine, hanno un certo fondamento al di là della probabile esigenza narrativa di avere un “antagonista” all'uomo. E se esiste veramente il pericolo di uno sviluppo incontrollato e schiavo della IA questo dipende sì dagli scienziati e dal loro codice etico, dalle scelte politiche e industriali, dalla società in generale, ma essenzialmente dipende da noi, dalla capacità dell'uomo di usare questo straordinario strumento nel miglior modo possibile e non rischiare di fare la fine di qualche protagonista dei film di fantascienza che tanto adoriamo e che da decenni ci disegnano il nostro ipotetico futuro.
Blade Runner tratto dal libro di Philip K. Dick 1968
Infografica su Aggiornamenti Sociali-Dossier ©infograficapisano RIPRODUZIONE RISERVATA

La caccia alle Terre Rare per la rivoluzione Green Deal

Il Green Deal o Patto Verde è una nuova strategia di crescita dell'UE con la finalità di creare un percorso di trasformazione dell'Europa in una società a impatto climatico zero. "L'UE si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Per realizzare questo obiettivo sarà necessaria una trasformazione della società e dell'economia dell'Europa, che dovrà essere efficiente in termini di costi, giusta e socialmente equilibrata", così la definizione della Comunità europea.

IL FUTURO LEGATO ALLE TERRE RARE. Le Materie Prime e quelle chiamate "Critiche" sono al centro di questo processo di "nuova rivoluzione industriale". Una trasformazione voluta e resa necessaria per cercare di inquinare meno il nostro pianeta attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie. Apparentemente questo Green Deal sembra un percorso facile, in realtà nasconde tante difficoltà forse insormontabili. Alcune di queste incognite sono di tipo politico, finanziario, sociale ed etico oltre a rischi economici, che potrebbero mettere in difficoltà questo processo e non centrare l'obiettivo prefissato al 2050. Anche perché questo progetto sarà recepito principalmente dall'Europa e lo si è visto a Glasgow alla Conferenza COP26. E questo è uno dei problemi principali.

L'INFOGRAFICA. L'argomento è molto vasto e difficile da semplificare, ma per aiutare la comprensione ho realizzato questa infografica sulle Materie Prime Critiche analizzando dati da report del 2020 dell'Università di Birmingham e della Comunità Europea. Ho messo in evidenza un planisfero che illustra tutti i maggiori paesi produttori e trasformatori con le % di materie prime prodotte; 4 sottogruppi di metalli più ricercati al mondo; la timeline che parte dall'uso di certi materiali dal 1900 e arriva al nuovo millennio e la dipendenza UE a volte del 100% da alcuni paesi grandi produttori.

UN PIANETA DI MATERIE PRIME CRITICHE ©infograficapisano RIPRODUZIONE RISERVATA
LE RAGIONI DELLA CRITICITÀ. Vengono definiti Materiali Critici per molte ragioni che vanno dalla quantità richiesta alla trattativa sul costo per l'acquisto o al tasso di consumo, dalle sfide associate alla lavorazione ai bassi tassi di riciclaggio, dalla facilità di sostituzione alla concentrazione geografica e a quella di accesso alla fonte del materiale. Le batterie e la struttura degli smartphone, dei computer, delle auto elettriche, degli impianti di energia solare o eolica possono funzionare solo con una particolare quantità e qualità di minerali che vengono estratti in luoghi del pianeta molto ricchi di materie prime attraverso le miniere. Queste sono spesso delle voragini scavate nelle viscere della terra o in superficie in zone specifiche come laghi o fiumi,  le cui rocce raccolte subiscono una serie di lavorazioni e trasformazioni industriali che le rendono uniche nel loro genere e assolutamente insostituibili.

La miniera di rame di PHALABORWA in Sudafrica. Il progetto di espansione include lo scavo di 400 metri della fossa che prolungherà la vita della miniera di 15 anni.
I METALLI PIÙ RICERCATI AL MONDO. Quattro sono i sottogruppi di Materiali Critici più ricercati al mondo: le Terre Rare, critiche per il loro reperimento in nazioni problematiche o instabili politicamente, il Gruppo del Platino per la scarsità della presenza del metallo sulla crosta terrestre, i Materiali per le batterie elettriche come il Cobalto, scavato nelle miniere del sud del mondo e difficile da reperire perché sottogruppo estrattivo di altri metalli e quindi soggetto strettamente alle limitazioni legate alla domanda specifica. Infine i preziosi materiali per la costruzione di prodotti aerospaziali e la nuova corsa di molti gruppi a viaggi in orbita in stazioni spaziali, luoghi in futuro di turismo spaziale ma oggi stazioni di studio e di esperimenti scientifici in assenza di gravità.
AZIENDE CINESI CHE INQUINANO PIÙ DI INTERI PAESI. Tra i principali paesi produttori e distributori la Cina fa la parte del leone, perché nel tempo ha saputo investire strategicamente, non solo nelle risorse minerarie scavando nuove miniere, ma anche nella trasformazione e produzione per convertire questi materiali in prodotti finali. È anche noto che la Cina è il più grande inquinatore della Terra, considerata così anche perché queste emissioni vengono da imprese statali nei settori dell'energia, dell'acciaio, del cemento, della raffinazione del petrolio e di altri importanti settori con un inquinamento da CO2 uguale a quello di intere nazioni. Secondo uno studio di Rhodium Group le aziende cinesi hanno inquinato nel 2019 addirittura più di tutte le nazioni sviluppate messe insieme. Alcuni esempi: la Cina Baowu, il principale produttore di acciaio al mondo, ha immesso nel 2020 più CO2 del Pakistan; il gigante petrolifero statale Sinopec Group, in una delle sue affiliate, la China Petroleum & Chemical, ha contribuito al riscaldamento globale più del Canada; Shagang Group, che si occupa di energia termica, immette gas serra nell’aria come le città di Chicago e Nuova Delhi messe insieme; la China Faw Gruppo Corp ha emissioni nocive simili a quelle dell’intero stato Usa del New Jersey e maggiori di quelle di tutto il Bangladesh anche la Cina Huaneng Power International,  inquina come l’intero Regno Unito, o la Alluminium Corp of China che, da sola, fa registrare le stesse emissioni inquinanti di 13,3 milioni di auto in moto per un anno.
La miniera di Tahipur in Bangladesh. Unsplash
DAL NOVECENTO AL NUOVO MILLENNIO. Messi in fila il numero di metalli utilizzati per la vita della società della metà del '900 in confronto all'enorme quantità di quelle usate per costruire e far funzionare soprattutto le batterie elettriche che alimentano la tecnologia fa spavento. Infatti queste Materie Prime Critiche sono determinanti per il funzionamento di una gamma infinita di moderni ecosistemi industriali. Per esempio il gallio e l'indio nella tecnologia Led delle lampade, i semiconduttori hanno bisogno di silicio metallico e altri metalli del Gruppo del Platino. Per non parlare dello smartphone che per costruirne uno si devono scavare 30kg di roccia, nello specifico oltre agli 11g di ferro e 95 di plastica, contiene in media 250mg di argento, 24mg di oro, 9mg di palladio, 9g di rame e 3,5g cobalto, 70/80grammi di materiali più o meno preziosi, il tungsteno e almeno 1g di terre rare. 
La raccolta delle pietre provoca impatti devastanti sui fiumi in Bangladesh come nei fiumi Piain, Dawki e Bolaganj e all'interno del fiume Dhala
Miniere di materiali del Congo. In basso la miniera Super Pit gold mine, di estrazione dell'oro di Kalgoorlie nel Western Australia

UNA DIPENDENZA DEL 100% DALLA PRODUZIONE DI MOLTI PAESI. L'approvvigionamento di molte materie è altamente concentrato in alcuni blocchi di paesi. Per esempio la Cina fornisce all UE il 98% delle terre rare (REE), la Turchia fornisce il 98% del borato e il Sudafrica il 71% del fabbisogno di platino con una % persino maggiore di metalli del gruppo del platino come iridio, rodio e rutenio. L'UE si avvale inoltre di singole imprese locali per la sua fornitura di afnio e stronzio. Il piano d'azione della UE per queste materie è stilato in una lista rispettivamente di 30 materiali e 137 prodotti che sono essenziali per la nostra industria e la nostra società e da cui l'Unione risulta fortemente dipendente in molti casi al 100%. Una situazione complicata. Il rischio reale è di passare da una dipendenza strutturale della UE a taluni combustibili fossili come il carbone o il petrolio per cadere nella trappola della totale dipendenza da specifici metalli scavati ai quattro angoli del pianeta, in paesi spesso "difficili" in genere in miniere situate in aree del mondo a rischio politico o economico, creando problemi di approvvigionamento sicuro a prezzi adeguati e stabili e non suscettibili di variazioni come sta accadendo nel continente europeo con il costo dell'energia alle stelle.
Il processo di preparazione del Litio materiale strategico per le batterie. Photo Ivan Alvarado/Reuters. Salar De Atacama Rockwood Litio in Cile.

NO MATERIA PRIMA NO RIVOLUZIONE. Esiste anche un'altra trappola, quella della giustizia sociale e della scelta europea di garantire che le miniere siano "sostenibili" nei paesi produttori. Evitare che questo passaggio industriale previsto per il 2050 sia sulle spalle delle nazioni povere, dove vengono operate politiche di sfruttamento della forze lavoro. Evitare anche la distruzione o la desertificazione di intere porzioni di territori, alla ricerca spasmodica di nuove fonti di metalli per rispondere una domanda in continua crescita. Insomma una strada molto in salita, fatta di investimenti in ricerca e sviluppo, nel recupero di materiali preziosi dai rifiuti, nella formazione e nella riconversione di una forza lavoro qualificata e nella creazione di condizioni di parità su tutti i livelli. Se tutto questo non verrà garantito sarà difficile ottenere che questa rivoluzione industriale possa avere successo e non vada solo a vantaggio di poche multinazionali, che non venga poi pagato dai consumatori finali e soprattutto non pesi sulle spalle dei tanti lavoratori senza diritti dei paesi poveri del nostro pianeta.
Impianti di estrazione e lavorazione del Nichel in Nuova Caledonia
Operaio specializzato nella lavorazione del Litio Atacama a Nord del Cile. Photo Ivan Alvarado/Reuters
Minatori all'opera nelle miniere del Congo
Fonte: The Birmingham Energy Institute’s Centre for Strategic Elements & CriticalMaterials by the University of Birmingham, Birmingham Energy Institute; European Commission Study on the EU’s List of Critical Raw Materials (2020); ©infograficapisano RIPRODUZIONE RISERVATA

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